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Con Trump il deficit Usa è aumentato del 17% in un anno

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Con Trump il deficit Usa è aumentato del 17% in un anno

Il presidente Usa Donald Trump (Ap)
Il presidente Usa Donald Trump (Ap)

NEW YORK – Le minori entrate fiscali per il taglio della corporate tax, l’aumento delle spese militari e l’incremento degli interessi sul debito pubblico: nell'anno fiscale 2018, concluso il 30 settembre, il deficit federale degli Stati Uniti d’America ha raggiunto i massimi, toccando i 779 miliardi di dollari. Con un balzo del 17% in soli dodici mesi. Nel primo bilancio “pieno”, che comprende cioè un intero anno di amministrazione, da quando è in carica il presidente Donald Trump. Prima delle prossime elezioni presidenziali del 2020 il deficit Usa, secondo le previsioni, supererà i mille miliardi di dollari.

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Meno introiti dalle tasse
La ragione del salto in avanti del deficit federale è da ricondurre principalmente alla riforma fiscale introdotta a gennaio dalla Casa Bianca, che ha tagliato la corporate tax dal 35% al 21 per cento. Lo stesso Dipartimento al Tesoro ha ammesso che il deficit federale è cresciuto più rapidamente del previsto: l'Office of Management and Budget già dal primo semestre, alla fine di giugno, aveva rivisto al rialzo le stime sul deficit rispetto a inizio anno con un livello addizionale di debito nel prossimo decennio per il bilancio federale americano di circa mille miliardi di dollari. Si parla di una media di extra deficit di almeno 100 miliardi l'anno. Gli introiti fiscali sono ai livelli più bassi da quando il Dipartimento al Commercio ha iniziato a raccogliere i dati statistici, cioè dagli anni Quaranta. Le entrate fiscali delle società sono diminuite di almeno un terzo rispetto all'anno scorso, ai livelli più bassi da 75 anni in termini percentuali rispetto all'economia americana.

Mnuchin difende Trump
L'amministrazione attribuisce l'aumento del deficit alla maggiore spesa pubblica. In particolare per i capitoli della spesa militare e per l'incremento del budget federale approvato quest'anno da Trump. E non quindi per i tagli fiscali alle imprese di 1.500 miliardi di dollari. “Il presidente Trump – scrive in una nota il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin – ha dato priorità nella manovra agli investimenti militari per l'America dopo anni di riduzione della spesa che hanno messo in difficoltà la nostra dotazione in caso di guerra e la sicurezza nazionale. Guardando avanti, le politiche economiche presidenziali hanno stimolato una forte crescita economica, combinata a proposte per tagliare le spese inutili, che porteranno l'America verso un sentiero di sostenibilità finanziaria”.

Un terzo di entrate in fumo
I dati rilasciati proprio dal Tesoro Usa raccontano tutta un'altra storia: il calo delle entrate fiscali è di gran lunga il maggior contributore all'aumento del deficit rispetto all'aumento della spesa: nell'anno fiscale 2018 le entrate fiscali dalle tasse societarie saranno di quasi 205 miliardi dollari, con un drastico calo di quasi un terzo del valore rispetto ai 297 miliardi dell'anno fiscale 2017.

Più interessi sul debito
Al deciso peggioramento del deficit federale, inoltre, ha contribuito la maggiore spesa per gli interessi sul debito pubblico americano: le emissioni di titoli di stato sono aumentate nell'ultimo anno per compensare le minori entrate fiscali. La Fed ha poi innalzato i tassi di interesse per i timori di inflazione. Tanto che il presidente Trump, la scorsa settimana, ha criticato duramente la politica monetaria della banca centrale americana, definita “pazza”. I rischi geopolitici e l’aumento del debito pubblico hanno pesato sulla volatilità di mercato dei bond Usa, che ha fatto schizzare nelle ultime settimane il rendimento del T-Bond a dieci anni, il benchmark a cui si fa riferimento per valutare il costo del debito, ai massimi da 7 anni e mezzo. La scorsa settimana il decennale ha superato il 3,2%, rendimento maggiore rispetto a molti corsi azionari che ha generato una insolita e preoccupante rotazione tra azioni e obbligazioni, con i tre indici azionari di Wall Street che in pochi giorni hanno perso il 5 per cento.

Il Tesoro vende T-Bond a due mesi
Per cercare di finanziare il debito crescente l'amministrazione Trump per la prima volta ha venduto ieri Treasury Bond a due mesi: ne sono stati collocati per un valore di 25 miliardi di dollari, con un rendimento del 2,17 per cento. Nella stessa giornata il Tesoro ha venduto T-Bond a un mese per 40 miliardi $ con un rendimento offerto del 2,155 per cento. Il decennale americano vede rendimenti sempre elevati al 3,163 per cento.

Per la Cina meno titoli Usa
Per il terzo mese consecutivo, stando sempre ai dati del Tesoro Usa, la Cina ha ridotto la sua esposizione sui titoli di stato americani. Pechino che per anni è stato il primo finanziatore del debito pubblico americano con la guerra dei dazi scatenata da Trump, come era largamente prevedibile, ha cominciato a diminuire la quantità di bond Usa: ad agosto, dati Tesoro Usa, la Cina aveva in mano 1.165 miliardi $ di debito Usa, in calo dai 1.171 miliardi del mese di luglio.

Compra di più l'Arabia
Nel complesso però gli acquisti da parte di paesi stranieri dei titoli di stato americani, nel mese di agosto, sono aumentati di 35,4 miliardi $, a quota 6.287 miliardi $. Comprano meno la Cina e il Giappone, mentre hanno aumentato gli acquisti l’alleato di ferro Arabia Saudita, il Brasile e l’Irlanda.

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