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IL PESO SCIVOLA ANCORA

Argentina, il governatore della Banca centrale si dimette dopo 3 mesi. Il peso cade ancora

Un altro colpo di scena, le dimissioni del governatore della Banca centrale Luis Caputo, che si era insediato appena 3 mesi fa. L'Argentina del presidente Mauricio Macri vive settimane di passione.
Un annuncio che istilla ulteriori preoccupazioni dopo l'inarrestabile svalutazione del peso e il balzo dei tassi di interesse, schizzati al 60 per cento.
La moneta, il peso argentino, veleggia attorno a quota 40 rispetto al dollaro - oggi in apertura di contrattazioni scivola di oltre il 4% - e i piccoli recuperi della scorsa settimana non sono certo sufficienti a stemperare la tensione sui mercati.

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Il prestito annunciato lo scorso giugno dal Fondo monetario internazionale, pari a 50miliardi di dollari, pare non essere sia sufficiente, tanto che ieri il governo di Buenos Aires, ne ha chiesti altri, una cifra compresa tra 3 e 5 miliardi.

Pochi giorni fa, nel consueto briefing con la stampa, il portavoce del Fmi ha dichiarato che l'istituto di Washington vuole concludere «il più presto possibile» le trattative con l'Argentina riguardanti una accelerazione - chiesta da Buenos Aires - dell'esborso dei fondi previsti nel piano di aiuti.
I negoziati proseguono e non è escluso che il direttore generale Christine Lagarde e il presidente argentino Macri si vedano, a margine dei lavori legati all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. In una intervista a Bloomberg TV Macri, proprio da New York ha detto che «l'Fmi aumenterà il suo sostegno all'Argentina» e che «non ci sono possibilità che l'Argentina finisca di nuovo in default».

L'inflazione e la stagnazione – secondo analisti ed economisti - sono i due punti deboli del dramma economico argentino: l'obiettivo del 15% , fissato per il 2018, non sarà centrato e il tasso di aumento dei prezzi al consumo supererà quota 40 per cento. Mentre il Pil subirà una contrazione del 2,5 per cento.
L'incertezza politica potrebbe essere l'aggravante: è in corso il secondo giorno di sciopero generale, proclamato dai sindacati che hanno raccolto una grande adesione.

I manifestanti denunciano la politica governativa basata su austerità e taglio della spesa pubblica e chiedono «un cambiamento radicale» delle misure per rilanciare l'economia in un momento in cui «i consumi crollano e aumentano disoccupazione e povertà». È molto improbabile che l'Argentina scivoli in un altro default, 17 anni dopo quello del 2001. Ma il Paese latinoamericano rivive un dramma economico e sociale.

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