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Khashoggi e i due principi sotto accusa: bin Salman e il genero di Trump

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L’omicidio del giornalista

Khashoggi e i due principi sotto accusa: bin Salman e il genero di Trump

Jamal Khashoggi, il giornalista  arabo ucciso: sotto accusa 4 dei sospettati sono legati al principe saudita (Ap)
Jamal Khashoggi, il giornalista arabo ucciso: sotto accusa 4 dei sospettati sono legati al principe saudita (Ap)

Il giornalista Jamal Khashoggi «è stato ucciso da funzionari corrotti», è l’ultima versione del regime saudita. Ventiquattro ore dopo la partenza del segretario di stato americano Mike Pompeo per Riad e l’imbarazzo di Donald Trump, «possono essere stati delinquenti comuni» ha detto il presidente ai reporter, il governo di Riad cambia la sua prima versione secondo cui Khashoggi, commentatore del Washington Post residente negli Stati Uniti, era andato via dal consolato di Istanbul vivo e libero.

Probabile che la versione saudita rimarrà questa, una verità implausibile e persino ridicola se non vi fosse di mezzo la tragedia di uomo barbaramente ucciso. Probabile che l’accusato eccellente di queste ore, il principe ereditario Mohammed bin Salman, conosciuto come Mbs, non sarà travolto da uno scandalo tutto occidentale perché vi è un apparato che sta lì apposta per proteggerlo da insinuazioni destabilizzanti, e c’è una inclinazione benevola così evidente di Trump che questi per primo vuole dimenticare l’«incidente» di Istanbul.

Sicuro infine che Jared Kushner, genero del presidente e responsabile per il Medio Oriente della Casa Bianca, rimarrà al suo posto. Eppure è a lui che in queste ore sono rivolte le critiche più affilate, a meno che non si voglia credere davvero che un principe particolarmente furbo avesse fatto davvero primavera in uno dei paesi più illiberali del Medio Oriente.

È il marito di Ivanka e genero di Donald a cui si chiede ora della sua strategia in Medio Oriente. Jared Kushner era già stato criticato per la decisione americana di spostare l'ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme - non da tutti in verità, alcuni osservatori conservatori in patria avevano approvato quella scelta così dirompente per gli equilibri mediorientali. Prologo e base della scelta fu il primo viaggio di Trump in Medio Oriente nel maggio 2017, in particolare quel primo volo Riad- Tel Aviv che dettava la linea della politica estera di Trump in Medio Oriente, «siamo con Israele e il nostro primo alleato è l’Arabia Saudita per mettere sotto pressione l’Iran».

I rapporti di questa Casa Bianca con Riad sono stati finora sin troppo buoni: nel maggio scorso, secondo fonti anonime di The Intercept, sito fondato da Gleen Greenwald quindi da prendere con beneficio di inventario per la sua linea fin troppo orientata quando non faziosa, Jared Kushner è stato accusato di aver rivelato al principe Mohammed bin Salman informazioni riservate di intelligence apprese durante il briefing quotidiano con il presidente. Lo stesso bin Salman si sarebbe poi vantato di avere Kushner in pugno. Poco dopo, nel novembre 2017, il giovane principe saudita dal sorriso adolescenziale avrebbe ordinato la spettacolare “purga di sceicchi”, miliardari sauditi agli arresti dentro al lussuoso Ritz-Carlton di Riad in quella che era a tutti gli effetti una guerra di potere con un unico vincitore: ancora il giovane principe MBS che aveva così individuato gli infedeli alla sua corte e otto mesi dopo avrebbe deciso l'embargo contro il Qatar, paese vicino e gemello da allora isolato.

Se questo episodio può non convincere del tutto, è invece certo che Kushner e bin Salman si incontrarono per la prima volta nel marzo 2017, due mesi prima il volo presidenziale Riad-Tel Aviv.

Pare certo che tra i giovani oggi definiti con sarcasmo dalla stampa americana “i due principi” nacque subito un'intesa profonda suggellata da un accordo di 110 miliardi di dollari di forniture militari americane a Riad, commessa che Trump ora non vuole perdere, ha candidamente ammesso al Congresso.

Altro episodio che racconta bene i giochi pericolosi di questi due trentenni ultraprivilegiati è l'affare Hariri, il primo ministro libanese che prima si dimette e poi ci ripensa. Secondo il Jerusalem Post, la prima improvvisa decisione fu ordinata da Riad, il ripensamento sarebbe invece il frutto dell'incontro fra Jared Kushner e lo stesso bin Salman.

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