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Seul, condannato a 15 anni un altro ex presidente

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ACCUSE DI Corruzione per Lee Myung-Bak

Seul, condannato a 15 anni un altro ex presidente

Fare il presidente, in Corea del Sud, è uno dei mestieri più pericolosi in democrazia, almeno quando si è smesso di farlo. Lo conferma la condanna a 15 anni di carcere per l’ex presidente Lee Myung-bak - il cui mandato durò dal 2008 al 2013 con accuse di corruzione e appropriazione indebita. È il quarto ex capo dello Stato a finire in galera. Condanne cumulative per oltre 30 anni le sta scontando Park Geun-hye, che fu al potere fino all’inizio del 2017 (la conclusione del suo mandato fu accelerata dall’impeachment, a causa di un diverso scandalo di corruzione).

Le accuse a Lee Myung-bak si riferiscono principalmente all’accettazione di somme di denaro per l’equivalente di circa 10 milioni di dollari da parte di società private (tra cui Samsung) e dai servizi segreti. Inoltre Lee si sarebbe illegalmente appropriato dell’equivalente di quasi 22 milioni di dollari da una società di componentistica per automotive guidata da suo fratello (ma sospettata di essere riconducibile a lui stesso), per creare fondi neri. Gli sono state inflitte anche sanzioni pecuniarie. La pubblica accusa aveva chiesto 20 anni.

Il 76enne Lee si dichiara innocente e attribuisce il processo a una vendetta dell’attuale presidente Moon Jae-in, che era capo dello staff di un altro ex presidente, Roh Moo-hyun. Roh si suicidò dopo esser finito sotto inchiesta penale durante la presidenza di Lee.

Due le tesi che si contrappongono nell’osservare questi sviluppi della situazione politica sudcoreana.

C’è chi osserva che la frequenza di condanne per ex-presidenti sia sintomo di una presunta immaturità della trentennale democrazia asiatica, sostenendo che si tratti di un fenomeno anomalo l’alto rischio penale per i presidenti quando avviene una alternanza di schieramenti al potere. C’è invece chi sostiene esattamente il contrario, ritenendo una prova di maturità democratica il fatto che il rigore della legge non risparmi nessuno.

Interpretazioni che possono concordare su un punto: l’eccessiva concentrazione di poteri in una figura che assomma il ruolo istituzionale di capo dello Stato a quello di capo del governo presenta controindicazioni.

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