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Petrolio, tweet di Trump contro l’Opec e i tagli: il prezzo…

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geopolitica ed energia

Petrolio, tweet di Trump contro l’Opec e i tagli: il prezzo scende sotto i 60 dollari

New York - Donald Trump torna a minacciare una suo vecchio “nemico”: l’Opec. Il Presidente americano, fresco di un viaggio europeo ricco soprattutto di controversie e malumori, oggi ha diretto gli strali dei suoi frequenti tweet altrove, contro l’organizzazione dei Paesi produttori di petrolio, ammonendola a non ridurre l’estrazione di barili di greggio. Quindi anche e soprattutto contro quell’Arabia Saudita che pure tanto è cara alla Casa Bianca, come ha dimostrato la prudenza estrema nella gestione dello scandalo per l’efferato assassinio dei giornalista e dissidente Jamal Khashoggi.

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L’amministrazione ha accuratamente evitato finora di cancellare forniture di armi a Riad.

Quando di mezzo è l’oro nero, però, Trump non transige: «Auspicabilmente, l’Arabia Saudita e l’Opec non taglieranno la produzione petrolifera. I prezzi del greggio dovrebbero essere molto piu bassi sulla base delle forniture!» ha scritto con il tradizionale punto esclamativo conclusivo il Presidente nel suo micro-messaggio. L’effetto è stato quasi immediato: con una virata in negativo del prezzo del petrolio al Nymex: alla fine le quotazioni hanno perso lo 0,32% a 59,93 dollari al barile.

Riad aveva indicato, solo poche ore prima, che l’organizzazione potrebbe limare la produzione di un milione di barili al giorno.

L’Opec non è un bersaglio inedito per Trump, anzi l’ha messa nel mirino più volte soltanto quest’anno. I prezzi del greggio sono tuttavia nel mezzo di un pronunciato declino che di recente ha passato la soglia della correzione entrando in una fase ribassista, cioè sono al centro di un ribasso superiore al 20% dai massimi. E parte del problema, paradossalmente, lo ha creato proprio la controversa politica estera della Casa Bianca, in particolare in questo caso sull’Iran: dopo aver annunciato severe sanzioni contro il petrolio di Teheran, ha infatti concesso esenzioni a otto grandi importatori, compresa l’Italia, alleviando paure che i barili iraniani sparissero rapidamente e del tutto al mercato. Il quale nel frattempo si era attrezzato con una maggior produzione in arrivo da altrove, inclusi gli stessi Stati Uniti, Russia e Arabia Saudita.

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