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sciagure che frenano la crescita

Giappone, Pil in calo dopo tifoni e terremoto: terzo trimestre -1,2%

I disastri naturali che in estate hanno colpito le catene produttive e ridimensionato i consumi provocano una contrazione dell’economia giapponese: nel terzo trimestre il Prodotto interno lordo è sceso dello 0,3% sul trimestre precedente, pari a un -1,2% annualizzato. Un dato peggiori delle attese, che si compara con il robusto +3% annualizzato registrato nel periodo aprile-giugno. Con gli effetti di un disastroso terremoto e delle peggiori inondazioni da alcuni decenni, si segnala anche una discesa delle esportazioni, in parte causata dal tifone Jebi.

Una sciagura che a settembre ha messo fuori uso le infrastrutture per l’export dell’area di Osaka. Siamo a -1,8% su base trimestrale, –7,1% annualizzato, il peggior dato da tre anni. Preoccupante spia, secondo alcuni analisti, di come il Sol levante possa finire per non risultare immune dalle conseguenze negative a largo raggio della guerra commerciale in corso tra Usa e Cina. In positivo per il Giappone, spicca l’ultimissima indiscrezione lanciata dall'agenzia Bloomberg secondo cui l’Amministrazione Trump per ora ha deciso di non procedere con l’introduzione di dazi nel settore auto (il che ha generato acquisti alla Borsa di Tokyo sui titoli del comparto).

Negativi anche gli altri principali fattori, con i consumi a -0,1% e gli investimenti delle imprese a -0,2%. Il deflatore del Pil risulta in discesa dello 0,3%: negli stessi termini (-0,3%) è calato il Pil nominale. È più che confermata, quindi, la notizia emersa ieri secondo cui gli asset nel bilancio della Banca del Giappone hanno superato l’ammontare del Pil nominale, dopo 5 anni e mezzo di politica monetaria ultraespansiva. Il rallentamento del Pil depone in favore della prosecuzione della strategia in corso da parte della BoJ, che non intende accodarsi alle politiche di irrigidimento monetario avviate da altre banche centrali in quanto l’inflazione resta bassa intorno alla metà del target ufficiale del 2%.

L’economia giapponese evidenzia una contrazione in due degli ultimi tre trimestri (-1,1% annualizzato nei primi tre mesi del 2018), dopo una serie di otto trimestri consecutivi con il segno più. Per vari analisti, è la spia di un «affaticamento» dell’Abenomics che tra meno di 11 mesi dovrà affrontare la sfida dell’impopolare rialzo dell’imposta sui consumi dall’8 al 10%. Il precedente incremento della pressione fiscale indiretta provocò una recessione nel 2014. Molti economisti si attendono comunque una ripresa nella fase finale di quest’anno (oltre a dare per scontato che il governo introdurrà nel 2019 nuovi stimoli pubblici all’economia per controbilanciare gli effetti dell'aumento dell’Iva).

Sempre che i contrasti commerciali internazionali non si intensifichino e i colloqui per un nuovo accordo sul trade tra Usa e Giappone procedano senza strappi. Secondo Takeshi Minami, capo economista di Norinchukin Research Institute, il trend dell'economia giapponese, al di là di un eventuale recupero tra ottobre e dicembre, va verso un atterraggio morbido nel segno di una crescita molto bassa rispetto alle performance relativamente robuste evidenziate fino a quest’anno.

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