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Vaticano, firmato accordo con la Cina sulla nomina dei vescovi

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l’intesa di pechino

Vaticano, firmato accordo con la Cina sulla nomina dei vescovi

Accordo tra Santa Sede e Cina sulla nomina dei vescovi. L'intesa, definita Accordo Provvisorio, è stata firmata oggi a Pechino nel primo giorno del viaggio del Papa nei paesi baltici. A siglare sono stati mons. Antoine Camilleri, Sotto- Segretario per i Rapporti della Santa Sede con gli Stati, e Wang Chao, Viceministro degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese. L'Accordo «è frutto di un graduale e reciproco avvicinamento, viene stipulato dopo un lungo percorso di ponderata trattativa e prevede valutazioni periodiche circa la sua attuazione. Esso tratta della nomina dei Vescovi, questione di grande rilievo per la vita della Chiesa, e crea le condizioni per una più ampia collaborazione a livello bilateraleÈ auspicio condiviso che tale intesa favorisca un fecondo e lungimirante percorso di dialogo istituzionale e contribuisca positivamente alla vita della Chiesa cattolica in Cina, al bene del Popolo cinese e alla pace nel mondo», dice una nota vaticana.

Parte dell’intesa forse anche la legittimazione di 7 presuli
Che l’accordo fosse vicino era chiaro da giorni, specie dopo un articolo su Global Times, organo ufficioso del partito comunista. Si tratta di un obiettivo perseguito sin dall'inizio del suo pontificato da Papa Francesco e dal suo Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, molto stimato a Pechino e artefice della famosa “lettera” di Benedetto XVI ai cattolici cinesi del 2007 (allora era sottosegretario agli esteri, incarico da cui sarebbe stato rimosso dal cardinale Bertone, cui seguì un periodo di gelo) che rappresentò un punto di svolta dopo decenni di tensioni e persecuzioni. Di falsi allarmi ce ne sono stati molti, in gran parte lanciati dalle lobby contrarie a questo accordo, sia interne alla Chiesa che da ambienti legati agli Usa contrari ad ogni apertura alla Cina. L'accordo sancisce la procedura di nomina dei vescovi con l’ultima parola alla Santa Sede: parte dell'intesa molto probabilmente è anche la legittimazione canonica dei 7 presuli cinesi consacrati in passato senza il consenso papale, compresi quelli per i quali era stata dichiarata la pena della scomunica.

Ancora lontano il ristabilimento delle relazioni diplomatiche
Un fatto chiaro è che l'accordo è solo religioso, anche se dai forti contenuti “politici”. Insomma, per ora non saranno ristabilite le relazioni diplomatiche tra i due Paesi, interrotte nel 1951 dopo la presa di potere di Mao: tra l'altro la Santa Sede riconosce Taiwan, uno dei pochi e unico in “occidente”. Ma resta comunque un enorme passo avanti, che anzitutto riguarda direttamente il 10-12 milioni di cattolici ma soprattutto è un tassello fondamentale nella spinta a oriente di questo papato. Più volte Francesco ha espresso il desiderio di visitare la Cina, che per lui, gesuita, ha un significato particolare, sulle orme di Francesco Saverio e soprattutto di Matteo Ricci: ma un viaggio al momento sembra difficile, molto dipende dalle dinamiche interne al partito e agli equilibri funzionali al potere (ormai quasi assoluto) del presidente Xi Jinping.

L'opposizione interna alla Chiesa e il “caso Zen”.
Le critiche interne alla Chiesa all’accordo ci sono, anche se minoritarie. Clamoroso è il caso del cardinale Joseph Zen, 86 anni, arcivescovo emerito di Hong Kong, ancora molto energico (era in piazza nelle manifestzioni di un anno fa). Lo scorso gennaio fu ricevuto da Papa Bergoglio, e come tutti gli incontri è coperto da riservatezza. Ma Zen rivelò di fatto cosa si erano detti, e disse che «il Vaticano sta svendendo la Chiesa Cattolica in Cina». Una posizione battagliera ormai giudicata un po' datata, visti i miglioramenti dei rapporti (anche se certamente non ottimali): la sortita sembrava poter mettere in forse il percorso, così come le continue rivelazioni di incontri riservati, spesso fatte uscire proprio allo scopo di sabotare il negoziato. Ma la strada era evidentemente segnata dall'elezioni di Bergoglio e la nomina di Parolin (che un anno fa fece un lungo discorso sulla figura del cardinale Costantini, primo delegato in Cina all'inizio del ‘900). Il segnale più forte viene fatto risalire all'agosto 2014, quando la Cina dette il permesso di sorvolo dell'aereo papale di ritorno dalla Corea. Fu allora che Francesco disse: «Vorrei andare in Cina».

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