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Germania, le grandi imprese scendono in campo contro il razzismo

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Germania, le grandi imprese scendono in campo contro il razzismo

Una marcia organizzata dagli estremisti di destra a Chemnitz, in Sassonia
Una marcia organizzata dagli estremisti di destra a Chemnitz, in Sassonia

«Commerzbank è un’azienda cosmopolita, accompagniamo i nostri clienti in 150 Paesi. Respingiamo fermamente la xenofobia e l’estremismo, crediamo nella condivisione e nella tolleranza e continueremo a batterci per questi valore in futuro». Interpellato dal Sole 24 Ore sulla posizione della banca nei confronti di episodi crescenti di razzismo in Germania, il portavoce del secondo istituto di credito tedesco scandisce con enfasi il messaggio che in questi giorni tutte le principali aziende tedesche si stanno impegnando a rilanciare con vigore: no al razzismo e all’intolleranza, sì alla diversità. Deutsche Bank, Allianz, EY e Commerz per la finanza, Daimler, Bmw, Mini, VW per l’auto e poi ancora Siemens, Metro, Adidas, Basf, DB: chi su Facebook, chi Twitter, chi su Instagram.

Comunicato congiunto contro l’estremismo
Lunedì l’associazione tedesca della Carta delle pari opportunità e uguaglianza sul lavoro, “Charta der Vielfalt”, pubblicherà un comunicato congiunto delle 24 grandi aziende tedesche per prendere una posizione forte e comune contro razzismo e xenofobia. «Vogliamo che il nostro messaggio arrivi forte e chiaro, più forte dei manifestanti estremisti di Chemnitz», sottolineano i rappresentanti di Charta, che dallo scorso giovedì ha creato l’hashtag #Flagge für Vielfalt per le aziende che vogliono sostenere pubblicamente la diversità. Anche la piattaforma web Wir-zusammen, fondata nel 2016 da 36 grandi imprese tedesche per promuovere l’inserimento dei rifugiati, conferma l’anti-razzismo: in poco più di due anni ha aiutato 230 imprese tedesche, di cui 19 quotate sul Dax, a dare posti di lavoro a 33.500 rifugiati, e altri 22mila sono ora assistiti.

«Non è mai accaduto prima di ora, in maniera così eclatante, che tutto l’establishment industriale e finanziario tedesco prendesse una posizione pubblica così forte e unita contro il razzismo», ha commentato un banchiere tedesco, ricordando che nell’ultima grande ondata di razzismo risalente al 1993 il mezzo dirompente di comunicazione dei social networks non esisteva. E come gli estremisti di destra hanno usato con grande efficacia il passa-parola sui social networks in tutta Germania per radunarsi copiosi a Chemnitz, così il mondo dell’industria e della finanza alza ora la sua voce sui social. Per ora sono i grandi marchi a fare notizia. Ma quel che farà veramente la differenza, a livello sociale oltrechè economico, sarà l’adesione delle piccole e medie imprese a iniziative comuni contro il razzismo. Sono in migliaia le aziende tedesche piccole e medie che hanno già aderito alla Charta per la diversità.

Il contributo dei migranti al motore tedesco
È indubbio che comunque la Germania conti ora come in passato sull’immigrazione per contribuire ad alimentare e potenziare il motore della crescita. Sebbene il 90% circa dei lavoratori in Germania abbia il passaporto tedesco, stando a statistiche riportate da Handelsblatt la manodopera straniera ha pesato per il 52% sui 750mila nuovi assunti tra il maggio 2017 e il maggio 2018: di questi, uno su cinque proviene dall’Europa dell’Est, 7% da Ucraina e Russia, 13% i richiedenti asilo da Siria ed Eritrea e solo il 3% da Italia, Spagna e Portogallo. E in aggiunta, guardando avanti, la Germania conta sui non-residenti per trovare la domanda per 430mila posti di lavoro in offerta per manodopera con bassa specializzazione o non qualificata, rifiutati dai tedeschi .

L’ascesa della destra nei sondaggi
Non basta però l’impegno del mondo industriale, imprenditoriale e finanziario in Germania per contrastare e contenere questa nuova ondata di estremismo di destra che si sta caratterizzando sempre più in una lotta contro gli immigrati, con derive razziste e persino naziste. È alla classe politica e alle istituzioni democratiche, che la Germania tollerante guarda ora. E quel che vede, non può piacerle. Ieri l’ultimo sondaggio sul gradimento degli elettori ha per la prima volta dal 1997, dall’inizio delle rilevazioni, registrato l’unione CDU-CSU sotto il 30%, al 28%. (-2%), AfD (Alternativa per la Germania) è il secondo partito con il 18% (+1%) dopo aver sorpassato l’Spd in calo al 17% (-1%).

Merkel vuol lasciare la Germania per guidare la Commissione europea

La Germania deve ora andare alla ricerca di una nuova unificazione, economica, sociale e morale. È sempre più evidente che l’ ex-Germania dell’Est non abbia fatto lo stesso percorso, il “mai più” della Germania dell’Ovest, sul nazismo e sull’Olocausto. Ma la Germania è spaccata anche tra le regioni ricche al Sud e i Länder più poveri al Nord. E la disuguaglianza, sia pur in calo come rileva l’Ifo, c’è anche in un Paese come la Germania che ha il più grande ciclo economico di crescita dal 1990 e che ha toccato piena occupazione. Esiste poi un netto divario tra le grandi città e le zone rurali. C’è il disagio dato dalla crescita dei posti di lavoro a tempo determinato e part-time. E grava su tutti l’incertezza data dall’invecchiamento della popolazione. Problemi che la GroKo guidata da una indebolita e stanca Angela Merkel potrebbe affrontare attingendo a 100 miliardi di spesa pubblica in più, senza far deragliare i conti pubblici.

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