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La Ue accusa la Russia di “guerra ibrida” e si attrezza in vista…

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lotta alle fake news e politica

La Ue accusa la Russia di “guerra ibrida” e si attrezza in vista del voto di maggio

«Le campagne di disinformazione, in particolare quelle condotte da paesi terzi, spesso sono parte di una “guerra ibrida”, che comprende cyber-attacks e hackeraggio delle reti. Ci sono prove che dimostrano che soggetti di uno stato straniero stanno intensificando l’attivazione di strategie di disinformazione per influenzare il dibattito pubblico, interferire nel processo decisionale democratico». È questo uno dei passaggi chiave del “Piano d’azione contro la disinformazione” adottato mercoledì dalla Commissione europea per contrastare, in vista degli appuntamenti elettorali dei prossimi due anni, in particolare le elezioni europee del maggio 2019.

L’accusa è precisa ed è stata circostanziata dal vicepresidente della Commissione Ue al digitale, l’estone Andrus Ansip: «Abbiamo visto tentativi di interferire in elezioni e referendum, con prove che indicano la Russia come fonte primaria di queste campagne». Per questo, ha aggiunto, «dobbiamo essere uniti e mettere insieme le nostre forze per proteggere le nostre democrazie contro la disinformazione». Muove da queste premesse il piano d’azione europeo contro le fake news che chiede alle istituzioni, agli Stati membri, alla società civile e soprattutto ai social e alle piattaforme on line uno «sforzo collettivo» per proteggere i valori europei da questa minaccia.

Si cerca, insomma, di fare tesoro dell’esito del referendum su Brexit, delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, della vicenda di Cambridge Analytica.

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Il piano si articola in dieci punti.

1) Con le nuove misure le risorse per le Task force in seno al Servizio di azione esterna di Federica Mogherini per identificare i focolai di disinformazione vengono più che raddoppiati passando dai 1,9 milioni del 2018 a 5 milioni per il 2019.

2) L’azione della Task force verrà estesa anche ai Paesi vicini, in particolare ai Balcani occidentali e a Sud.

3) Viene creato un sistema di allerta rapida tra istituzioni Ue e Stati membri per la condivisione di informazioni e allarmi su campagne di disinformazione.

4) Insieme al Parlamento Ue, saranno intensificati gli sforzi di comunicazione sui valori e sulle politiche dell’Unione, sforzo che viene chiesto anche agli Stati membri.

5) Saranno potenziati gli sforzi di comunicazione anche nei Paesi vicini.

6) I social e le piattaforme online quali Facebook, Google, Mozilla e Twitter saranno monitorati per verificare l’applicazione del codice di buone pratiche che hanno sottoscritto su base volontaria con Bruxelles e che prevede trasparenza nelle pubblicità elettorali, eliminazione di account falsi, identificazione dei bots e collaborazione con fact checkers e ricercatori. Un primo rapporto è atteso a gennaio.

Le ultime quattro azioni del piano sono di supporto ai media e prevedono programmi di formazione rivolti agli operatori dell’informazione, la costituzione di gruppi di “fact-checker”, programmi di “alfabetizzazione mediatica” anche transfrontaliera e, infine, il follow-up del cosiddetto “pacchetto elettorale”, le misure adottate a settembre scorso «per proteggere meglio i processi democratici da manipolazioni di paesi terzi o interessi privati».

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