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La Turchia rilascia il pastore americano Brunson, la lira inizia il recupero

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DOPO LA CRISI CON washington

La Turchia rilascia il pastore americano Brunson, la lira inizia il recupero

Il pastore americano Richard Brunson (Ap)
Il pastore americano Richard Brunson (Ap)

Andrew Brunson è libero, e i pensieri e le preghiere di Donald Trump sono con lui: «Speriamo di averlo presto a casa, al sicuro!», ha twittato il presidente. Il rilascio del pastore evangelico americano detenuto in Turchia è stato deciso venerdì pomeriggio da un tribunale di Aliaga (porto sulla costa occidentale turca nella provincia di Smirne, ndr), che ha anche annullato per lui il divieto di espatrio. Questo, proprio mentre si aggrava il fronte diplomatico tra Usa e Arabia Saudita per il caso Kashoggi, dovrebbe diventare il primo passo di un allentamento delle tensioni diplomatiche tra Stati Uniti e Turchia, Paese membro della Nato.

Accusato di terrorismo, Brunson è stato comunque condannato a tre anni e 45 giorni di reclusione: sentenza ridotta da cinque anni e che l’americano non sconterà, dal momento che è rimasto rinchiuso in Turchia dall’ottobre 2016. Il pastore ha ascoltato la decisione del tribunale piangendo: «Sono innocente - ha detto ai giudici, secondo i testimoni -. Amo Gesù, amo la Turchia».

Brunson viene dalla Carolina del Nord, in Turchia ha trascorso più di vent’anni e dal 25 luglio scorso era agli arresti domiciliari per motivi di salute: dopo aver passato in carcere 21 mesi con l’accusa di aver sostenuto i militanti curdi e la presunta rete golpista di Fethullah Gülen, il nemico numero uno che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ritiene responsabile del tentato golpe dell’estate 2016. La sorte di Brunson si era intrecciata a quella di Gülen, l’anziano predicatore islamico che dopo la rottura con Erdogan vive in esilio negli Stati Uniti: Ankara aveva subordinato la liberazione di Brunson all’estradizione dell’imam. Nel successivo braccio di ferro, l’agosto scorso Trump ha imposto sanzioni contro due ministri del governo Erdogan, e nuovi dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio, aggravando la crisi della lira turca. Mentre Brunson respingeva ogni accusa.

La decisione del tribunale di Aliaga ha subito spinto la lira turca a un ulteriore recupero sul dollaro, dopo i guadagni già registrati nei giorni scorsi via via che si rafforzavano le aspettative di un rilascio. Con un guadagno nella settimana del 4%, la valuta turca ha però ancora una lunga strada da percorrere per recuperare le perdite inflitte dallo scontro con Washington: nel corso dell’anno le sue perdite sono state del 30%.

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