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Singapore: il debito è al 112%, ma il rating è…

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Singapore: il debito è al 112%, ma il rating è “tripla A”. Ecco perché

(Agf)
(Agf)

Un debito pari al 112% del pil. Un rating AAA stabile. Non è solo possibile: è una realtà. Singapore, la città Stato della penisola malese che vanta un reddito pro capite tra i più alti al mondo, ha entrambe le cose: il suo debito è superiore dal 2015 al 100% del pil, la soglia massima che il Fondo monetario internazionale considera “sicura”, e da anni le tre maggiori agenzie di rating (Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch) le attribuiscono, confermandolo ogni anno, il massimo dei voti. Qual è il segreto?

Un’economia aperta e forte
Singapore ha un’economia forte, molto aperta al commercio internazionale: come riassume Fitch Rating, crescita rapida (tra il 2-3%, ma con punte anche molto elevate), surplus nei conti correnti, una politica fiscale sana (ogni governo deve chiudere il mandato con un bilancio in pareggio), un ambiente particolarmente favorevole all’attività imprenditoriale, anche se la presenza delle aziende pubbliche (molto ben gestite, come Singapore Airlines, una delle migliori al mondo) è rilevante.

Il governo diretto del cambio
Il punto, ovviamente, non è questo. Il debito è pari al 112% del pil e questo - in qualunque altra economia - sarebbe un problema. Lo Stato di Singapore, però, ha una struttura unica; e non solo nella struttura istituzionale (opposizione sottorappresentata, una presunzione d’innocenza limitata, diritti umani compressi...). Singapore ha accumulato nel tempo molte risorse. La sua banca centrale - la Monetary Authority of Singapore (Mas) - non usa come leva i tassi di interesse, che sono affidati al mercato. Preferisce muovere la valuta, annunciando non un obiettivo preciso - che sarebbe invariabilmente mancato - ma la direzione verso cui intende guidare il cambio.

Due fondi pensione
È immaginabile che, nel tempo, Singapore abbia soprattutto evitato un eccessivo apprezzamento del dollaro: la Mas ha accumulato una quantità enorme di strumenti finanziari in valuta straniera vendendo valuta nazionale e, anche per riassorbire la liquidità così generata, ha ceduto le riserve valutarie - distruggendo quindi base monetaria - a due fondi pensione: la riservata Temasek, che ha attivi pari al 63% del pil, e la segretissima Gic (che però ha rivelato di gestire risorse per oltre 100 miliardi). A essi vanno aggiunge riserve valutarie per 294 miliardi ( stima Fmi per fine anno).

Conti in surplus e saldo primario in deficit
Singapore ha dunque uno stato patrimoniale molto forte: a fronte di un debito altissimo - anche le famiglie hanno debiti pari al 72% del pil - ha assets finanziari esteri molto elevati, pari -secondo Fitch - al 76% del Pil (la media dei paesi AAA è pari al -7,5%) e assets liquidi domestici ed esteri pari, secondo Standard & Poor’s, al 160% del pil. Al punto che, contrariamente a quanto accade di solito, il saldo primario è in deficit e quello complessivo è in surplus (in media, secondo S&P, del 7% del pil tra 2013 e 2017): gli interessi finanziano lo Stato, invece di costituirne un costo. Il totale degli asset finanziari lordi, liquidi e non liquidi, dello Stato ammontava a fine marzo 2017, secondo il Fondo monetario internazionale, al 230% del Pil.

Spese pubbliche mai finanziate dal debito
Non ha certo un ruolo secondario anche la natura del debito pubblico. Al di là dei tradizionali titoli di Stato (Sgs, Singapore government securities), che sono pari al 27,3% del pil e sono tutti detenuti dai cittadini, il governo emette titoli di Stato speciali (Ssgs) che sono sottoscritti dal sistema pensionistico obbligatorio: i contributi sociali sono versati al fondo pensioni nazionale che sottoscrive i Ssgs. I ricavi, a loro volta, sono utilizzati per finanziare il fondo sovrano Gic o sono gestiti direttamente dalla Mas: sono quindi investiti all’estero e i rendimenti così generati superano gli interessi pagati al sistema pensionistico (legati al tasso di mercato). Il principio dello Stato di Singapore è infatti semplice: «Il Governo non usa il debito per finanziare le sue spese».

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