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Servizio | summit alla casa bianca

Trump vede i ceo dell’auto tedesca. Alleanza globale Volkswagen-Ford

I big dell’auto tedesca ricevuti alla Casa Bianca per discutere di dazi (Ap)
I big dell’auto tedesca ricevuti alla Casa Bianca per discutere di dazi (Ap)

NEW YORK - Un’alleanza globale tra Volkswagen e Ford. E' la risposta del gruppo tedesco - primo costruttore mondiale - per aumentare la produzione negli Usa, dando una mano al car maker di Detroit, e per rilanciarsi definitivamente nel Nord America dopo il Dieselgate.
“Ci sono troppe Mercedes che passano sulla Fifth Avenue” aveva twittato Donald Trump l'estate scorsa quando minacciava i dazi del 35% sulle auto europee. Ieri alla Casa Bianca il presidente ha visto i tre executive dell'auto tedesca. Il ceo di Volkswagen Group Herbert Diess. Quello di Daimler-Mercedes Dieter Zetsche, in una delle ultime uscite: dal primo gennaio sarà sostituito dal manager svedese Ola Kaellenius. E il chief financial officer di Bmw Nicolas Peter, in sostituzione del ceo Harald Krüger, impossibilitato a partecipare.

L'amministrazione Usa vuole diminuire il deficit commerciale di 30 miliardi $ con la Germania, in gran parte prodotto da auto e componentistica. Quasi la metà del deficit complessivo tra Ue e Usa di 65 miliardi di dollari. I tre top manager alla Casa Bianca, prima di salutare Trump, hanno avuto un lungo incontro con il Segretario al commercio Wilbur Ross, il Rappresentante al commercio Robert Lighthizer e il Consigliere economico Larry Kudlow per valutare le modalità con cui migliorare la produzione di auto negli Stati Uniti. “Il nostro obiettivo – ha detto Wilbur Ross – è quello di ridurre il deficit con la prospettiva di aumentare la produzione di auto negli Stati Uniti, pensando agli investimenti in R&D nelle nuove tecnologie e ai veicoli elettrificati”. Il presidente Trump al termine ha salutato i tre manager nello studio ovale dove “ha condiviso la sua visione per produrre più auto negli Stati Uniti, assicurando un clima favorevole per le aziende del settore”, ha detto un portavoce.

Le case tedesche vogliono evitare i dazi sull'auto e chiedono chiarezza e certezza nelle scelte a lungo termine dell'amministrazione prima di decidere i loro investimenti. Bmw negli Stati Uniti produce i suv negli impianti di Spartanburg, in South Carolina, dove dà lavoro a 9mila persone. Volkswagen ha una fabbrica a Chattanooga, in Tennessee. Mercedes costruisce i suv delle classi Gle, Gls e le sedan della classe R negli stabilimenti di Tuscaloosa, in Alabama, dove ha circa 4mila occupati. Il paradosso è che già ora Bmw e Mercedes sono i primi due esportatori di auto americane verso la Cina. Gm, primo gruppo dell'auto americano, che ha appena annunciato un taglio di quasi 15mila lavoratori e la chiusura di diversi impianti in Nord America, non esporta in Cina perché produce direttamente lì, negli stabilimenti con i partner locali.

Il ceo del gruppo Volkswagen Diess dopo l'incontro ha annunciato che sono a uno stato avanzato i negoziati per realizzare un'alleanza globale con Ford Motors. Notizia confermata anche dal gruppo di Detroit, secondo per dimensioni negli Stati Uniti. A gennaio verrà presentata l’alleanza con gli investimenti previsti dal gruppo bavarese. Vw sta pensando di produrre auto nelle fabbriche sottoutilizzate di Ford negli Stati Uniti e offre la condivisione delle sue piattaforme in Europa, ha detto Diess. Vw sta valutando anche la realizzazione di un secondo stabilimento negli Stati Uniti dove produrre le auto elettriche per il Nord America, o attraverso un ampliamento degli impianti esistenti di Chattanooga, ma ci sono anche altre ipotesi sul tappeto su altri siti. Bmw vuole realizzare un sito produttivo negli Stati Uniti per motori e trasmissioni.

