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Energia, la svolta della Francia: meno nucleare, più…

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l’annuncio di macron

Energia, la svolta della Francia: meno nucleare, più rinnovabili

Energia e fiducia. Il presidente francese Emmanuel Macron - dopo le aspre contestazioni dei giorni scorsi da parte dei Gilet Jaunes - insiste su uno dei suoi grandi temi, la conversione energetica anche in vista del summit sul clima di Katowice che inizia domenica: la riduzione del peso del nucleare e la chiusura delle centrali al carbone i punti fondamentali. Scosso dalla violenza delle proteste, e dal crollo dei consensi, ha messo anche a fuoco - finalmente, si potrebbe dire - il grande problema delle società occidentali, quello della sfiducia dei cittadini verso politici, istituzioni, esperti.

Nucleare al 50%
Macron ha riproposto ieri un tema centrale nella politica energetica francese: il futuro delle centrali nucleari, che oggi coprono il 71,6% della produzione. Le 19 centrali e i 58 reattori cominciano a mostrare i segni del tempo e già François Hollande aveva programmato un loro graduale smantellamento. Macron ha ribadito il suo impegno, ma l’obiettivo di scendere al 50% è stato posticipato, dal 2025 al 2035, mentre non mancheranno investimenti per la ricerca nel settore, che evidentemente non sarà abbandonato. Il piano è graduale e prevede di chiudere 14 reattori da 900 megawatt, di cui due, a Fessenheim, nel 2020, due entro il 2025-6, altri due nel 2027-8, mentre altri quattro o sei saranno fermi entro il 2030.

Investimenti per 9 miliardi
Il ridimensionamento dell’energia atomica non è una novità assoluta: già un anno fa l’allora ministro per la Transizione economica Nicolas Hulot aveva affermato che il 2025 era una data improponibile, anche perché un piano accelerato di smantellamento avrebbe messo a rischio gli obiettivi di riduzione dell’inquinamento. Macron ha però annunciato che l’uscita totale dal carbone sarà effettiva dal 2022 mentre saranno moltiplicati gli investimenti - che raggiungeranno i 7-8 miliardi - nell’eolico (che dovrà triplicare la sua produzione, oggi pari al 4,5% del totale), nel fotovoltaico (che dovrà quintiplicare la sua produzione, oggi pari all’1,7%) e anche nel più tradizionale settore idroelettrico, che già copre il 10% del totale.

Attenzione per i cittadini
La protesta dei Gilet Jaunes, cavalcata da tutte le opposizioni, ma in buona parte spontanea e legata al rialzo del gasolio - ormai più caro della benzina - e al limite degli 80 km/h sulle strade extraurbane, ha spinto Macron a sottolineare alcuni punti del piano energetico: gli investimenti - 9 miliardi - per meglio isolare gli edifici, insieme all’impegno di rinnovare tutte le caldaie a gasolio entro 10 anni. Sulla scia di un’analoga iniziativa sul tema dell’Europa, sarà inoltre lanciato un ampio dibattito, a livello locale, sulla transizione ecologica. «Mi auguro - ha detto Macron - che i rappresentanti dei gilet jaunes possano proporre delle soluzioni».

Un’imposta «intelligente»
Soprattutto, il presidente ha spiegato, al di là delle già annunciate misure a favore del consumo energetico, di voler modulare le imposte sui carburanti in relazione alle fluttuazioni del prezzo del petrolio, a favore di coloro che usano molto l’automobile. «Bisogna trovare un metodo per rendere più intelligente questa tassa, in modo che ogni trimestre se ne possano attenuare gli effetti per i cittadini». Per evitare che false informazioni possano inquinare il dibattito, il presidente ha anche istituito - «per ristabilire i fatti» - un Haut Conseil pour le Climat, composto da esperti, che vigilerà sulla politica del governo.

Ricerca europea sulle batterie
Altre misure sul settore energetico riguardano la ricerca sulle batterie per auto, in modo da sviluppare il settore delle auto elettriche. Macron ha auspicato un impegno franco-tedesco, se non addirittura europeo. Il governo inoltre non esclude l’ipotesi di aumentare la quota detenuta in Edf, la società elettrica, oggi pari all’83,7%, anche in considerazione dei rischi e dei problemi legati al settore nucleare.

Ricostruire la fiducia
Le opposizioni, che oggi rivendicano la rappresentanza dei Gilet Jaunes, malgrado la natura in gran parte spontanea del movimento, si sono dette deluse dalle iniziative di Macron, e così i grandi sindacati. Il presidente - che finora ha puntato molto sull’efficienza per ricostruire consenso - ha però mostrato di aver compreso la posta in gioco. Di fronte all«impazienza legittima» dei francesi e alla «perdita del senso collettivo della nazione», ha detto, «dobbiamo costruire un nuovo contratto sociale e ricostruire la fiducia della nostra società». «Le questioni che emergono ora non sono mai state trattate », ha aggiunto, e ormai «tutte le democrazie occidentali devono affrontarle». Non è mancato un riferimento a una revisione dell’organizzazione dello Stato, ma anche «delle spese pubbliche».

Finora Macron ha puntato molto sulla sua personale leadership - ma non sono mancate alcune gaffes e poi lo scandalo della guardia del corpo Benalla che ne hanno macchiato l’immagine - e, nel primo anno del suo mandato, ha varato una serie di misure i cui effetti si potranno verificare solo nel lungo periodo. Il risultato è stato un drammatico calo nei consensi, non diverso da quello subito da Nicolas Sarkozy e, dopo di lui, da François Hollande.

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