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Dazi, dopo la Cina Trump potrebbe attaccare il Giappone

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Dazi, dopo la Cina Trump potrebbe attaccare il Giappone

La settimana appena conclusa settimana ha visto una escalation della guerra commerciale in corso tra Usa e Cina: all'imposizione di dazi su oltre 200 miliardi di dollari di import cinese (oltre a quelli già in vigore), Pechino ha subito replicato con controdazi su altri 60 miliardi di import dagli Usa - in vigore in entrambi i casi dal 24 settembre - e si è vista poi sottoporre ad altre sanzioni punitive per aver acquistato aerei da combattimento dalla Russia. Al punto che Pechino ha reagito con la sospensione a tempo indeterminato della prevista ripresa dei colloqui con l'Amministrazione Usa, cancellando il viaggio del vicepremier Liu He.

Uno sviluppo sgradevole per gli operatori dei mercati, i quali ora si stanno interrogando anche su un'altra prospettiva considerata sfavorevolmente: nella settimana entrante Donald Trump potrebbe estendere il fronte dei dazi punitivi al Giappone. Molto dipenderà dall'esito del suo vertice di mercoledi' 26 settembre con il primo ministro giapponese Shinzo Abe, a margine della 73esima assemblea dell'Onu.

Appena rieletto alla guida del partito di maggioranza e quindi assicuratosi un terzo mandato come premier, Abe sta verificando con i suoi consiglieri il modo migliore per placare Trump ed evitare che attui la minaccia di imporre dazi del 25% sulle importazioni di auto dal Giappone. Una misura che avrebbe un grave impatto sull'economia del Sol Levante. Le esportazioni nel settore automotive contano infatti per circa un terzo del totale dell'export verso gli States, che a Washington provoca il terzo maggior deficit commerciale dopo quelli con Cina e Messico.

Oltre a evitare tariffe sull'auto, le priorità di Abe sono altre due: aggirare la richiesta di un formale accordo di libero scambio bilaterale (che Tokyo non vuole perché in sede di negoziati a due sarebbe costretta a ufficializzare concessioni precise) ed evitare ogni discussione sulle valute e sulla politica monetaria ultraespansiva della Banca del Giappone (sospettata di contribuire parecchio a tenere relativamente basso il cambio dello yen). Secondo le ultime indiscrezioni, la parte giapponese potrebbe comunque mostrare disponibilita' a un format di discussioni per un Free Trade Agreement bilaterale, se non altro per guadagnare tempo.

Molti analisti sottolineano che Abe dovrà fare concessioni che consentano a Trump di dichiararsi vincitore, ossia di vantarsi di aver ottenuto misure concrete per ridurre il disavanzo commerciale bilaterale. Nella sua visita in Giappone alla fine dell'anno scorso, Trump si era già vantato di aver ottenuto da Tokyo assicurazioni su un aumento di acquisti di attrezzature per la difesa, di prodotti agricoli e di energia. Senonché oggi il presidente non sembra disposto ad accontentarsi di impegni generici.

Per Tobias Harris di Teneo Intelligence, il modo migliore per placare Trump – in vista delle elezioni di mid-term per il Congresso a novembre - sarebbe per i giapponesi quello di proporre un “pacchetto agricoltura” che aiuti i coltivatori del Midwest, messi in difficoltà dalle guerre commerciali in corso. Massicci acquisti di semi di soia e offerta di una riduzione dei dazi nipponici sulla carne (almeno al livello di quanto concesso da Tokyo ai Paesi con cui ha concluso accordi di libero scambio) potrebbero entrare dunque nella campagna elettorale americana in senso pro-Trump. Senza che ciò possa suscitare accuse di interferenze da parte di Stati esteri. Un altro elemento spendibile dal presidente sul fronte interno potrebbe essere l'offerta da parte giapponese di una formula per finanziare lo sviluppo delle infrastrutture negli Usa. Più scontato il rinnovo dell'impegno giapponese a modernizzare le Forze di Autodifesa con nuovi equipaggiamenti made in Usa.

Se Trump ha dato l'impressione di esser rimasto agli anni '80 nella sua visione del Giappone come sleale concorrente dell'industria statunitense, è anche vero che la priorità dell'Amministrazione sembra, in tutti i sensi, la Cina. Così vari analisti ritengono che, specie se Abe sarà abile e astuto, Trump preferirà evitare di andare allo scontro con l'alleato. E l'incontro di mercoledì potrebbe concludersi con una distensione, come fu quello di fine luglio con il presidente della Commissione europea Juncker. Colloqui tra il ministro dell'economia giapponese Motegi e Robert Lightizer, Us Trade Representative, iniziano gia' lunedi'.

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