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Auto, accordo tra ministri Ue: taglio del 35% delle emissioni entro il 2030

A tarda ora, dopo una giornata di lunghe discussioni, i ministri europei dell'ambiente hanno concordato la fatidica percentuale: 35% di taglio delle emissioni di Co2 dalle auto e furgoni nuovi nel 2030. Un accordo dopo un vero e proprio braccio di ferro. Alla fine la Germania, primo produttore auto d'Europa, ha deciso di votare per il testo di compromesso preparato dalla presidenza austriaca della Ue. Berlino ha fatto di tutto per restare alla proposta della Commissione europea: taglio del 30%.

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Un fronte ampio di Stati, dalla Francia all'Italia, dall'Olanda al Lussemburgo all'Irlanda, ha tirato la volata alla posizione dell'Europarlamento, che recentemente si è attestato su un taglio del 40%. Ora comincia il negoziato con i deputati europei, denominato «trilogo» perché partecipa anche la Commissione.

La Germania accetta il compromesso
La presidenza austriaca è riuscita a ottenere venti sostegni alla proposta di una riduzione del 35% delle emissioni di Co2 entro il 2030 su 28 Stati membri. Sufficiente per passare al «trilogo». Fin dall'inizio della discussione avvenuta a Lussemburgo, è emerso il contrasto tra i ministri dell'ambiente. «L'industria automobilistica tedesca porta la politica ambientale contro un muro, questa storia deve finire», ha indicato il segretario di Stato lussemburghese Claude Turmes. Anche Svezia e Danimarca hanno sostenuto la necessità di un taglio più consistente del 35%. I Paesi dell'Est si sono schierati con la Germania. Per il commissario al clima Miguel Aria Canete l'accordo «è un grande passo avanti nella realizzazione degli impegni nel quadro degli accordi di Parigi».

Italia favorevole a obiettivo più ambizioso
La posizione italiana era stata anticipata dal ministro all'Ambiente Sergio Costa: «Per il nostro Paese l'adeguamento non sarà facile ma cittadini e industria sono pronti a portare il cuore oltre l'ostacolo» e per questo l'Italia sostiene «un target del 40%» per la riduzione delle emissioni delle autovetture e furgoni al 2030 e «l'eliminazione del sistema degli incentivi». «Scienza e ricerca confermano che occorre agire con urgenza e ambizione se vogliamo limitare impatti negativi del cambiamento climatico». In un Consiglio spaccato tra chi vuole «una percentuale di riduzione del 30% al 2030» e «chi appoggia quella del Parlamento europeo, 40% nel 2030», l'Italia «si attesta tra le posizioni più ambiziose».

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Limite di 95 grammi al Km entro il 2021
Le auto e i furgoni producono il 15% delle emissioni di CO2. La CO2, o anidride carbonica, è un gas serra responsabile del cambiamento climatico. Il settore dei trasporti è l'unico in cui le emissioni di gas serra sono più alte rispetto ai livelli del 1990. Secondo dati pubblicati dall'Europarlamento, dopo un continuo declino, dall'anno scorso le emissioni medie delle nuove auto sono salite a 118,5 grammi di CO2 per chilometro. Secondo le norme vigenti, le nuove auto non dovrebbero emettere in media più di 95 grammi di CO2 per chilometro a partire dal 2021.Le auto elettriche sono più frequenti sulle strade Ue, ma costituiscono ancora solo l'1,5% delle registrazioni di auto nuove.

La Commissione europea ha proposto di ridurre ulteriormente il limite del 2021 del 15% entro il 2025 e del 30% entro il 2030. I nuovi obiettivi sono espressi in percentuale perché lo standard di 95 grammi per chilometro dovrà essere ricalcolato secondo test sulle emissioni nuovi e più rigorosi che meglio riflettano le vere condizioni di guida. I parlamentari, col voto del 3 ottobre, hanno però proposto che le emissioni vengano ridotte di più: rispettivamente del 20% e del 40%. I deputati chiedono che il 35% delle auto nuove vendute a partire dal 2030 siano elettriche o ibride e hanno anche chiesto misure europee per accompagnare la transizione dell'industria automobilistica, in termini di competenze e posti di lavoro, verso la produzione di auto più pulite e di batterie per auto elettriche.

L’industria è contraria
«Anche se i livelli di riduzione di Co2 concordati dagli Stati membri sono meno aggressivi rispetto a quelli votati dal Parlamento europeo la scorsa settimana, rischiano comunque di avere un impatto negativo sulla competitività industriale, sui lavoratori del settore auto e sui consumatori». È negativa la reazione dell'Acea, l'associazione che rappresenta gli interessi dei produttori auto, espressa dal segretario Erik Joannaer. L'Acea riconosce che un parametro di riferimento per incentivare la produzione di veicoli a emissioni zero o basse «da un segnale giusto all'industria e ai consumatori, tuttavia siamo preoccupati che il sistema basato sulle sanzioni sostenuto dal Parlamento europeo combinato con quote di vendita alte non sia in linea con la realtà e interferirebbe con il principio della neutralità tecnologica».

L'Acea «fa appello alle tre istituzioni europee affinchè lavorino per un accordo finale che definisca il giusto equilibrio di protezione dell'ambiente e di salvaguardia della base manifatturiera europea e, nello stesso tempo, assicuri una mobilità conveniente e gestibile per tutti i cittadini», ha aggiunto il segretario Joannaert.

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