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Referendum in Macedonia verso il flop: l’affluenza si ferma sotto il…

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l’accordo con la grecia

Referendum in Macedonia verso il flop: l’affluenza si ferma sotto il 50% necessario

Il referendum che si è tenuto nella FYROM (Former Yugoslav Republic of Macedonia) riguardante l'accettazione del compromesso raggiunto dal governo di Skopje con la Grecia - per il cambiamento del nome del Paese in “Repubblica della Macedonia del Nord” e il diniego di ogni legame con l'antica Macedonia ellenica - è probabilmente fallito. Infatti alle 19 , ora in cui si sono chiusi i seggi, l'affluenza - secondo la commissione elettorale - era del 34,09%, ben al di sotto del 50% più uno previsto dalla legge per dare validità alla consultazione.

I contenuti del referendum
In sostanza, il voto riguardava l'adesione all'Unione europea e alla Nato, in quanto Atene – in caso di mancata approvazione dell'intesa – continuerà nella sua campagna (che dura da 27 anni) di opposizione all'ingresso di Skopje nelle due organizzazioni internazionali, finché non sarà modificato un nome, Macedonia, che ritiene comporti una implicita rivendicazione territoriale sulla Grecia settentrionale. L'accordo stipulato tra i due premier, Zoran Zaev e Alexis Tsipras, è complesso e articolato, tutto proteso a porre le fondamenta di relazioni di buon vicinato. Ma le opposizioni in entrambi i Paesi sono forti, cavalcate dai rispettivi nazionalismi. Tanto che sulla scheda del referendum la domanda era formulata in modo quasi “suggestivo”: «Sei in favore dell'adesione alla Ue e alla Nato attraverso l'accettazione dell'accordo ….». In effetti il numero di coloro che desiderano l'ingresso nella Ue come via per uscire da decenni di stagnazione e instabilità (la disoccupazione è oltre il 20%) è sicuramente superiore ai sinceramente favorevoli alla modifica della denominazione e costituzione del Paese.

Macedonia, tensioni ad Atene. Ecco perché

Contrasti nel paese. Lo stesso presidente di Fyrom, Gjorge Ivanov, aveva invitato la popolazione a boicottare il referendum. Per la validità del referendum, occorreva la partecipazione di almeno il 50% dei meno di due milioni di aventi diritto.

Sollecitazioni esterne. Tra i favorevoli al boicottaggio, c'era il partito “Macedonia Unita”, che ha legami con la Russia. La settimana scorsa il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov ha comunque negato ogni interferenza sul voto (“Non stiamo dicendo niente”), ma è ovvio che Mosca veda con il fumo negli occhi una ulteriore espansione della Nato nei Balcani.

Da vari leader europei e dagli ambienti di Nato e Usa sono arrivate invece esplicite sollecitazioni in favore del sì: prima fra tutte Angela Merkel, giunta a Skopje tre settimane fa.

I possibili sviluppi. Se ci fosse stato il quorum e fosse prevalso il sì, Zaev avrebbe cantato vittoria e avrebbe proceduto a far passare dal parlamento le modifiche costituzionali necessarie. Invece ora si dovrebbe profilare una crisi politica, con l'opposizione, guidata dal partito Vmro-Dpme (che ha lasciato libertà di coscienza ai suoi sostenitori tra votare no o disertare le urne) a chiedere elezioni anticipate. Lo stesso premier non ha escluso elezioni anticipate già nei prossimi mesi. Zaev ora deve infatti affrontare il difficile iter parlamentare per l'approvazione dell'accordo con Atene per cui serve la maggioranza dei due terzi. Tuttavia ha sottolineato la sua volontà di continuare sulla strada dell'integrazione euroatlantica della Macedonia. «È stata una giornata di democrazia. I cittadini hanno votato pacificamente e liberamente secondo le proprie convinzioni», ha detto Zaev in una dichiarazione diffusa dai media circa un'ora dopo la chiusura dei seggi. Il referendum era consultivo e non vincolante, e l'affluenza non ha raggiunto il quorum. Per il premier, nonostante gli appelli al boicottaggio, i cittadini sono andati a votare per scegliere la via europea per il Paese.

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