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Gli industriali tedeschi: «Alleanza tra Italia e Germania per una…

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Gli industriali tedeschi: «Alleanza tra Italia e Germania per una manifattura digitale»

Più digitalizzazione, meno protezionismo, più investimenti pubblici in infrastrutture, sicurezza, formazione e difesa, meno burocrazia. Serve un’Europa più unita e più competitiva, un’Europa dove tutti i Paesi rispettano le regole europee. L’unione bancaria, il mercato dei capitali unico, un Esm potenziato vanno portati avanti alla svelta. Tutte sfide che Germania e Italia, con l’industria manifatturiera, possono affrontare meglio se insieme.

È questo il messaggio del presidente della Confindustria tedesca BDI, Dieter Kempf, in occasione del Forum Italia-Germania con la Confindutria italiana che si tiene l’8 e 9 novembre a Bolzano.

ENGLISH VERSION

Quali sono le principali grandi sfide per l’industria manifatturiera in Germania, Italia ed Europa ?

L’industria europea deve essere competitiva, con un ruolo di leadership nel mondo. Abbiamo bisogno di una strategia industriale moderna anno 2030. L’industria manifatturiera europea vive grazie alla sua capacità di innovare, di rendere più efficienti i processi produttivi. La digitalizzazione e Industria 4.0 vanno rafforzate. Bisognerà investire di più nella formazione e ottimizzare i modelli di business. Vanno anche affrontate le sfide esterne, come il protezionismo di Stati Uniti e Cina e le questioni legate alla sicurezza e alla migrazione. L’Europa non è il problema ma è la soluzione, è un catalizzatore di soluzioni.

Quanto importante è l'Italia per la Germania?

Le industrie manifatturiere in Italia e Germania sono molto interconnesse. Nei settori di punta: macchinari e impianti, farmaceutico e chimico, metallurgico. La Germania è il più grande partner commerciale delle imprese italiane, un sesto delle importazioni italiane arriva dalla Germania mentre un ottavo delle esportazioni italiane va in Germania. Una sfida da affrontare insieme è la trasformazione digitale nel campo manifatturiero. La Confindustria italiana ha un approccio pratico, concreto e come la BDI ha una visione ambiziosa della politica industriale in Europa. Questo è uno dei motivi per i quali ci incontriamo ogni anno a Bolzano con i rappresentanti ad alto livello dei nostri settori industriali: per discutere le nostre priorità comuni in Europa.

Lei pone la sfida della digitalizzazione al primo posto: quali soluzioni propone, cosa va fatto?

Prendiamo per esempio il problema della sicurezza informatica, la cybersecurity. Una compagnia tedesca su due è stata vittima di un attacco informatico negli ultimi due anni. I danni causati da sabotaggi, furto di dati, attacchi degli hackers e frodi informatiche è stimato in Germania pari a 55 miliardi di euro. L’aumento del networking digitale dell'economia e della società genera un volume enorme di dati che non possono più essere analizzati solo dagli esseri umani. L’intelligenza artificiale e il machine learning (metodo di analisi dei dati che consente di automatizzare la creazione di un modello analitico) sono la chiave per portare la tecnologia a raggiungere le prossime fasi della digitalizzazione. Serve un mercato unico digitale europeo.

La BDI ha diramato in settembre un documento sull’Europa, urge più Unione: come?

Dobbiamo rafforzare la nostra Unione europea, internamente ed esternamente. Poco è stato fatto per incentivare gli investimenti privati, l’aumento delle infrastrutture pubbliche, i livelli di innovazione, la crescita della produttività, l’apertura di nuovi mercati di prodotti. L’Unione monetaria europea deve essere “anti-proiettile”. Va istituito un fondo di stabilizzazione fiscale per l’area dell’euro, utilizzato però solo da Paesi idonei, cioè che rispettano le regole Ue in fatto di politiche economiche e fiscali.

Sono inoltre fermamente convinto che la Ue deve rafforzare il Meccanismo europeo di stabilità (Esm), completare l’Unione bancaria e creare il mercato unico dei capitali. A questo proposito, lo schema di garanzia unica europea sui depositi bancari deve entrare nella lista delle nostre priorità. Tuttavia, ci tengo ad essere molto chiaro: uno schema comune per la riduzione e il controllo dei rischi va introdotto prima della condivisione dei rischi.

La BDI esorta i Paesi europei ad aumentare la produttività attraverso le riforme e la riduzione degli squilibri di bilancio. L’Italia?

Diversi governi italiani precedenti a questo hanno perseguito riforme per la crescita e contemporaneamente hanno portato avanti il consolidamento dei conti pubblici. Questa impostazione dovrebbe continuare, ovviamente all’interno della cornice delle regole fiscali Ue. Ridurre il peso della tassazione societaria e aumentare lo schema per il reddito di base sono le scelte del nuovo governo, ma non c’è una ricetta uguale per tutti, i problemi più immediati differiscono da Paese a Paese. La tassazione societaria per esempio deve essere ridotta in molti Paesi della Ue per poter rimanere competitivi rispetto agli Usa, e chiaramente la Germania è uno di questi. E molto importante che i governi operino all’interno dei margini dei regolamenti europei. L’obiettivo deve rimanere quello di rafforzare la sostenibilità sia della crescita che delle finanze pubbliche. Questa non è una questione di principio e non è un fine a se stesso, ma serve a mantenere la prosperità e l’occupazione nel nostro continente sul lungo periodo.

Quanto importante è il mantenimento del commercio libero ed equo su scala globale?

Il commercio mondiale e gli investimenti globali sono il principale propulsore per crescita e innovazione. In Germania, un posto di lavoro su quattro dipende dalle esportazioni, nel settore manifatturiero uno su due. In media ogni miliardo di euro di esportazioni Ue sostiene 14mila posti di lavoro in Europa. Le esportazioni Ue sostengono più di tre milioni di posti di lavoro solo in Italia. Circa il 90% della crescita economica globale nei prossimi dieci anni è previsto che avverrà al di fuori della Ue. E quindi il commercio transfrontaliero diventerà ancora più importante. Mercati globali aperti e basati su regole condivise sono la chiave per la prosperità economica del nostro continente. Gli accordi bilaterali di libero scambio sono uno strumento cruciale per la Ue per aprire nuovi mercati. È un modo per promuovere gli alti standard europei nel mondo. Il primo accordo commerciale moderno su queste linee con la Corea del Sud è stato un grande successo economico per la Germania e per l’Italia. Le esportazioni Ue in Sud Corea sono cresciute del 77% dal 2010 al 2017. E allora dico: dobbiamo mettere in pratica velocemente accordi commerciali simili con Giappone, Singapore e Vietnam!

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