Mondo

Corea del Sud batte Russia nella gara per la guida dell’Interpol

  • Abbonati
  • Accedi
una presidenza controversa

Corea del Sud batte Russia nella gara per la guida dell’Interpol

Kim Jong-yang, il sudcoreano eletto nuovo presidente dell’Interpol (Ansa)
Kim Jong-yang, il sudcoreano eletto nuovo presidente dell’Interpol (Ansa)

«Gloria all’Ucraina!», twitta il ministro degli Interni di Kiev, Arsen Avakov. Entusiasta per l’esito del voto con cui le delegazioni di 192 Paesi hanno scelto a Dubai il prossimo presidente dell’Interpol, il sudcoreano Kim Jong-yang. Un’elezione su cui sono confluite tutte le tensioni che percorrono le relazioni internazionali, come dimostra l’entusiasmo di Avakov. L’altro candidato alla guida dell’Organizzazione internazionale delle polizie era Aleksandr Prokopchuk, general-maggiore del ministero degli Interni russo. Nato a Kiev, peraltro, e con un fratello minore, Igor, diplomatico per l’Ucraina che rappresenta a Vienna presso l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

Dato per favorito fino alla vigilia dell’Assemblea generale dell’Interpol, Aleksandr Prokopchuk ha perso per 61 voti contro 101. Ha la stessa età e più o meno la stessa anzianità di servizio all’Interpol del rivale: entrambi erano viceresponsabili nell’organizzazione che, in settembre, si è trovata a dover sostituire il presidente Meng Hongwei, scomparso dalla sede di Lione in settembre e ricomparso a casa, in Cina, agli arresti con l’accusa di corruzione. Kim concluderà i due anni del mandato iniziato da Meng, e nel 2020 non potrà ricandidarsi.

L’incarico di presidente dell’Interpol è largamente cerimoniale, è il segretario generale dell’organizzazione - attualmente il tedesco Jürgen Stock - a dirigere di fatto le operazioni.E la nazionalità del presidente, ha commentato ieri Stock,«non influisce sulla neutralità e sull’indipendenza dell’organizzazione».

Tuttavia, malgrado Prokopchuk sia vicepresidente dal 2016, e prima di allora abbia guidato per cinque anni l’ufficio moscovita dell’Interpol, l’eventualità che un generale russo ritenuto vicino a Vladimir Putin presiedesse al coordinamento delle polizie del mondo era parsa inaccettabile a Paesi come Lituania o Ucraina, che avevano minacciato di sospendere la propria partecipazione all’Interpol. Nella serata di martedì anche gli Stati Uniti avevano preso posizione contro Prokopchuk, preoccupati che la gestione delle red notice (i mandati d’arresto internazionali indirizzati dall’Interpol alle varie polizie nazionali, su richiesta di un altro Paese membro)potesse essere manipolata a fini politici, usata contro dissidenti, critici di un regime, oppositori. Un problema che non riguarda solo la Russia; e una coesistenza che non riguarda solo l’Interpol, tra le tante organizzazioni internazionali. Prokopchuk resterà vicepresidente, responsabile per l’Europa.

Commentando il voto, ieri il Cremlino ha fatto buon viso a cattivo gioco. «Ci dispiace che non sia il nostro candidato - ha detto il portavoce Dmitrij Peskov - ma in ogni caso non ci sono motivi per non accettare i risultati elettorali». Quanto a Kim,dopo la vittoria il neopresidente ha sottolineato che «il nostro mondo sta affrontando cambiamenti senza precedenti, che implicano enormi sfide alla sicurezza pubblica. Per superarle, abbiamo bisogno di una visione ben chiara: abbiamo bisogno di costruire un ponte verso il futuro».

© Riproduzione riservata