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Huawei, i nodi giudiziari e politici dell’arresto di Meng Wanzhou

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la giustizia canadese e il ruolo di Hsbc

Huawei, i nodi giudiziari e politici dell’arresto di Meng Wanzhou

L’arresto in Canada su richiesta statunitense di Meng Wanzhou, direttore finanziario e erede del fondatore dell’impero delle telecomunicazioni cinesi Huawei, dovrebbe avere solide basi, secondo fonti legali negli Stati Uniti che preferiscono l’anonimato.
Ma la decisione potrebbe aprire una battaglia di non facile risoluzione, non solo quale capitolo nuovo e cruciale dello scontro per la supremazia tecnologica e commerciale tra le due potenze, ma anche sul fronte strettamente giudiziario, a cominciare dal percorso che dovrà seguire in Canada.

Avvocati canadesi sottolineano che la giustizia e la magistratura del Paese dovrà essere del tutto soddisfatta delle prove statunitensi prima di pronunciarsi formalmente e effettivamente, con un ordine delle corti, sull’estradizione prevista da trattati bilaterali. Prima cioè che scatti una consegna di Meng agli Usa. Una prima udienza in Canada è fissata venerdì con il «bail», per valutare cioè se Meng sarà rimessa in libertà senza rischio di fuga. Legali canadesi affermano però che il fermo, se indica che i canadesi erano soddisfatti della iniziale richiesta Usa, non significa una automatica e immediata estradizione: le procedure dovrebbero prevedere una vera e propria successiva presenza davanti a un giudice delle parti, vale a dire Meng e il governo canadese, per esporre le loro ragioni e prove. E la soglia di prove per legittimare l’ordine di estradizione è più alta di quella del fermo. Le stesse autorità canadesi, inoltre, dovranno essere sempre più a loro agio con le informazioni fornite dagli Stati Uniti per poter presentare in tribunale la richiesta. «Sarà un procedimento formale e completo, nel quale lei potrà difendersi. Non può essere considerata automatica una vittoria governativa sull’estradizione, forse ancor più in casi difficili e insoliti quale questo», spiega un legale. «Non è che, visto che gli Stati Uniti hanno avanzato la richiesta, il Canada sia obbligato semplicemente a eseguire».

Meng, da quanto emerso, dovrebbe rispondere di violazioni delle leggi statunitensi, in particolare delle sanzioni all’Iran, a Cuba, alla Siria e al Sudan nel corso degli anni. E la magistratura statunitense può far valere la loro applicazione in particolare data la presenza e attività del gruppo cinese in America. La vicenda legale è anche protetta da un divieto di pubblicazione di informazioni, chiesto dagli stessi avvocati della Meng. Pechino e Huawei hanno cominciato subito a reagire, nel clima di escalation delle tensione, definendo l’intervento contro Meng una violazione dei diritti umani. Pressioni sul Canada sono attese da parte di esperti nei rapporti internazionali, compreso il rischio di fermi per rappresaglia di executive statunitensi o canadesi in Cina. Huawei ha inoltre protestato la propria innocenza e il rispetto di ogni legge nei paesi dove opera, comprese le norme di controllo sulle esportazioni negli Usa.

Dal punto di vista statunitense, il caso scaturisce da indagini avviate dal Dipartimento della Giustizia che si sono di recente intensificate anche per il sospetto, sollevato dalla Casa Bianca, che i prodotti di Huawei possano essere usati per spionaggio industriale e contro gli Stati Uniti (Washington ha di recente invitato tutte le nazioni alleate, Italia compresa, a mettere al bando i prodotti Huawei). Più in dettaglio, nella vicenda in questione, il Dipartimento del Tesoro aveva chiesto di vederci chiaro sulla violazione delle sanzioni contro Paesi sulla lista nera degli Usa e gli uffici della procura federale di New York - per la precisione dell’Eastern District - avevano preso in carico l’inchiesta. Il mandato di arresto sarebbe scattato da loro e dallo loro indagini, sulla base di queste accuse legate alle sanzioni, prima ancora che sui sospetti di spionaggio.

Esperti accademici americani si sono a loro volta espressi indicando la potenziale credibilità e serietà del caso che le autorità Usa hanno adesso deciso di portare. In un tweet Julian KU, docente della Hofstra University Law School, ha scritto che «la legge Usa proibisce l’export di certe tecnologie statunitensi alcuni paesi. Quando Huawei paga per licenza su alcune technologie statunitensi, promette di non esportarle a simili paesi, quali l’Iran. Quindi non è irragionevole per gli Usa punire Huawei per aver sfidato la legge». Resta da vedere se la battaglia scatenerà anche nuove guerre ecomiche tra Stati Uniti e Cina che minaccino di essere «irragionevoli» per i mercati e l’economia globale.

Informazioni cruciali per l'inchiesta Usa su Huawei, l'arresto e la richiesta di estradizione di Meng dal Canada le avrebbe fornite la banca Hsbc. Il Wall Street Journal rivela che l'ufficio di monitoraggio interno dell’istituto britannico e globale ha segnalato transazioni sospette sui conti Huawei nel corso degli ultimi anni alla procura americana di New York. Il monitor è parte degli sforzi anti-riciclaggio e di controllo sul rispetto delle sanzioni della banca. Hsbc non è sotto indagine, piuttosto sta cooperando appieno con l’inchiesta.

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