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Nucleare, gli Usa abbandonano l’ultimo Trattato con la Russia

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usa: «pronti a colpire missili russi»

Nucleare, gli Usa abbandonano l’ultimo Trattato con la Russia

Fase di test di un missile cruise Burevestnik (Afp)
Fase di test di un missile cruise Burevestnik (Afp)

«E' un errore! Davvero a Washington non capiscono a cosa potrebbe portare?». Intervistato dall'agenzia Interfax, Mikhail Gorbaciov attacca l'intenzione della Casa Bianca di ritirarsi unilateralmente dal trattato Inf, firmato dall'ex presidente sovietico e da Ronald Reagan l'8 dicembre 1987: una firma che chiuse il capitolo degli euromissili, i Pershing e i Tomahawk schierati dagli Stati Uniti in Europa in risposta agli SS-20 di Brezhnev. «In nessun caso - continua Gorbaciov - è lecito stracciare i vecchi accordi sul disarmo».

Inf, Intermediate-range nuclear forces: nel campo degli armamenti non strategici, il trattato che Donald Trump ha accusato la Russia di non onorare è l'unico accordo rimasto a garantire un equilibrio negli arsenali missilistici nucleari e convenzionali. Negli anni Usa e Urss, e poi Usa e Russia, non hanno mai mancato di sospettarsi a vicenda, malgrado l'importanza del trattato stesse proprio in un regime di verifiche e ispezioni reciproche che in realtà hanno contribuito ad avvicinare le parti. Il Trattato Inf richiedeva l'eliminazione di tutti i missili balistici e cruise basati a terra (non quelli lanciati dal mare), di medio e corto raggio: gittata tra i 500 e i 5.500 km. Al 1° giugno 1991 le riduzioni degli arsenali erano state completate, con 2.692 missili distrutti. A quel punto, il bando avrebbe dovuto avere durata illimitata.

Ma ora la Casa Bianca torna ad alzare la voce, alla vigilia delle elezioni di Midterm: che già rischiano di acutizzare il confronto, se gli Stati Uniti riterranno di aver intercettato tentativi di interferire sul voto orchestrati da Mosca. Alla possibilità di nuove, pesanti sanzioni ora si aggiunge il fronte della corsa agli armamenti: Mosca, che si dice allarmata per questi «tentati ricatti», ha definito le parole di Trump «un passo molto pericoloso». Se gli Stati Uniti continueranno a ritirarsi unilateralmente dagli accordi, fa sapere il viceministro degli Esteri Serghej Rjabkov, «non avremo altra scelta che adottare misure di ritorsione, anche di carattere militare. Ma non vogliamo arrivare a tanto».

Trump aveva rilanciato il problema sabato scorso, durante un rally elettorale in Nevada. Non permetteremo alla Russia di dotarsi di armi che a noi non sono consentite, aveva detto. Chiamando in causa, come di consueto, il proprio predecessore. «Non capisco perché Barack Obama non ha negoziato o non si è ritirato. (I russi) lo hanno violato per anni».

In realtà anche Obama avrebbe preso in considerazione e poi abbandonato la possibilità di un ritiro dall'Inf nel 2014, sospettando la Russia di aver testato un missile cruise vietato dagli accordi. Il nuovo missile di medio raggio che i russi avrebbero sviluppato in violazione del trattato, si chiama Novator 9M729, per la Nato SSC-8: sarebbe in grado di lanciare un attacco nucleare contro un Paese Nato in Europa, con brevissimo preavviso. Mosca non ritiene di aver violato gli accordi, e già in passato ha chiarito che i missili in questione non sono stati modificati o testati per entrare nella “fascia” proibita. Rilancia piuttosto le accuse alla controparte: la responsabilità di una nuova corsa agli armamenti sta nell'abbandono di un altro grande trattato, l'Abm che poneva limiti ai sistemi strategici anti-missile (Anti-Ballistic Missile Treaty). George W. Bush si ritirò unilateralmente dall'Abm nel 2002 per poter sviluppare il cosiddetto “scudo spaziale” in Europa: una delle principali ragioni del progressivo allontanamento, da allora, tra russi e americani. L'installazione di un sistema di difesa anti-missile in Europa, attacca Mosca, consentirebbe agli americani di lanciare missili da crociera e droni armati equivalenti ai tipi di armamenti che l'Inf proibisce.

Secondo il New York Times, in realtà, il motivo per cui gli Usa stanno considerando di ritirarsi dall'Inf ha più a che fare con la Cina, che non è vincolata a un trattato di cui non è firmataria e sta rafforzando la propria presenza militare nel Pacifico, investendo massicciamente nello sviluppo missilistico. E infatti Trump ha ipotizzato un nuovo accordo che coinvolga anche Pechino nella definizione di limiti allo sviluppo di armi nucleari: «Ma se i russi lo fanno e anche i cinesi, è inaccettabile che solo noi aderiamo», ha detto il presidente americano. John Bolton, il suo consigliere Usa per la Sicurezza nazionale, ne parlerà in questi giorni a Mosca. Atterrato domenica sera, incontrerà il ministro degli Esteri Serghej Lavrov e Nikolaj Patrushev, la sua controparte al Consiglio russo per la Sicurezza nazionale. Il Cremlino ha lasciato intendere che è probabile anche un incontro con Vladimir Putin. In agenda potrebbe essere anche il prolungamento di un altro trattato cardinale tra Russia e Stati Uniti, il nuovo Start (Strategic Arms Reduction Treaty). Che pone un limite (1.550, il più basso da decenni) al numero di testate nucleari strategiche concesse ai rispettivi arsenali, riduce il numero di missili schierati a terra e basati su sottomarini, e il numero di bombardieri strategici. Firmato nel 2010, è in scadenza nel 2021, con la possibilità di una proroga di cinque anni.

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