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Sechin attacca le sanzioni Usa: «Così distorcono il mercato»

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Sechin attacca le sanzioni Usa: «Così distorcono il mercato»

Cinque anni di sanzioni. Igor Sechin, numero uno di Rosneft (Epa)
Cinque anni di sanzioni. Igor Sechin, numero uno di Rosneft (Epa)

Nell’interesse del mondo intero, per soddisfare le future necessità energetiche globali, è essenziale che aumentino gli investimenti in Russia e con la Russia, ingiustamente compressi dalle sanzioni americane che distorcono il mercato per favorire gli operatori e il peso politico statunitensi: è il messaggio che Igor Sechin ha portato all’XI Forum Economico Eurasiatico di Verona, da cui sono emerse forti sollecitazioni affinché l’Italia guidi un fronte che si opponga al prossimo rinnovo delle sanzioni europee verso Mosca.

Il presidente e ceo della principale società petrolifera russa, Rosneft, ha usato toni molto duri nei confronti di Washington, preoccupato per le rinnovate esitazioni di alcuni partner stranieri di fronte alle possibili conseguenze di ulteriori giri di vite contro chi fa affari con Stati e compagnie messe nel mirino dall’amministrazione Trump.

Basta con le sanzioni alla Russia

Sechin non ha citato l’Eni che di sfuggita, ricordando – dopo aver citato i successi delle partnership con gruppi stranieri sul mercato russo – il progetto Zohr in Egitto, sviluppato congiuntamente con il cane a sei zampe e con Bp, «da cui di recente è stato estratto il primo gas a uso commerciale». Ma prima di venire a Verona, Sechin ha fatto una sfuriata ai media russi che avevano riportato – su imbeccata di una fonte vicina all’apparato governativo – che l’Eni ha abbandonato i progetti congiunti nel Mar Nero e ha sospeso la collaborazione nel Mar di Barents. Il numero uno di Rosneft ha definito «menzogne» le notizie sul ritiro del gruppo italiano dai progetti comuni, rilevando che la cooperazione tra le due parti continua normalmente. Dopo l’incontro di questa settimana a Mosca tra l’ad Claudio Descalzi e Sechin, fonti dell’Eni hanno fatto sapere che i colloqui sono stati «molto cordiali» e che si è discusso di progetti comuni e possibili scenari futuri ma «in piena conformità con le norme internazionali»: le alleanze che l’Eni cerca, insomma, sono in aree non soggette a sanzioni.

Come nel caso dell’Iran, è chiaro che la prospettiva di incorrere nei fulmini americani fa da deterrente al coinvolgimento in grandi progetti a lungo termine con partner a controllo statale di Paesi a rischio “politico” targato Usa.

Sechin ha quindi rinnovato «l’incoraggiamento alle compagnie internazionali a entrare in cooperazione in territori russi». «Tra pochi giorni saranno cinque anni che subiamo sanzioni ingiuste che vanno a minare e modificare le dinamiche economiche mondiali a danno della Russia – ha aggiunto -. Sebbene il sistema sanzionatorio sia ancora tutto da esplorare, le nuove sanzioni imposte al nostro Paese sono sempre più dure e non hanno natura giuridica: sono semplicemente finalizzate a creare squilibri di mercato, andando a colpire il settore energetico, metallurgico, bancario e della cooperazione militare, e costringendo così i Paesi di tutto il mondo a modificare la propria politica economica in chiave filo-statunitense».

Natura non giuridica ma di mera pressione politica, sottolinea Sechin, hanno anche le sanzioni europee. «In questo momento nei rapporti con la Ue abbiamo raggiunto il punto più basso, perlomeno dai tempi della dissoluzione dell’Urss. In questo sfondo, «i rapporti tra Russia e Italia sono invece positivi», ha detto l’ambasciatore in Italia Serghej Razov.

«Paradossalmente più le sanzioni, le dichiarazioni preventive e le minacce si accaniscono, più le imprese reagiscono positivamente e coralmente contro sanzioni pretestuose – ha affermato Antonio Fallico, presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia -. È arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti. La prossima scadenza per farlo è il 13 e 14 dicembre quando il Consiglio d’Europa dovrà pronunciarsi sull’automatizzazione delle sanzioni. Se non riuscirà l’opera di persuasione sui partner, ci aspettiamo un voto negativo dell’Italia, per interrompere almeno l’automatismo nella proroga».

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