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Trump minaccia dazi sulle auto prodotte all’estero (e attacca la…

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per chiusura delle fabbriche in usa

Trump minaccia dazi sulle auto prodotte all’estero (e attacca la Fed)

Trump a tutto campo, all’offensiva contro General Motors e Jerome Powell, il presidente della Federal Reserve. «Sono molto deluso da General Motors e Mary Barra per le chiusure degli impianti degli impianti in Ohio, Michigan e Maryland. Niente viene chiuso in Messico o Cina. Gli Stati Uniti hanno salvato Gm, e questo è il GRAZIE! Stiamo valutando il taglio di tutti gli aiuti a Gm, inclusi quelli per le auto elettriche». È stata la risposta a muso duro del presidente Usa Donald Trump all’annuncio da parte di Gm della chiusura di cinque impianti in nord America e del taglio di oltre 14.000 posti di lavoro.

«Sono qui per tutelare i lavoratori americani», ha scritto ieri in un tweet Trump. «Gm ha scommesso sulla Cina quando ha costruito nel Paese i suoi impianti (e anche in Messico). Non penso che sarà una scommessa che pagherà», è l’opinione del presidente Usa. L’attacco alla casa automobilistica ieri ha avuto l’effetto di un calo del titolo Gm in Borsa, con una perdita del 2,5 per cento mentre oggi il preisdente americano, sempre via Twitter, ha scritto che l’amministrazione sta studiando dazi su tutte le auto prodotte all’estero. «Un presidente ha vasti poteri su tali questioni», ha twittato Trump. Gli eventuali dazi dell'amministrazione Usa sulle auto potrebbero portare a un taglio della crescita globale dell’0,75%, afferma il Fmi nel rapporto inviato al G20.

Il «tradimento» per la chiusura degli stabilimenti
Le chiusure di Gm interessano gli stati del Midwest che hanno regalato la Casa Bianca a Trump e il presidente le vive come un “tradimento” nei confronti della sua base e della politica dell'America First. Nei due tweet di ieri contro la casa automobilistica, il tycoon fa espresso riferimento agli stop della produzione in Ohio, Michigan e Maryland, notando come Gm non abbia però annunciato nessuna chiusura in Cina o Messico.

Non è la prima volta che Trump si scaglia contro Gm su Twitter e sempre sullo stesso tema: la produzione fuori dagli Stati Uniti. All’inizio dello scorso anno l’aveva bacchettata per importare negli Usa auto prodotte in Messico: «Produca qui o paghi pesanti tasse doganali», aveva detto il tycoon, gelando l’intera industria dell'auto. E anche i tweet dell'ultima ora sono una doccia fredda per l’intero comparto: secondo gli osservatori, infatti, la strada di Gm sarà seguita da altre case automobilistiche, tutte alle prese con il rallentamento dell'economia e il timore di una recessione, un'industria che cambia velocemente e la guerra commerciale, con i dazi sull’acciaio e l’alluminio che hanno fatto salire notevolmente i costi. Gli analisti sono convinti che nonostante le minacce di Trump Gm non cambierà rotta: per le case automobilistiche ha senso produrre il più vicino possibile ai consumatori e il mercato cinese, almeno per il momento, è quello a crescita maggiore.

L’affondo su Powell: non sono per nulla contento
Trump si è anche lanciato in un nuovo affondo contro il presidente della Federal Reserve Jerome Powell, accusandolo di essere la causa del recente andamento
altalenante di Wall Street. «Non sono per niente contento di lui» ha affermato l’inquilino della Casa Bianca in una intervista al Washington Post. «Continuare ad alzare i tassi di interesse - aggiunge il presidente americano - è un errore e sta danneggiando l'economia, come dimostra il caso della General Motors». Trump ha comunque detto di non temere una nuova recessione.

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