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Trump, accuse di elusione fiscale con il padre. Indaga lo Stato di New…

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Trump, accuse di elusione fiscale con il padre. Indaga lo Stato di New York

Altro che “self made billionaire”, come ama definirsi. Donald Trump, prima di arrivare alla Casa Bianca in qualità di 45° presidente degli Stati Uniti sarebbe stato ripetutamente “aiutato” finanziariamente dal padre.

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A dirlo è una inchiesta del New Yor Timesche non solo mette in dubbio la narrazione dell’uomo di successo che si è fatto da solo, ma anche la trasparenza degli aiuti ricevuti. E ora, dopo il corposo servizio giornalistico lo stato di New York vuole vederci chiaro sulle accuse di elusione fiscale e ha deciso di indagare per approfondire la questione. Il Dipartimento per la tassazione e le finanze vuole accertare se davvero il tycoon negli anni ’90 abbia aiutato i genitori ad aggirare il fisco per ereditare più soldi del dovuto.

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L’ndagine del New York Times rivelato che Donald Trump ha ricevuto negli anni l’equivalente di almeno 413 milioni di euro dall’impero immobiliare di suo padre. Inoltre, gran parte di questo denaro è arrivato a Trump attraverso schemi fiscali dubbie ai quali ha partecipato negli anni ’90, inclusi casi di frode totale, sempre secondo quanto risulta al giornale americano.

Il Nyt spiega che, complessivamente, i genitori del presidente Usa - il padre è il leggendario imprenditore e costruttore Fred C. Trump – hanno trasferito ai figli circa un miliardo di dollari. Una cifra sarebbe dovuta ricadere sotto una tassazione importante, pari al 55%, generando quindi introiti per il fisco di 550 milioni di dollari. In realtà, spiega l’inchiesta del New York Times, grazie a una serie di elusioni e artifici fiscali la quota versata sarebbe pari ad appena il 5% della somma elargita ai figli.

Accuse pesanti da un punto di vista fiscale, ma anche da quello personale: il lavoro giornalistico della testata Usa – una delle più prestigiose al mondo – sgretola l’immagine stessa dell’imprenditore-presidente. Dal canto suo Donald Trump ha rifiutato per settimane la richiesta del New York Times di commentare o replicare alle accuse.

Il presidente ha preferito affidarsi alla risposto scritta fornita dall’avvocato Charles J. Harder: «Non c’è stata frode o evasione fiscale da parte di nessuno. I fatti su cui il Times basa le sue false accuse sono estremamente imprecisi» recita la nota del legale. «Il presidente Trump non ha praticamente avuto alcun coinvolgimento con queste questioni», continua la dichiarazione scritta fornita al Nyt e nella quale si sostiene inoltre che il presidente aveva delegato tali compiti a parenti e professionisti in materia fiscale. «Gli affari sono stati gestiti da altri membri della famiglia Trump che non erano esperti e quindi si sono affidati interamente ai suddetti professionisti autorizzati per garantire il pieno rispetto della legge» scrive al giornale lo studio di Harder.

In una dichiarazione a nome della famiglia Trump, il fratello del presidente, Robert Trump, ha dichiarato: «Tutte le dichiarazioni dei redditi e dei beni immobiliari sono state archiviate e le imposte richieste sono state pagate».

Diversa la posizione del presidente, che ha rifiutato di rilasciare le sue dichiarazioni dei redditi, scelta che ha sollevato una serie di interrogativi sulla sua campagna elettorale e sulla sua presidenza, in particolare per quanto riguarda le fonti della sua ricchezza: domande che si sono intensificate con le indagini legate al “Russiagate”. L’articolo del Nyt non si concentra su questo aspetto ma si basa su una vasta raccolta di dichiarazioni fiscali riservate e documenti finanziari e rappresenta un esame approfondito della fortuna ereditata e degli scossoni fiscali che garantivano a Trump una vita dorata.

Lo stesso New York Times, tuttavia, rivela anche che la linea di demarcazione tra l’evasione fiscale e il tentativo legale di pagare meno tasse è spesso sottile e poco definita e gli stessi uffici americani del fisco non sono spesso così duri e rigidi con le posizioni dei miliardari Usa.

L'inchiesta chiarisce anche che in ogni epoca della vita di Donald Trump, le sue finanze erano profondamente intrecciate e dipendenti dalla ricchezza di suo padre. A cominciare dall’età di 3 anni, quando il piccolo Donald “guadagnava” circa l’equivalente di 200mila dollari di oggi dall’impero di suo padre. All’età di 40 e 50 anni si arrivava a 5 milioni di dollari all’anno.

Lo schema era semplice, secondo il Nyt: quando il figlio si imbarcava in qualche progetto costoso e complesso il padre aumentava l’aiutino. Non sfugge a questa “legge” neppure il grattacielo simbolo del successo dell’attuale presidente: la Trump Tower.

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