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Servizio |L’INTERVISTA

Niels Thygesen (Consiglio Ue di bilancio): «Manovra fuori dalle regole, rischio contagio»

Niels Thygesen
Niels Thygesen

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – Non poteva giungere in un momento più delicato l'annuale rapporto del Consiglio europeo di bilancio, l’organismo indipendente chiamato a valutare l'applicazione del Patto di Stabilità Ue. Parlando al Sole 24 Ore, il presidente dell'organismo comunitario, Niels Thygesen, 83 anni, rimprovera alla Commissione europea di essere andata «un po' troppo oltre le regole» nel concedere flessibilità di bilancio all'Italia.

Alla luce dei nuovi clamorosi obiettivi di bilancio del governo Conte, il professore emerito di economia all'Università di Copenhagen prevede atteggiamenti più inflessibili da parte dei partner europei per paura di contagio dalle recenti tensioni finanziarie in Italia.

Quale è la critica più evidente che formulate nei confronti di Bruxelles?
La zona euro è in una fase di forte ripresa dal 2017 in poi, tale da continuare anche nel 2019. Ciò cambia il contesto nel quale agiscono le politiche di bilancio. Nel 2017, le maggiori entrate dovute alla crescita economica non sono state utilizzate molto bene. Spesso sono state spese, anziché essere usate per risanare le finanze pubbliche e per prepararsi a una nuova crisi che non potrà non venire a un certo punto. Nel 2017, la Germania ha continuato a consolidare i conti pubblici; altri invece hanno continuato a spendere.

L'Italia è tra questi?
Sì, anche se bisogna ammettere che il paese non ha registrato nel 2017 una crescita così vigorosa. Il nostro messaggio è che la ripresa economica avrebbe potuto essere utilizzata meglio, soprattutto nei paesi con i conti pubblici più fragili. Inoltre notiamo che la flessibilità di bilancio concessa dalla Commissione europea ad alcuni paesi è stata in un certo qual modo eccessiva.

Anche l'anno scorso avevate criticato la discrezionalità di Bruxelles nell'applicare il Patto nel 2016.
Sì, ma eravamo stati più comprensivi vista la situazione economica ai tempi. Il tono nel nostro rapporto è diverso rispetto all'anno scorso. Nel 2015 la Commissione europea ha fatto un catalogo di eccezioni alle regole, messe a punto quando la crisi era ancora recente. E' stata quindi immaginata molta flessibilità di bilancio. Bruxelles ha usato questa flessibilità in modo abbastanza liberale in alcuni casi.

L'Italia, ancora una volta, è tra questi?
Il paese ha ottenuto misure di flessibilità, non solo a fronte di riforme economiche o investimenti pubblici ma anche per via di eventi una tantum. Ci sembra che in queste circostanze, Bruxelles sia andata un po' troppo oltre le regole. Il paese ha beneficiato sia del cambiamento delle regole che di un'applicazione generosa dello stesso cambiamento delle regole. Secondo le norme del Patto, il paese deve ridurre il debito e portare il bilancio al pareggio. Nei fatti, gli è stato invece permesso di non ridurre il disavanzo strutturale quanto avrebbe dovuto.

Ora il nuovo governo vuole aumentare nel 2019 il deficit al 2,4% del Pil, rispetto a un obiettivo dell'esecutivo precedente dello 0,8% del Pil.
È troppo presto per commentare. Ma se questi obiettivi fossero confermati, saremmo in tutt'altra categoria rispetto al quadro delle regole e al recente passato.

Non per altro l'Italia si è ritrovata isolata all'ultimo Eurogruppo che si è svolto all'inizio del mese in Lussemburgo.
Gli obiettivi italiani di deficit sono tali per cui tra i partner della zona euro vi è paura di un contagio, di un travaso in altri paesi delle tensioni sui mercati obbligazionari.

Per questo motivo, dobbiamo prevedere da parte dei partner dell'Italia atteggiamenti più inflessibili?
Sì, perché come ho detto siamo in una altra categoria. D'altro canto, la stessa decisione della Banca centrale europea di interrompere gli acquisti di titoli sul mercato crea incertezze. Vi è da parte del governo Conte una chiara sfida alle regole comunitarie.

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