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Benn Steil (Council on Foreign Relations): più difficile per Trump continuare le guerre commerciali

(Ap)
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Benn Steil, 55 anni, è il direttore del dipartimento di Economia internazionale al Council on Foreign Relations. Economista, scrittore, con la passione per la storia e la politica americana. Ha fondato la rivista scientifica International finance. Segue da vicino le tematiche relative alle politiche monetarie e agli squilibri globali. Ha scritto decine di saggi economici negli utlimi anni. Il suo ultimo libro “The Marshall Plan, dawh of the Cold war” è stato premiato come saggio dell'anno dall'American academy of diplomacy.

Come giudica il risultato delle elezioni di medio termine?
Non ci sono state sorprese. I repubblicani hanno tenuto il Senato come previsto, anche se hanno guadagnato alcuni seggi. I democratici hanno preso la Camera. Quello che colpisce è la crescita del divario tra l'America rurale e l'America urbana e delle periferie. I farmer sostengono ancora con molta forza Trump. L'altra parte diventa sempre più avversa. C'è una divisione netta del paese.

E' stata una vittoria democratica, una vittoria di Trump o entrambe?
Non si può dire che è stata una vittoria democratica perché Trump ha ancora il Senato. Il fatto che lui abbia qualche seggio in più può fare davvero la differenza. Abbiamo visto nella scorsa legislatura che ci sono stati pochi senatori repubblicani moderati o più liberali che sono riusciti ad avere credito nell'amministrazione . Non credo che ci riusciranno ora. Ma il fatto che i democratici abbiano conquistato la Camera in ogni caso renderà più difficile il lavoro per l'amministrazione per far passere le sue leggi. Ci aspettiamo inoltre che verranno bombardati da inchieste e ricorsi. Trump ha già cominciato l'epurazione ieri: con un tweet ha silurato il ministro della giustizia Sessions, in un modo un po' scioccante, perché non lo aveva sostenuto abbastanza contro le indagini del procuratore speciale Mueller.

Cosa succederà nei prossimi due anni negli Stati Uniti?
In termini di politica interna non sarei sorpreso se dovesse essere avviata una procedura di impeachment, mi aspetto che le accuse verranno fuori nel corso del prossimo anno. Mueller tirerà fuori delle prove dalla sua inchiesta. E i democratici cercheranno di portarla avanti. Questo non avrà delle ripercussioni sull'amministrazione perché Trump, come Clinton, non verrà condannato dal Senato. In ogni caso la procedura di impeachment dividerà ancora di più gli Stati Uniti.

Come è cambiata l'America con Trump?
C'è una chiara frattura del paese e si vede quando si va a votare. Il divario le due Americhe è cresciuto drammaticamente nel senso che viviamo ormai in due paesi. Le persone che vivono a New York o a Washington, quelle che corrono e che lavorano nelle città, non vedrà dei supporter di Trump. Il suo elettorato è invisibile. Come lei e me che viviamo nei più grandi centri urbani. Questo è davvero un strecking divisione sociale e geografica negli Stati Uniti. E certamente ha condizionato largamente le elezioni.

Molti analisti a Wall Street vedono questa situazione favorevole per i mercati finanziari.
Se vediamo alla reazione dei mercati di ieri la conclusione è che ai mercati non interessa molto. Si potrebbe dire che il mercato azionario vede di buon grado governo più debole, perché renderà molto più difficile per Trump continuare il suo aggressivo programma di war trade. Paradossalmente (ride), i democratici sono ora diventati il partito del libero commercio negli Stati Uniti. Per questo guardando alla reazione dei mercati la mia conclusione è che loro non sono affatto preoccupati dalla vittoria democratica alla Camera. Lo sarebbero stati del contrario.

L'agenda di Trump rischia di essere bloccata da un Congresso diviso.
Trump continuerà a fare le sue riforme anche senza il Congresso. Per esempio controllando le varie Agenzie federali di regolamentazione del paese. Potrà ancora continuare a nominare giudici perché la Camera non deve ratificarli. Ci sono ancora molte aree in cui Trump potrà continuare a muoversi senza ostacoli. Ma è possibile che il Congresso cominci a occuparsi del commercio e i mercati sono contenti di questo perché non vogliono war trade.

Si concentrerà di più sulla politica estera?
Sarà più difficile per lui sul piano interno. Succederà. E' già avvenuto con altre amministrazioni.

L'Iran resterà il nemico numero uno?
Gli Stati Uniti ora, purtroppo, hanno un lungo elenco di nemici. L'Iran è al primo posto in questo momento.

Nelle relazioni tra Stati Uniti ed Europa ci saranno cambiamenti? Le posizioni di Trump saranno più morbide?
Non so se ci saranno effetti su questo. Non c'è dubbio che i democratici vorrebbero migliorare le relazioni con l'Europa, ma l'influenza sulla politica estera è davvero limitata.

Per la Fed cambia qualcosa?
No, perché non credo che questo nuovo stato di cose avrà un effetto sull'economia reale.

Lei ha scritto di recente un libro sul Piano Marshall, quando gli americani aiutavano gli europei a unirsi e a riprendere la strada verso la crescita dopo la seconda guerra. Vede qualche punto di contatto tra i due periodi storici?
Il periodo che stiamo vivendo ora è drammaticamente opposto a quegli anni quando l'unificazione economica, militare e politica europea divenne una priorità nella politica estera degli Stati Uniti. Ora abbiamo un presidente che vuole rivedere gli accordi economici con l'Europa. La situazione attuale è una diretta conseguenza del piano Marshall che fu creato dal dipartimento di Stato Usa. Il processo di integrazione dell'Europa occidentale venne da Washington, non dall'Europa.

Ora è un periodo difficile per le relazioni atlantiche.
Credo che sia un periodo triste per le relazioni Usa Ue da entrambe le parti. Io spero che nel breve termine questa situazione possa essere modificata, in meglio. Ma non c'è dubbio che in America in questo periodo sia tornato l'isolazionismo, con una serie di problemi aperti sull'economia, la globalizzazione, le migrazioni.

Alcune posizioni anti globaliste di Trump sono vicine a quelle che qualche anno fa sosteneva il movimento no global.
L'estrema destra e l'estrema sinistra si avvicinano in alcuni punti. Tornando indietro, negli anni Novanta c'era un dibattito sul fatto se fosse giusto integrare la Cina nella Wto. L'idea prevalente allora fu che la Cina doveva convergere in termini economici e politici verso l'Occidente. Ma non c'è dubbio che la globalizzazione abbia creato diversi problemi. Se anche Trump avesse perso le elezioni nel 2016 e Hillary Clinton fosse stata presidente credo ci sarebbero state delle significative dispute commerciali con la Cina.

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