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Iraq: 15 anni fa la strage di Nassiriya, la «Ground Zero»…

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Servizio |la commemorazione delle vittime

Iraq: 15 anni fa la strage di Nassiriya, la «Ground Zero» degli italiani

Il saluto delle truppe italiane a  Nassiriya,  in occasione del primo anniversario del devastante attacco contro il contingente dell’esercito - novembre 2004 (Afp)
Il saluto delle truppe italiane a Nassiriya, in occasione del primo anniversario del devastante attacco contro il contingente dell’esercito - novembre 2004 (Afp)

Nassiriya, Iraq. Dodici novembre 2003, ore.10.40 (le 8.40 in Italia). Il kamikaze al volante viene prontamente abbattuto davanti all’entrata, ma è troppo tardi. Lanciata a tutta velocità, l’autocisterna, con a bordo l’altro attentatore suicida, prosegue la sua folle corsa, penetrando con il suo carico di morte (dai 150 ai 300 chilogrammi di esplosivo) all’interno della Base Maestrale. Esplode anche il deposito di munizioni. Il boato è assordante, si avverte a oltre dieci chilometri di distanza. Quando si deposita a terra la povere sollevata dalle macerie emerge la distruzione.

Parte dell’edificio principale della Base Maestrale, una delle due sedi dell’operazione antica Babilionia (la missione italiana di pace in Iraq), è letteralmente sventrato. A terra, intorno alle carcasse annerite dei mezzi militari, i frammenti di vetro delle finestre cospargono tutto il cortile. In mezzo, a pochi metri dall’edificio, il cratere scavato dall’esplosivo. Se i terroristi volevano fare il maggior numero possibile di vittime, il loro macabro obiettivo fu raggiunto; 28 morti, di cui 19 italiani (e fra questi dodici carabinieri). Accorso sul luogo dell'attentato l’allora ministro della Difesa Antonio Martino, non ebbe esitazioni: «Quel cratere è il nostro Ground Zero».

I funerali di Stato si tennero a Roma il 18 novembre. Vi parteciparono le più alte cariche dello Stato, i familiari delle vittime, e una grandissima folla. «Non uno dei nostri ragazzi ha chiesto di rientrare. Anzi, abbiamo un elenco lungo così di richieste per partire», spiegò con le parole ancora soffocate dall’emozione, l’allora comandante Generale dell’Arma Guido Bellini.

Oggi corrono 15 anni dalla strage di Nassirya. L’Operazione antica Babilonia era stata avviata da qualche mese. Vi partecipavano 3mila militari, tra i quali 400 uomini dell’Arma dei Carabinieri. Oggi si commemorano le vittime di quella strage che ha segnato l'Italia. Oggi è anche l’occasione per ricordarsi di tutti militari italiani impegnati in zone di crisi nel mondo: seimila uomini sparsi tra l’Afghanistan, il Libano, la Libia, il Niger ed altri difficili Paesi . Uomini impegnati a riportare una pace difficile, o a mantenerla. Ad aiutare le forze militari di Governi ancora molto fragili per riportare la sicurezza, a rafforzare istituzioni ancora precarie .Ma anche uomini impegnati ad alleviare la sofferenza delle popolazioni locali. Gli obiettivi dell’Operazione Antica Babilonia, una missione di peacekeeping, erano contribuire alla ricostruzione dell’Iraq, un Paese danneggiato dalla guerra che si trovava senza lo spietato dittatore che lo aveva governato per 26 anni con il pugno di ferro.

Le forze italiane dovevano contribuire al mantenimento dell’ordine e della sicurezza. Tra i loro compiti vi era l’addestramento della polizia locale, la gestione dell’aeroporto, la partecipazione alle attività di bonifica (anche con l'impiego delle unità cinofile) ma anche operazioni dirette di aiuto alla popolazione. Come l’approvvigionamento di cibo ed acqua. L’operazione Babilonia era partita il 15 luglio del 2003. Meno di due mesi dopo avvenne la strage a Nassiriya (i sospetti erano o gruppi qaedisti legati a organizzazioni estremistiche libanesi, oppure cellule terroristiche legate ad Abu Mussab al-Zarqawi). Era difficile immaginare che la discesa nel caos fosse tanto rapida. Solo sei mesi prima, il primo maggio di quell’anno, a bordo della portaerei Abraham Lincoln, il presidente americano George W. Bush davanti ai media dichiarò: «Mission accomplished» (Missione compiuta).

Mai annuncio fu così prematuro, e ingenuo. Poche settimane dopo l’Iraq venne trascinato in una guerriglia strisciante. Dopo essersi riorganizzati i gruppi estremisti, dove erano confluiti anche molti degli esperti quadri militari dell'esercito di Saddam Hussein (dichiarati fuori legge dagli Stati Uniti) , scatenarono la loro rappresaglia. Nel 2004 le due battaglie di Falluja, roccaforte sunnita, dove i marines subirono perdite consistenti, furono il preambolo di quello che sarebbe accaduto dopo. Nel 2005 il Paese precipitò negli anni bui, quelli delle stragi confessionali, dei kamikaze di Abu Mussab al Zarqawi, il leader di al Qaeda in Iraq. Tutti pagarono un prezzo molto alto. Gli americani (oltre 4mila soldati uccisi), il neonato esercito iracheno (oltre diecimila soldati morti) la popolazione civile, più di 150mila vittime. Morirono anche quei 18 italiani (12 carabinieri, 4 soldati dell'esercito, un regista e un cooperatore internazionale). Se oggi l’Iraq è un Paese che, pur rimanendo turbolento in diverse aree, ha delle istituzioni, un’economia che si è rialzata, una popolazione che ha ripreso a vivere e vuole tornare a un’esistenza normale, una parte del merito è anche di questi 18 italiani.

Marco Beci, cooperatore internazionale
Stefano Rolla, regista

I carabinieri
Massimiliano Bruno, maresciallo aiutante, Medaglia d'Oro di Benemerito della cultura e dell'arte
Giovanni Cavallaro, sottotenente
Giuseppe Coletta, brigadiere
Andrea Filippa, appuntato
Enzo Fregosi, maresciallo luogotenente
Daniele Ghione, maresciallo capo
Horacio Majorana, appuntato
Ivan Ghitti, brigadiere
Domenico Intravaia, vice brigadiere
Filippo Merlino, sottotenente
Alfio Ragazzi, maresciallo aiutante, Medaglia d'Oro di Benemerito della cultura e dell'arte
Alfonso Trincone, Maresciallo

I militari dell'esercito:
Massimo Ficuciello, capitano
Silvio Olla, maresciallo capo
Alessandro Carrisi, primo caporal maggiore
Emanuele Ferraro, caporal maggiore capo scelto
Pietro Petrucci, caporal maggiore

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