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Servizio |la casa bianca e l’ombra del russiagate

G20, Trump sulle guerre commerciali: «Buoni segnali dai colloqui» con la Cina

Vladimir Putin e Donald Trump al G-20 in Argentina (Afp)
Vladimir Putin e Donald Trump al G-20 in Argentina (Afp)

BUENOS AIRES – In un silenzio irreale, di prima mattina i suv blindati americani con il presidente Donald Trump hanno attraversato le strade deserte del centro di Buenos Aires. Il cuore della capitale argentina è completamente chiuso al traffico, militarizzato con le barriere di sicurezza a ogni angolo per il vertice G 20. Trump è arrivato presto alla Casa Rosada, il palazzo del governo. Al Salon Blanco è stato salutato e accolto dal suo compagno di golf, il presidente Mauricio Macri, il padrone di casa che è riuscito a organizzare il primo vertice dei 20 grandi Paesi in America Latina.

Gli Stati Uniti di Trump a settembre hanno sostenuto l’Argentina in sede Fmi per il nuovo piano di salvataggio da 56,3 miliardi di dollari. Strette di mano. Sorrisi. Flash. Poche parole di ottimismo sulla giornata. E poi via di nuovo il corteo presidenziale è ripartito verso il Centro in Costa Salguero, a poca distanza, dove si svolgono i lavori del summit “Building consensus per fair and sustainable development”, costruire un consenso per uno sviluppo equo e sostenibile. Cercare l'accordo, il dialogo insomma. Nonostante i venti di unilateralismo che arrivano dagli Stati Uniti.

Il vertice per costruire consenso
L’atmosfera che si respira a Buenos Aires è di ottimismo. Dopo il disastroso G 7 in Canada a giugno con l’America di Trump che si era sfilata facendo di fatto fallire il summit, la presidenza argentina ha ridotto le ambizioni del programma di questo vertice a pochi punti: il futuro del lavoro, il digitale, lo sviluppo sostenibile e le infrastrutture, la parità di accesso ai mercati e il commercio. L’Italia ha chiesto di aggiungere un capitolo sull’immigrazione. Le delegazioni sono al lavoro per trovare un accordo sulla dichiarazione finale, ma proprio perché l'obiettivo è meno ambizioso alla fine è possibile che il vertice sabato si possa chiudere con una convergenza tra i venti grandi.

La war trade e l’avvocato di Trump
L'attenzione è tutta sul bilaterale tra Cina e Stati Uniti e sulla cena tra Donald Trump e il presidente Xi Jinping sabato sera. Gli ostacoli per arrivare a un accordo sulla guerra commerciale sono ancora molti anche se il presidente Usa mostrato ottimismo sulla prospettiva di un accordo commerciale con Pechino grazie ad «alcuni buoni segnali» che arrivano dalle trattative. «Stiamo lavorando molto duramente. Sarebbe bello se riuscissimo a fare un accordo», ha detto Trump, durante un bilaterale con il primo ministro giapponese, Shinzo Abe.

Inoltre un cessate il fuoco nella war trade, atteso da tutti i mercati finanziari, potrebbe arrivare anche grazie alle ultime vicende interne di Trump. L'incontro tra Trump e Putin al G 20 non è saltato per le tensioni con l’Ucraina. O almeno non solo. I russi oggi continuano a sostenere che si tratta di «ragioni interne americane». Anche a Washington dicono all'ultimo minuto è stato deciso di far saltare un incontro imbarazzante in queste ore per il presidente americano. Dopo la sentenza di un tribunale di Manhattan che ha condannato l’avvocato personale di Trump, Michael Cohen per aver mentito al Congresso sui piani di investimento dello stesso Trump per realizzare una Trump Tower a Mosca fino a giugno 2016, prima di accettare la nomination repubblicana per le presidenziali. Trump ha sempre detto di non aver avuto legami o interessi, di nessun tipo, con la Russia. Per questo motivo secondo molti osservatori una pax con i cinesi al G 20, seppur di facciata o temporanea, sarebbe una vittoria importante per Trump, e a questo punto anche un modo per sviare l'attenzione dalle questioni giudiziarie che lo attendono a casa.

Verso un cessate il fuoco Cina Usa?
Una tregua tra Stati Uniti e Cina sulle questioni commerciali sarebbe un successo importante per Trump, infine, in un contesto internazionale dopo la sconfitta elettorale mid term con la perdita del controllo del Congresso, e soprattutto in seguito alla brutta figura rimediata a Parigi in occasione delle celebrazioni per i Cento anni dalla fine della Grande guerra, dove il presidente americano era stato completamente isolato dai tradizionali alleati. Un altro indizio che depone a favore di un accordo con i cinesi è il fatto che, a differenza di quanto annunciato dalla Casa Bianca, della delegazione americana al G20 fa parte anche il Consigliere economico Peter Navarro, il falco della war trade. Pezzo da novanta dell'amministrazione sul tema, assieme al Rappresentante al commercio Robert Lighthizer. Un segnale interpretato dai media cinesi come la volontà degli Stati Uniti di arrivare a un accordo coinvolgendo i massimi rappresentanti nei negoziati. Le prossime ore diranno se è così. I mercati sembrano crederci. Oggi intanto, nel consesso del vertice annuale tra le 20 grandi potenze che rappresentano l'85% del Pil e il 75% degli scambi globali, Stati Uniti, Messico e Canada hanno posto la firma definitiva all'accordo commerciale tripartito Usmca che sostituisce il vecchio e contestato Nafta.

La lunga marcia cinese e i negoziati
La Cina è disposta a negoziare con gli Stati Uniti e ha già mostrato diversi segnali di apertura nel documento di 162 punti presentato a Washington: la war trade ha fatto già perdere un 1% di crescita al Pil cinese nel 2018. Ma analisti e diplomatici cinesi sostengono in coro che le proposte dell'amministrazione Trump sono eccessive e a senso unico. Per la Cina il principio del capitalismo di Stato è un punto fermo e non è disposta a rinunciare al suo modello economico e alle sue politiche industriali. Il presidente Xi Jinping non vuole apparire troppo debole. Continua a parlare di multilateralismo e libero commercio. Intanto nel suo viaggio di avvicinamento in Argentina, con pragmatismo tipico cinese, ha fatto tappa in Spagna, Portogallo e Panama, per portare avanti la lunga marcia della “nuova della via della seta”, costruita con contratti e impegni pluriennali. Tutto per aumentare la sfera di influenza internazionale cinese, con l’America o senza: anche in Argentina in questi giorni Xi firmerà un accordo con Macrì per costruire la quarta centrale nucleare del Paese sudamericano.

Un accordo sulla war trade alla fine arriverà se gli americani, come sperano i cinesi, alla fine accetteranno di avere un approccio più equilibrato sulla war trade. I cinesi sono pronti. E nel caso si dovesse davvero arrivare a un'intesa al G20 hanno già programmato l’invio di una delegazione di 30 persone a Washington da metà dicembre per continuare i negoziati.

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