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Ora legale, perché la scelta Ue può creare nuovi problemi

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il cambio nel 2019

Ora legale, perché la scelta Ue può creare nuovi problemi

Bruxelles - Ora legale oppure ora solare? Di certo ne resterà una sola e saranno i singoli Stati europei a decidere quale, magari coordinandosi tra loro. La proposta di direttiva di Bruxelles,illustrata anche in un’intervista al Sole 24 Ore online del Commissario responsabile per i Trasporti e la Logistica, Violeta Bulc, introdurrà l’orario unico a partire dall’ottobre 2019. L’orientamento è il frutto di un sondaggio europeo condotto nei mesi scorsi e al quale hanno risposto 4,6 milioni di persone (perlopiù dei Paesi nordici): l’84% di questo campione si è detto contrario all’ora legale.

Tra i dubbi degli uni e le certezze degli altri, la Commissione europea ha presentato ieri ufficialmente la sua proposta di abolire il cambio di ora due volte all’anno. Secondo il progetto legislativo, ai paesi spetterà decidere se optare per l’ora legale (vale a dire quella estiva) o per l’ora solare (quella invernale). Secondo l’esecutivo comunitario, la riforma potrebbe entrare in vigore già l’anno prossimo. Molti governi stanno ancora riflettendo su una iniziativa controversa.

Attualmente il cambio di ora è previsto da una direttiva del 2000 che coordina due volte all’anno a livello comunitario il passaggio dall’ora solare all’ora legale, e viceversa. La decisione della Commissione europea di abolire l’obbligo del cambio di ora è giunta dopo che una consultazione popolare ha mostrato in estate una netta maggioranza delle risposte favorevole a questa soluzione: l’84% dei 4,6 milioni di cittadini che hanno partecipato al sondaggio.

Poco importa se a prendere parte alla consultazione popolare sono stati soprattutto i tedeschi, e che gli italiani, per esempio, hanno ignorato il sondaggio. In un momento in cui all’Europa i cittadini rimproverano un eccessivo intervento nelle politiche nazionali, Bruxelles ha ritenuto che l’abolizione del cambio di ora potesse essere un modo per contrastare l’euroscetticismo. Per ora, solo sei governi hanno approvato l’iniziativa e già optato per una delle due ore (l’Italia non ha ancora una posizione).

Il cambio di ora fu adottato per la prima volta durante la Grande Guerra e fu poi reintrodotto negli anni 70 con l’obiettivo di risparmiare energia negli anni dello shock petrolifero. Chi chiede la sua abolizione oggi mette l’accento principalmente sul disagio alla salute e all’agricoltura. D’altro canto, già durante la prima guerra mondiale i contadini inglesi si erano lamentati con il governo per una misura che apparentemente disturbava la produzione di latte delle loro mucche.

«La questione non è univoca – ammette al Sole 24 Ore la commissaria ai Trasporti Violeta Bulc –. C’è chi attribuisce al cambio di ora conseguenze negative per la salute e chi invece considera che proprio il cambio di ora consente di rimanere all’aria aperta più a lungo e fa quindi bene all’attività fisica. L’ora legale fu adottata per vari motivi tra cui quello di risparmiare energia. Obiettivamente, questo motivo non ha più ragione d'essere. Il risparmio è marginale».

GUARDA IL VIDEO / Ora legale e solare, l’addio al cambio è più vicino

Su questo fronte, la stessa Commissione europea in un documento per spiegare la sua proposta legislativa indirizzata al Parlamento e al Consiglio cita vari studi recenti. Secondo Terna SpA, in Italia nel 2016 il risparmio energetico è stato di appena di 580 GWh, ossia 94,5 milioni di euro. Lo stesso emerge da ricerche in Francia, in Germania e in Spagna. Non per altro, in questi ultimi anni, molti paesi hanno via via abolito il cambio di ora, tra cui la Russia, la Turchia, la Cina.

«Il testo legislativo – spiega ancora la signora Bulc - dovrebbe essere discusso dal Consiglio fin dal prossimo mese. Se le trattative vanno a buon fine, con l’approvazione sia del Parlamento che dei Paesi membri, i governi dovranno in aprile scegliere tra ora legale e ora solare. In ottobre, avverrà quindi l’ultimo cambio di ora per coloro che avranno optato per l’ora solare». La commissaria è convinta che con l’abolizione del cambio di ora per le imprese «la programmazione sarà in generale molto più semplice».

Ciò detto, molti osservatori si interrogano su una iniziativa che potrebbe in realtà complicare le relazioni commerciali così come la vita di tutti i giorni in un continente sempre più integrato. In teoria, paesi frontalieri come la Francia e l’Italia, l’Olanda e la Germania potrebbero da ottobre del 2019 avere ore diverse. La signora Bulc ha detto di sperare in un coordinamento tra i vicini che, aggiungiamo noi, compensi un principio di sussidiarietà che forse in questo caso non è da applicarsi.

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