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Nissan caccia Ghosn dalla presidenza

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Nissan caccia Ghosn dalla presidenza

Il Board straordinario di Nissan – ridotto a sette membri dopo l'arresto di Carlos Ghosn e Greg Kelly – ha votato e deciso all’unanimità di estromettere dalla presidenza della società e da representative director il top manager, silurando anche l’altro representative director. Mitsubishi Motors dovrebbe rimuovere Ghosn dalla presidenza settimana prossima

Una linea dura che contrasta con quanto deciso dal board Renault, che non ha fatto decadere Ghosn dalle cariche ma si è limitato a designare come ceo ad interim il chief operating officer Thierry Bolloré e come presidente provvisorio non esecutivo Philippe Lagayette, in attesa di ricevere informazioni e spiegazioni da Tokyo. Secondo indiscrezioni, Renault avrebbe chiesto a Nissan di posticipare il voto, senza risultato. Ghosn resta formalmente un semplice membro del board, in quanto per la sua rimozioen completa occorre un voto dell’assemblea degli azionisti.

Secondo molti analisti, il futuro dell'ormai ventennale alleanza franco-giapponese è a rischio: la strategia di Ghosn di procedere verso una ulteriore integrazione fino a una sostanziale fusione ha incontrato forti opposizioni in Giappone, sia dentro l'azienda sia in ambienti governativi. Voci e teorie di complotto si moltiplicano soprattutto in Francia.
In una conferenza stampa, Shin Kukimoto, vice procuratore presso Tokyo District Public Prosecutors Office, si è limitato oggi a confermare che Ghosn, arrestato lunedì scorso, è detenuto al Tokyo Detention Centre e che la Tokyo District Court mercoledì ha dato l'ok al prolungamento della detenzione per altri 10 giorni prima dell'incriminazione formale. Kikimoto ha detto di non poter fare alcun commento sulla questione se Ghosn ammetta o meno gli addebiti.

VIDEO. Guardate quanto era osannato Ghosn

Il top manager, fino perno dell'alleanza tra Renault e Nissan alla quale nel 2016 si è aggiunta Mitsubishi Motors, è accusato di aver sottostimato i suoi compensi nell'ordine dei 44 milioni di dollari in 5 anni nelle comunicazioni alle autorità di Borsa. Ma la sua posizione potrebbe aggravarsi con altre capi di imputazione, relativi a appropriazioni indebite a danno di Nissan. Le ultime indiscrezioni segnalano che avrebbe avuto a disposizione sei case, per lo più a spese della società, tra Parigi, Amsterdam, Rio de Janeiro, Beirut, Tokyo e New York. L'appartamento di lusso di Rio sarebbe stato a disposizione della sorella maggiore, che avrebbe ottenuto un fittizio contratto di consulenza per 100mila dollari l'anno. Gli appartamenti di Beirut e Rio – senza giustificazioni di business – sarebbero stati pagati da una società di diritto olandese costituita da Nissan per investire in startup, che avrebbe dirottato parte dei suoi fondi in un paradiso fiscale (le isole Vergini) al fine di rendere difficilmente rintracciabile il percorso dei soldi verso utilizzi personali impropri.

La procura ha interrogato oltre una decina di dirigenti Nissan e sta valutando la possibilità di mettere nel mirino la stessa società per le sue responsabilità giuridiche di tipo penale in false comunicazioni alle autorità di Borsa.. Nissan ha comunque dichiarato pubblicamente di aver effettuato una inchiesta interna durata vari mesi, dopo una soffiata, e di aver essa stessa portato le risultanze alla magistratura. Secondo indiscrezioni, sarebbe due i manager che avrebbero coperto gli illeciti di Ghosn su sollecitazione di Greg Kelly: i due starebbero collaborando con gli inquirenti dopo aver effettuato un patteggiamento secondo le disposizioni di una nuova legge approvata in Giappone pochi mesi fa.


Una vita sopra le righe, pare, ben diversa da quanto accade a Ghosn da lunedì . Le celle del centro di detenzione di Tokyo sono spartane e alla giapponese (tatami e futon): vige un regime di restrizioni (ad esempio, proibito dormire fuori dalle ore regolamentari) ed è obbligatorio indossare una maschera sul viso nell'incontrare visitatori. Secondo quanto riferito via twitter da un ex giovane imprenditore del Web finito in galera anni fa, Takafumi Horie, «in questo periodo lì già fa piuttosto freddo”». Secondo la legge giapponese, la polizia puo' interrogare ripetutamente per un massimo di 23 giorni l'indagato in stato di detenzione – senza la presenza dell'avvocato - prima di formalizzare le accuse. Ghosn ha ricevuto la visita dell'ambasciatore francese in Giappone. Finora nulla è trapelato. La detenzione in attesa di incriminazione potrà essere ulteriormente prorogata fino al 10 dicembre.

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