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Ma sul breve Ok a misure per sostenere la crescita

«Dovete raddoppiare l’Iva sul medio termine». I compiti dell’Fmi al Giappone

«Caro Giappone, il tuo debito è proprio alto e il tuo profilo demografico disastroso: a medio termine dovrai raddoppiare l'Iva rispetto ai livelli attuali». È questo il senso della ricetta che il Fondo Monetario Internazionale ha emesso a Tokyo al termine della sua missione annuale, assieme all'avvertimento che i «downside risks» sono aumentati, ossia i venti contrari per la sua economia si stanno intensificando tra tensioni commerciali e geopolitiche.

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La managing director dell'Fmi, Christine Lagarde, ha invitato il governo a ravvivare e rendere più incisive le politiche dell'«Abenomics» , in particolare sul fronte delle riforme finalizzate a aumentare la produttività, comprese quelle del lavoro. «Per ridurre le incertezze di politica economica, affrontare le sfide demografiche e ridurre i rischi sulla sostenibilità del debito è necessaria una cornice fiscale credibile per il medio e lungo termine - recita il rapporto dell'Fmi riguardante il Paese che ha il rapporto peggiore tra debito e Pil in area Ocse – Al fine di finanziare crescenti costi della sicurezza sociale e ridurre i rischi sulla sostenibilità dell'indebitamento, il consolidamento (fiscale) dovrebbe incentrarsi su un graduale aumento dell'imposta sui consumi finché raggiunga almeno il 15% con aumenti graduali e continui (rispetto al livello attuale dell'8%)».

Il paradosso del debito
L'indebitamento è stimato a livello lordo intorno al 236% del Pil non fa troppa paura in quanto – secondo analisi dello stesso Fmi – se si considerano gli asset finanziari governativi scenderebbe al 152%. C'è da considerare il il maggior detentore di debito pubblico è la Banca centrale nipponica, per un equivalente pari a oltre il 90% del Pil. Gli spazi per speculazioni di mercato sono poi limitati dal fatto che largamente oltre il 90% del debito è detenuto da soggetti giapponesi pubblici e privati; inoltre questo indebitamento è quasi tutto denominato in yen e il Paese ha le seconde maggiori riserve valutarie al mondo. Per questo la divisa nipponica è ancora considerata un rifugio sicuro in tempi di turbolenze e i tassi di mercato sui decennali spuntano poco più dello 0,15% (e la Banca del Giappone si è in sostanza impegnata a tenerli sotto lo 0,2%). Una situazione, dunque, per vari aspetti e paradossalmente invidiabile, così come da sogno è una disoccupazione ufficiale al 2,4 per cento e un'Iva ancora all'8% (era al 5% fino al 2014).

FMI morbido sul breve termine
Si spiega così che, per quanto riguarda il breve termine, Il premier Shinzo Abe sarà sicuramente restato contento per i messaggi dell'Fmi. Scontate le critiche su una certa insufficienza della «terza freccia» dell'Abenomics (le riforme strutturali), quel che più conta per il governo è che la Lagarde abbia anzitutto benedetto la continuazione della politica monetaria ultra-espansiva della Banca del Giappone - che contrasta con gli irrigidimenti delle strategie di Fed, Banca d'Inghilterra e, da ultimo, Bce – in quanto non vanno vanificati gli sforzi per reflazionare l'economia e il target del 2% di inflazione è stato raggiunto solo a metà. E’ quindi lo stesso Fmi a mettere a tacere gli oltranzisti nell'Amministrazione Trump, che tendono a considerare la politica monetaria nipponica una bella scusa per tenere basso il cambio dello yen e quindi avvantaggiare indebitamente gli esportatori.

In secondo luogo, l'Fmi approva i piani del governo di procedere nell'ottobre 2019 ad alzare l'Iva al 10% - manovra che è già stata rinviata due volte – accompagnandola però con misure di spesa addizionali e mirate per attutirne gli effetti frenanti sulla crescita ed in particolare sostenere i consumi. Questo anche se il governo Abe ha posposto l'obiettivo di conseguire un avanzo primario del bilancio dello Stato dal 2021 al 2026 in base ad assunti che lo stesso Fmi ritiene «relativamente ottimistici» su crescita e recuperi di produttività. Per l'Fmi, l'approccio alla politica fiscale deve rimanere «neutrale» nel 2019 e 2020: quindi vanno introdotte misure di mitigazione delle conseguenze dell'aumento della pressione fiscale indiretta, a supporto dell'obiettivo di reflazione e per mantenere il “momentum” della crescita, tenendo a parte l a sttolineata esigenza di accelerare l'avanzata delle riforme strutturali. Il Fondo monetario, insomma, non si mostra rigido, almeno in questo caso: sposa la tesi della «flessibilità fiscale» e della necessità di una certa spesa pubblica addizionale per compensare incrementi potenzialmente recessivi della pressione fiscale.

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