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Servizio |l’anniversario della caduta del muro

L’ambasciatore tedesco in Italia: «All’Europa servono istituzioni più forti»

ROMA - «Italia e Germania mostrano un’integrazione economica enorme; nella zona Euro produciamo insieme più del 50% del Pil. Su questa relazione vogliamo continuare a investire ma sono convinto che anche le difficoltà nel dialogo politico saranno presto risolte. Anche sulla questione dei migranti le posizioni non sono poi così distanti. Siamo due grandi Paesi fondatori e abbiamo la responsabilità di guidare l’integrazione europea». A parlare è il nuovo ambasciatore tedesco in Italia, Viktor Elbling, 59 anni, padre tedesco e madre italiana, buon conoscitore del nostro Paese, inviato da Berlino a Roma proprio per “decifrare” la nuova politica del governo giallo-verde.

Il 9 novembre di 29 anni fa cadevano gli ultimi pezzi del Muro di Berlino che aveva diviso come una cortina di ferro l’Europa per decenni. Cosa ricorda di quei giorni. Dove era quel 9 novembre?
Ero a Bonn. Da giovanissimo diplomatico ero appena entrato nella nostra scuola diplomatica. Siamo rimasti tutti sorpresi da questa bellissima ma anche inaspettata notizia. La mia generazione non aveva questa aspettativa ma pensava che la Germania e l'Europa sarebbero rimaste divise ancora per molti anni.

Dopo la riunificazione è stato il tempo dell’allargamento ad Est per arrivare oggi ai nuovi muri che i Paesi del gruppo di Visegrad intendono innalzare per bloccare l’arrivo dei migranti. Quell’allargamento è stato troppo frettoloso?
L’Europa, con i diversi allargamenti, ha assunto una nuova identità e ha dovuto tenere conto di varie esperienze storiche. Dobbiamo però prendere sul serio le preoccupazioni di questi nuovi Paesi. Ma quello che per noi resta essenziale è che con la caduta del muro questa Europa si sia unificata e abbia garantito a tutti benessere e crescita. Ora il nostro compito è di consolidare questa Europa con istituzioni più forti e, per questo, abbiamo bisogno anche dell'aiuto dei nuovi Paesi entrati con l’allargamento.

A maggio le prossime elezioni europee si annunciano già come uno scontro senza precedenti tra forze populiste e forze europeiste tradizionali. Il risultato delle due recenti tornate elettorali in Germania ha anticipato le tendenze delle europee?

È sempre difficile fare previsioni per elezioni che si terranno tra sette mesi. Nelle elezioni regionali dei Länder tedeschi c’è stato un rafforzamento dei movimenti populisti che sono entrati in Parlamenti dove prima non erano rappresentanti ma non c’è stato uno sfondamento. Si muovono intorno al 10% mentre continuiamo ad avere una maggioranza dell’80% dei partiti classicamente democratici e questo è importante.

Sul piano bilaterale Italia e Germania restano due solidi pilastri dell’economia europea come ha confermato il forum tra industriali italiani e tedeschi l’8 novembre a Bolzano. Ma dal punto di vista politico qualche crepa sembra aprirsi tra Berlino e il nuovo Governo di Roma ad esempio sulla questione migranti secondari. Si tratta di una crisi risolvibile?

Siamo due Paesi molto vicini, l’integrazione economica è enorme siamo due grandi Paesi industriali dell’Europa; nella zona Euro produciamo più del 50% del Pil e su questa relazione molto importante vogliamo continuare ad investire tanto. Sull’immigrazione si esagerano molto le differenze tra le posizioni italiana e tedesca perché, ad esempio, sulla riforma del regolamento di Dublino e sulla necessità di avere più solidarietà europea sui migranti in arrivo le nostre posizioni coincidono. Per questo sono fiducioso che nel prossimo futuro le posizioni tra i nostri due Paesi potranno avvicinarsi sempre di più. Del resto siamo due grandi Paesi fondatori e condividiamo la responsabilità di guidare l'integrazione europea.

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