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Siria, l’ennesimo scontro sui cieli mette la Russia contro Israele

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MEDIO ORIENTE

Siria, l’ennesimo scontro sui cieli mette la Russia contro Israele

Israele è responsabile, accusa Mosca. È stata la contraerea del regime siriano, ribatte Gerusalemme. Damasco si rinchiude invece in un enigmatico silenzio.
L'ennesimo scontro sui cieli della Siria questa volta coinvolge un terzetto inedito. La Russia - il cui aereo da ricognizione è stato abbattuto - Israele, e il regime siriano.

La dinamica degli eventi è ancora da definire con precisione. Secondo le ultime ricostruzioni, ieri notte un aereo da trasporto russo, un Il-20 con a bordo 15 militari, è stato colpito mentre si trovava a circa 35 chilometri dalla costa mediterranea siriana davanti a Latakia.

In quella zona era in corso una violenta battaglia aerea tra i caccia israeliani, che stavano conducendo un raid contro postazioni militari del regime, e le forze dell'esercito siriano. Seguendo un copione che si vede da tempo, la contraerea siriana ha reagito sparando i sofisticati sistemi di fabbricazione russa – S-200– ma nella scia dei caccia israeliani si sarebbe trovato il velivolo da trasporto russo. «I contatti con l'equipaggio di un Il-20 si sono interrotti nel Mar Mediterraneo a 35 chilometri dalle coste siriane – ha comunicato il ministero della Difesa di Mosca -. L'aereo rientrava alla base aerea di Hmeimim». La sorte dei militari «è ignota» e sono in corso ricerche.

Mosca convoca l'ambasciatore israeliano
Mosca non ha dubbi. Questa mattina, pur confermando che l'abbattimento dell'Il 20 è stato opera di un sistema s-200 siriano, il ministero russo della Difesa ha accusato i caccia israeliani di essersi avvicinati dal mare alla costa di Latakia e di aver «usato l'Il-20 come scudo per nascondersi dalle difese anti-aeree siriane». A conferma della sua tesi Mosca ha precisato che l'esercito israeliano avrebbe avvertito le forze russe «soltanto un minuto prima di lanciare lo strike». Non vi sarebbe dunque stato il tempo per muovere l‘aereo russo in un'altra zona. Dopo aver convocato l'ambasciatore israeliano a Mosca, il Cremlino ha fatto sapere in una nota che «si riserva di rispondere nei modi e nei tempi opportuni».

La versione di Israele
L'esercito di Israele, Paese che, nonostante la guerra in Siria, ha finora mantenuto con la Russia rapporti amichevoli, ha tuttavia accusato direttamente l'esercito siriano. «Israele considera il regime di Assad, le cui forze armate hanno abbattuto l'aereo, pienamente responsabili dell'incidente. Israele considera inoltre coinvolti nello sfortunato incidente anche l'Iran e l'organizzazione terroristica Hezbollah».

«La scorsa notte – ha proseguito un portavoce militare - aerei da combattimento israeliani hanno colpito una struttura delle forze armate siriane dalla quale sistemi per la produzione di armi letali ed accurate stavano per essere trasferiti per conto dell'Iran agli Hezbollah in Libano. Quelle armi avevano l'intento di colpire Israele e rappresentavano una minaccia intollerabile per noi». L'esercito israeliano ha poi aggiunto di aver usato anche ieri notte il sistema di prevenzione dei conflitti tra le Forze di difesa israeliane e l'esercito russo concordato dai leader dei paesi e rivelatosi utile diverse volte negli ultimi anni.

Le troppe linee rosse sulla Siria
La giustificazione israeliana non sembra convincere Mosca secondo cui Israele, anche se per la prima volta, avrebbe violato una linea rossa posta dal Cremlino; che nessun russo venisse mai colpito. Pur criticando diverse volte i raid israeliani contro le postazioni siriane, il Cremlino ha spesso mostrato di voler comprendere le preoccupazioni di Israele per la presenza di militari iraniani a pochi chilometri dal suo confine. Al di là delle critiche non ha mai reagito davanti a queste missioni militari che da anni avvengono con cadenza quasi settimanale in territorio siriano. La linea rossa di Mosca è dunque sempre la stessa. Che non vengano toccate le forze aeree russe. Ma anche Israele ha da tempo tracciato in Siria la sua linea rossa, anzi le sue linee rosse: nessun trasferimento di armi sofisticate agli Hezbollah libanesi, suoi acerrimi nemici ed alleati dell'Iran, nessuna base iraniana in Siria capace di minacciare la sua sicurezza nazionale, e nessuna presenza di milizie filo-iraniane vicino al confine tra Siria e Israele. Ogni volta che ha ritenuto fossero state superate, ha reagito con raid aerei in Siria. Dal 2013 ve ne sarebbero stati almeno 100.
Più aumentano i raid è più aumenta la possibilità di un incidente. Era quindi solo questione di tempo.

La linea rossa di Washington
A complicare uno scenario già fin troppo complesso vi sono altri attori presenti nell'area. Anche gli Stati Uniti, per esempio, da tempo hanno tracciato la loro linea rossa sulla Siria: l'uso di armi chimiche del regime contro la popolazione civile. Le forze aeree della coalizione internazionale contro l'Isis, seppur con meno frequenza, volano ancora sui cieli della Siria. Anche loro hanno degli accordi precisi con l'esercito russo.

Ma va da sé che quando le linee rosse sono troppe, e troppi sono i velivoli militari di diversi paesi che incrociano questi cieli, il pericolo di un incidente è sempre dietro l'angolo. Con tutte le conseguenze del caso. Anche una pericolosa escalation.

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