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Brexit: Madrid e Parigi chiedono garanzie a Londra

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i nodi dell’intesa

Brexit: Madrid e Parigi chiedono garanzie a Londra

Il capo dei negoziatori Ue Michel Barnier
Il capo dei negoziatori Ue Michel Barnier

BRUXELLES – A una settimana dall’accordo tra Londra e Bruxelles sull’intesa di divorzio della Gran Bretagna dall’Unione, i dubbi degli uni e le richieste degli altri continuano a pesare sull’iter di approvazione di un testo lungo 585 pagine. A rumoreggiare non è solo l’establishment britannico, ma anche il governo spagnolo, che chiede rassicurazioni per quanto riguarda il futuro rapporto dell’Unione con Gibilterra, e l’esecutivo francese, che vuole certezze sul periodo di transizione.

«Vogliamo chiarire che i negoziati tra il Regno Unito e l’Unione europea sulla loro futura relazione non riguarderanno Gibilterra – ha spiegato alla stampa ieri qui a Bruxelles il ministro degli Esteri spagnolo Josep Borrell - e che le trattative sulla relazione futura relative a Gibilterra devono quindi avvenire a parte. Vogliamo che questo sia chiarito nell’intesa di divorzio (…) altrimenti non possiamo essere d’accordo. La questione di Gibilterra è fondamentale per la Spagna».
La Spagna non riconosce la sovranità britannica su Gibilterra e vuole avere l’ultima parola sia sul modo in cui avverrà il divorzio della Gran Bretagna, sia sul modo in cui verrà gestita la relazione tra il Regno Unito e l’Unione europea dopo Brexit. A margine di una riunione ministeriale, diplomatici di vari Paesi si dicevano convinti che una intesa sarà possibile, anche se il capo-negoziatore comunitario Michel Barnier ha esortato a non mettere mano al testo.
Al centro delle preoccupazioni l’articolo 184. «Il compromesso potrebbe essere una dichiarazione a parte in cui si chiarisce l’interpretazione da dare a questo articolo», commentava ieri sera un diplomatico. I Ventisette si riuniranno domenica prossima qui a Bruxelles per dare il loro benestare politico all’accordo di recesso.

Oltre alla Spagna, a rumoreggiare è anche la Francia che vuole rassicurazioni scritte sull’obbligo di concorrenza leale della Gran Bretagna durante il periodo di transizione.

Nel frattempo, rimangono anche incertezze oltre-Manica. La premier Theresa May dovrebbe venire a Bruxelles nei prossimi giorni per discutere dell’accordo di partenariato che sarà oggetto di una dichiarazione politica e che verrà negoziato quando Londra avrà lasciato l’Unione. La signora May è stretta fra il desiderio di non ricreare una frontiera tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda, e l’impegno a portare il paese fuori dall’Unione.
La soluzione di inserire l’intero Regno Unito nell’unione doganale sarebbe da utilizzare solo in caso di un mancato accordo di partenariato. Tuttavia, l’ipotesi non piace ai brexiteers più accesi, che temono un Brexit a metà. In questo senso, torna d’attualità la possibilità di allungare il periodo di transizione per uno o due anni, oltre il 31 dicembre 2020.
«Il prolungamento del periodo di transizione non può essere indefinito – ha precisato Michel Barnier –. Nel caso faremo una proposta alla controparte britannica». L’allungamento del periodo di transizione permetterebbe di avere più tempo per negoziare l’accordo di partenariato, assicurando alla signora May che l’uso della controversa soluzione irlandese sarebbe alquanto improbabile. Tra i problemi da risolvere, però, vi sarebbe il contributo inglese al bilancio comunitario 2021-2027.

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