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Vertice Conte-Modi in India. L’hi-tech italiano in vetrina

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missione con 60 aziende

Vertice Conte-Modi in India. L’hi-tech italiano in vetrina

Stretta di mano davanti ai fotografi, nel cortile di Hyderabad House a New Delhi, residenza del primo ministro risalente al protettorato britannico. Poi faccia a faccia ristretto e pranzo di lavoro. Il bilaterale tra il primo ministro Giuseppe Conte e il suo omologo Narendra Modi si è svolto poche ore fa. Al termine, i due capi di Governo sono intervenuti all’India-Italy Tech Summit, l’evento in corso da ieri.

«L’India - ha detto Conte - è un partner commerciale e industriale molto importante per l’Italia. Il nostro interscambio è in crescita. Spero si possano raggiungere, risultati sempre più ambiziosi». Con Modi, ha sottolineato il premier, «abbiamo approfondito il possibile contributo italiano al Make in India in vari settori, inclusa l’industria della difesa, in cui l’Italia vanta eccellenze a livello globale. Abbiamo esplorato il potenziale per nuove partnership nel campo della sicurezza nei trasporti ferroviari e il rilancio della collaborazione nello sviluppo delle energie rinnovabili su cui, un anno fa, qui a Delhi è stato firmato un apposito Memorandum».

La visita di Conte prova a consolidare la normalizzazione dei rapporti tra Italia e India, sancita, l’anno scorso, dalla visita di Paolo Gentiloni.

Nel 2017, l’export italiano in India è cresciuto del 9,3% e del 12% nei primi nove mesi del 2018. «Essere in doppia cifra, in una fase di rallentamento del commercio globale, è sicuramente un buon segno», sottolinea Alessandro Terzulli, capo economista di Sace, che si aspetta, «salvo shock globali», un trend di crescita «tra il 6 e il 7% tra il 2019 e 2021, quando l’export totale di beni italiani nel Paese raggiungerà quota 4,7 miliardi di euro». Un traguardo non banale, sottolinea Terzulli, «perché in India stiamo crescendo bene, ma abbiamo ancora una quota di mercato dell’1% e margini di miglioramento». La Francia, per esempio, è all’1,4%. La Germania al 2,9%.

I settori con dinamica più promettente, spiega una nota Sace Simest, saranno i beni intermedi (+9,3%), con chimica e farmaceutica (+8,5%) in testa. Bene anche le imprese che esportano beni di investimento (+6,5%), in particolare mezzi di trasporto (+10,6%) e meccanica strumentale (+5,3%).

A preparare l’arrivo di Conte sono state le imprese italiane che partecipano al Technology Summit di New Delhi. «Siamo riusciti a portare qui più di 60 aziende, con un fatturato complessivo di circa 30 miliardi», afferma Giulio Pedrollo, vicepresidente per la politica industriale di Confindustria, alla guida della delegazione. «L’India ha un potenziale incredibile e la presenza italiana non ne riflette il peso manifatturiero, c’è ancora tanto da fare», aggiunge Daniele Finocchiaro, a capo del Gruppo tecnico di Ricerca e Sviluppo di Confindustria.

Il programma del Technology Summit (organizzato ogni anno dalla Confederation of Indian Industry), si articola in Tech Talks, con seminari su Ict, tutela del patrimonio culturale, aerospazio, ambiente, energie rinnovabili, salute e istruzione. Spiega Pedrollo: «Se mettessimo la nostra rete di digital innovation a disposizione per creare una maggiore connessione tra aziende italiane e indiane, potrebbero nascere opportunità comuni per imprese che, in filiera o in rete, si proiettano in un mercato che ha tecnologie da offrire».

Un’impresa che ha seguito questa strada è Kaleyra (107 milioni di dollari di fatturato e 260 addetti), nata dall’acquisizione dell’indiana Solutions Infini (2016) da parte della milanese Ubiquity. Mossa che ha preparato le precondizioni industriali per la recente acquisizione negli Usa di Hook Mobile (agosto 2018). Il risultato è un gruppo globale specializzato nella fornitura di servizi di messaggistica mobile per banche e aziende di tutte le dimensioni. «Politiche a favore degli investimenti esteri, mercato enorme e in rapida crescita, qualità delle risorse umane», sono solo alcuni dei punti di forza dell’India, secondo l’amministratore delegato di Kaleyra, Dario Calogero, uno dei panelist del Technology Summit. «Se proprio mi chiede di trovare un elemento di difficoltà - afferma al telefono da New Delhi - posso indicare la burocrazia, ma noi italiani ci siamo abituati».

«Il rapporto tra le due economie si sta riscaldando», afferma Alessandro Fichera, managing director di Octagona, società di consulenza che ha aperto le porte dell’India a un centinaio di aziende italiane. «Chi l’India non l’ha mai considerata, oggi pensa al mercato perché trova condizioni difficilmente replicabili su altri mercati, considerati più facili». Inoltre, dice Fichera, a parte i colossi come Arcelor Mittal e Jindal, ci sono medie aziende indiane che stanno iniziando a pensare di raccogliere tecnologia italiana per accrescere il loro livello competitivo ed entrare nel mercato europeo.

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