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Brexit, il confine dell’Irlanda blocca l’intesa Regno Unito-Ue

  • –dal nostro corrispondente

È terminato con un nulla di fatto il round negoziale che Bruxelles e Londra hanno tenuto nel fine settimana nel tentativo di trovare un accordo dell’ultimo minuto su una uscita regolamentata del Regno Unito dall’Unione. Le parti hanno deciso di rinviare il dossier più scottante, ossia la questione della frontiera irlandese, al prossimo vertice europeo di mercoledì sera a Bruxelles. Resta da capire se le difficoltà sono il preludio di una vera crisi o riflettono tensioni solo momentanee.

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In una dichiarazione questa notte il capo-negoziatore comunitario Michel Barnier ha spiegato: «Nonostante intensi sforzi, alcuni nodi sono ancora da sciogliere, tra cui una intesa sulla frontiera irlandese per evitare il ritorno di un vero e proprio confine. Sarà mio compito informare delle trattative gli altri 27 paesi membri e il Parlamento europeo». Dal canto suo, Londra ha assicurato «di essere ancora impegnata a fare progressi al prossimo vertice europeo di ottobre».

Bruxelles vuole che si trovi un accordo su Brexit entro novembre al più tardi, per dare tempo al processo di ratifica entro il 29 marzo 2019 quando il Regno Unito lascerà ufficialmente l’Unione europea dopo quasi mezzo secolo di partecipazione. I negoziati dell’ultimo anno e mezzo hanno portato su una intesa di divorzio così come su una dichiarazione politica relativa al prossimo partenariato tra le due parti. I due capitoli sono legati. L’uno non può essere approvato senza l’altro.

A creare ancora problemi è quindi la frontiera irlandese. Londra e Bruxelles sono messi d’accordo per evitare che vi sia il ritorno di un confine tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda, ma sono in disaccordo su come evitare questo ritorno. Il capo-negoziatore Barnier ha proposto che vi sia una allineamento regolamentare nelle due regioni per facilitare il transito di merci. Per ora, Londra rifiuta perché ai suoi occhi significherebbe introdurre differenze troppo gravi tra le diverse regioni della Gran Bretagna.

Diplomatici a Bruxelles hanno spiegato che non vi saranno negoziati al vertice da qui a mercoledì quando inizierà una due-giorni di summit europeo. Domenica sera i negoziatori comunitari hanno incontrato i rappresentanti diplomatici dei Ventisette. In questa occasione, pur lasciando la porta aperta a una intesa, molti paesi hanno chiesto di affrettare i preparativi per un eventuale fallimento delle trattative e quindi un hard brexit.
A Londra le spaccature nel governo non aiutano. La premier Theresa May incontrerà martedì i suoi principali ministri, mentre non mancano le critiche alla sua strategia. Il Regno Unito non vuole un ritorno del confine in Irlanda, ma al tempo stesso vuole lasciare l’unione doganale e il mercato unico. I due desideri sono nei fatti incompatibili, a meno di non scegliere la soluzione europea che tuttavia preoccupa Londra perché potrebbe aprire la strada a una unificazione dell’isola.

A rifiutare ieri sera una bozza di accordo tecnico tra le parti è stata la stessa signora May. «Sapevamo che in dirittura d’arrivo le tensioni sarebbero state elevate», spiega un diplomatico. Non è chiaro se il surplace sia momentaneo e risolvibile in una ultima mano di poker negoziale, o se invece le parti si stanno dirigendo verso un hard brexit. In caso di non accordo verrebbe a scadere l’ipotesi di un periodo di transizione fino al 31 dicembre 2020 nel quale il Regno Unito rimarrebbe nel mercato unico e nell’unione doganale.

La stampa inglese lunedì mattina avverte che un fallimento delle trattative è dietro l’angolo. La stessa stampa inglese, tuttavia, spiegava prima del fine settimana che un accordo era vicino. In ultima analisi, bisogna capire se e come si ricomporranno le divisioni in seno all’establishment britannico, se e come si concretizzerà una tradizionale massima inglese: “My country, right or wrong”. Per il resto, una intesa è stata raggiunta sull’85% del testo legale relativo al divorzio.

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