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aveva 94 anni

George Bush padre è morto, addio al presidente Usa della prima Guerra del Golfo

George Bush padre con la moglie Barbara (EPA)
George Bush padre con la moglie Barbara (EPA)

George H. Bush, 41mo presidente degli Stati Uniti, è morto all'età di 94 anni. Lo ha reso noto il figlio George W. Bush con una nota. Il portavoce della famiglia
Bush, Jim McGrath, ha spiegato che l'ex presidente, che da anni soffriva del morbo di Parkinson ed era costretto su di una sedia a rotelle, è deceduto poco dopo le 10 di sera di venerdì. Otto mesi fa era scomparsa la moglie, l'ex first lady Barbara Bush.

George H. Bush, eroe della seconda guerra mondiale e alla Casa Bianca dal 1989 al 1993, nel periodo della fine della Guerra fredda, visse il suo momento più alto di popolarità con la Guerra del Golfo del 1991, quando gli Usa sconfissero l'Iraq dopo l'invasione del Kuwait. Popolarità che fu poi travolta dalla crisi economica di quegli anni che lo condannò ad essere presidente di un solo mandato. A sconfiggerlo nelle urne fu Bill Clinton.

Negli ultimi anni era stato ricoverato più volte, ma era sempre riuscito a riprendersi, non nascondendo in diverse occasioni anche la sua avversità verso le posizioni dell'attuale presidente Donald Trump, che alle primarie del 2016 sconfisse l'altro suo figlio, Jeb Bush, in una corsa alla Casa Bianca che ha radicalmente cambiato il modo di essere repubblicani incarnato dalla sua famiglia.

Il patriota “Poppy”

Bush senior è stato «un patriota e un umile servitore dell'America», ha commentato uno dei suoi successori, Barack Obama, il primo a rendere omaggio a una figura di transizione nella politica americana. Alla Casa Bianca, Bush padre, aveva fatto soprattutto politica estera: da 'Giusta Causa' a Panama a 'Riporta Speranza' in Somalia, passando per la prima invasione dell'Iraq sullo sfondo del crollo del Muro di Berlino arrivando a raccogliere oltre il 90% dei consensi in anni di cambiamenti epocali che al politologo Francis Fukuyama avevano fatto parlare di 'fine della storia'.

A far fuori il “SuperBush” vincitore a metà su Saddam Hussein, era stata l'economia e la promessa elettorale mancata: “Read my lips: no new taxes”. “Poppy”, come lo chiamavano in famiglia, aveva faticato a mettersi in sintonia con gli affanni della gente, un limite imposto dal Dna a uno degli ultimi
discendenti di quell'aristocrazia 'wasp' della East Coast che si credeva di poter governare per diritto di nascita. Figlio di un ricco banchiere di Wall Street e senatore del Connecticut, George Herbert Walker Bush da piccolo andava a scuola con limousine e autista in livrea.

La corsa all’oro in Texas

Pur allevato nella bambagia, “Poppy” mostrò stoffa da patriota quando nel 1941, dopo Pearl Harbour, si arruolò come pilota della Navy e fu abbattuto dai giapponesi. Dopo la smobilitazione, sposò Barbara che aveva conosciuta un party di Natale a Greenwich e partì per il Texas a fare i soldi con il petrolio. Cinque figli, George W, Jeb, Neil, Doro e poi Robin, morta bambina di leucemia. La “dinasty”, versione GOP dei Kennedy democratici, era in stile Ralph Lauren, si scrisse allora: Kenneburport nel Maine invece di Hyannis Port.

Deputato dal 1966 al 1970, Bush non ce la fece mai a diventare senatore. Apprezzandolo «non per il cervello ma per la fedeltà», il machiavellico Richard Nixon lo nominò nel 1971 ambasciatore all'Onu. Due anni dopo, in pieno Watergate, gli offrì la scomoda direzione del partito repubblicano. “Poppy”
sopravvisse allo scandalo e nell' ottobre 1974 - con Gerald Ford - si riciclò come primo ambasciatore in Cina, carica che lasciò l'anno dopo per diventare capo della Cia.

Addio alla matriarca dei Bush

La carriera politica

Nel 1980 - senza base di potere nel partito ma da tutti considerato “molto amabile” fece il colpo della vita: Ronald Reagan, a cui aveva cercato di
tagliare la stradà, lo cooptò a vice. Otto anni dopo, contro Michael Dukakis nel 1988 fu una gara senza storia anche per via dei colpi bassi escogitati dal suo stratega Lee Atwater.

Nel 1992, dopo la peggior sconfitta elettorale in 80 anni (ottenne solo il 37% dei voti), fu contento di lasciare Washington. Quel giorno '41' chiuse per sempre con la politica attiva. «Nonno a tempo pieno», disse, per tornare alla ribalta solo due volte, in coppia con Clinton, cooptato a Kennebunkport come «pecora nera della famiglia Bush»: nel 2004 per le vittime dello tsunami in Asia, l'anno dopo per gli sfollati di Katrina.

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