I car maker tedeschi negli ultimi dieci anni hanno aumentato di quattro volte la produzione di auto negli Usa: 804.200 veicoli nel 2017, il 7,4% della produzione totale di auto Usa. Riassume bene lo stato dell'arte un analista del settore automotive: “I boss dell'auto tedesca non devono cercare di negoziare le politiche commerciali internazionali con la Casa Bianca, ma solo assicurarsi di far capire bene l'impatto che hanno già i loro impianti produttivi, nello stesso modo come lo ha capito il sindaco di Chattanooga”. Ogni nuovo modello prodotto da Vw nella città del Tennessee porta circa 10mila posti di lavoro, tra diretti e indotto. Lo stesso vale per le fabbriche delle altre due case tedesche negli Stati Uniti.

Sui dazi legati all’automotive la situazione è alquanto confusa in casa americana, a pochi giorni dalla cena con la delegazione cinese a Buenos Aires nella quale è stata raggiunta una tregua di 90 giorni sulle dispute commerciali. Donald Trump lunedì in due tweet ha annunciato che i cinesi durante la cena avrebbero accettato di – letterale - «eliminare o ridurre» i dazi del 40% sulle importazioni di auto prodotte in America. Dopo il tweet tutti i titoli legati al settore auto hanno accelerato nei mercati finanziari. Ma la notizia non è stata confermata da parte cinese. Sugli esiti del vertice argentino le versioni sono discordanti tra Cina e Stati Uniti, aggravate dal fatto che non esiste un documento ufficiale condiviso dalle due delegazioni. Tanto è vero che poche ore dopo il tweet presidenziale, il Consigliere economico della Casa Bianca Kudlow ha ammesso che a lui non risulta si sia parlato di dazi sull’auto a Buenos Aires, quantomeno non nei toni definiti dal suo presidente.

Una confusione quella sui dazi che non aiuta le case automobilistiche. Costrette da mesi a definire nuove strategie per bypassare i problemi legati alle forniture e alla produzione sui vari mercati. In Sudafrica Bmw ha deciso di ampliare il sito produttivo per i nuovi modelli di Bmw X3 destinati al mercato cinese per evitare i dazi del 40% sulle auto made in Usa. La casa tedesca ha investito nella realizzazione di altri 26mila metri quadri negli stabilimenti di Rosslyn, vicino Pretoria. Per lo stesso motivo Daimler a giugno ha stanziato 600 milioni di euro per allargare gli stabilimenti sudafricani di East London dove assemblerà i modelli della classe C delle Mercedes destinatisempre al mercato cinese, che è il primo al mondo per volumi di vendita.

Volvo, a sua volta, controllata dalla cinese Geely, è stata costretta dopo l'aumento delle tensioni sulla war trade a rallentare i suoi piani per il nuovo stabilimento negli Stati Uniti a Charleston, nel South Carolina, dove si prevedevano investimenti per 1,1 miliardi di dollari. L’impianto a regime avrebbe dovuto dare lavoro a 4mila lavoratori americani. Per ora ne sono stati assunti 1.500 con la produzione che va a basso regime, sia per i problemi legati alla guerra Cina-Usa che per il calo delle vendite di auto negli Stati Uniti.

Lunedì sono stati diffusi i dati delle vendite di novembre che mostrano un calo dell’1,3% del mercato americano rispetto al novembre 2017, favorito anche da un aumento dei tassi di interesse. Tutta l’auto made in Usa (anche quella delle case straniere come le tedesche o Toyota) soffre. L’associazione americana dell’industria dell’auto (Aam) qualche mese fa ha diffuso uno studio dove valuta i maggiori costi per il settore causati dalle politiche protezionistiche in 45 miliardi di dollari. I maxi tagli di 14.500 posti di lavoro, pari al 15% degli occupati, appena annunciati dal primo gruppo automotive americano General Motors sono l’ennesimo campanello d’allarme.

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