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Pensioni, ecco perché quota 100 non aiuterà il lavoro dei giovani

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Pensioni, ecco perché quota 100 non aiuterà il lavoro dei giovani

Svezia, Germania e Danimarca: sono i tre paesi dove è più alta la percentuale di lavoratori senior al lavoro, con tassi di occupazione oltre il 75%. Gli stessi paesi sono anche nella top degli Stati più virtuosi per il lavoro dei giovani. Alti tassi di occupazione e bassi livelli di disoccupazione.

Nella classifica europea dei paesi migliori per gli over 50 troviamo sette paesi - oltre a Svezia, Germania e Danimarca, ci sono anche Estonia, Olanda, Finlandia e Gran Bretagna - che ritroviamo anche nella top ten dell’occupazione giovanile.

Prendiamo la Germania, al secondo posto per tasso di occupazione tra i 50 e i 64 anni (76,4%), è ottava per tasso di occupazione dei giovani (45,7%) e prima per la più bassa disoccupazione giovanile (6,8%). La Gran Bretagna è ottava per tasso di occupazione dei senior (71,8%), terza per quello giovanile (50,1%) e ha il nono miglior tasso di disoccupazione degli under 25 (12,1%).

E lItalia? Tra i dieci peggiori per tasso di occupazione degli over 50 (60,5%), penultima per occupazione giovanile (17,7%) e terza peggiore - dopo Grecia e Spagna - per la percentuale di giovani senza un lavoro (34,7%).

Da questi numeri, insomma, emerge che ridurre l’occupazione dei senior non ha un evidente effetto positivo sull’occupazione dei giovani. Anzi. Dove si lavora di più oltre una certa età, a lavorare di più sono anche le nuove generazioni.

La lettura dei numeri
«La riduzione dell’età pensionabile e conseguente uscita anticipata degli anziani dal mercato del lavoro non necessariamente comporta un aumento dell’occupazione dei giovani - commenta Paola Profeta, professore associato di Scienza delle Finanze all’università Bocconi di Milano -. Le stime parlano di una sostituzione o inesistente o molto bassa. Questo accade per vari motivi. In primo luogo, la sostituzione si basa sull’ipotesi che esista un numero fisso di posti di lavoro (e quindi chi esce lascia il posto a chi entra) ma il mercato del lavoro non funziona in questo modo così semplicistico. Secondo, è difficile pensare che il lavoratore giovane e anziano siano equivalenti per le imprese, date le loro diverse competenze, esperienze, capacità. Sappiamo inoltre che in passato i prepensionamenti - pratica diffusa in vari paesi europei - non hanno portato a una riduzione della disoccupazione giovanile».

TASSO DI OCUPAZIONE SENIOR 50-64
Dati in % (Fonte: Eurostat)

Di avviso in parte diverso è Luigi Campiglio, docente di politica economica all’università Cattolica: Se in un’azienda privata un manager o un quadro intermedio con la necessaria “seniority” va in pensione, si apre una posizione che di regola viene ricoperta da un interno con analoghe competenze ed esperienza, o da un esterno che già lavora: tutta la catena di riporto si muove verso l’alto, aprendo comunque una posizione nuova». Se ciò non avviene, secondo Campiglio,« già in precedenza quella posizione non era necessaria per la dimensione ottimale dell'impresa: tecnologia e recente legislazione hanno potenzialmente ridotto questi casi». Nella Pubblica Amministrazione la situazione è differente: «Dati i vincoli di bilancio e di legislazione - prosegue Campiglio - l’uscita di un funzionario può risultare in un maggior carico di lavoro per i colleghi. In settori chiave come l’istruzione, la sanità, l’ordine pubblico ciò è già una realtà. Nel giro di pochi anni il carico medio di lavoro è aumentato e il numero di lavoratori full-time equivalenti è diminuito, anche se sono maggiori le aree in cui è elevato il potenziale di miglioramento. C’è bisogno di richiamare dalla panchina in campo la riserva di giovani talenti, in Italia e all’estero, per superare la congiuntura internazionale e riavviare la crescita».

TASSO DI OCCUPAZIONE GIOVANILE 15-24 ANNI
Dati in % (Fonte: Eurostat 2018)

Più critico Michele Tiraboschi, ordinario di diritto del lavoro all’università di Modena e Reggio Emilia: «Non è vero che i giovani possono trovare lavoro solo a scapito dei lavoratori più anziani: lo confermano sia l’esperienza internazionale e comparata sia le sperimentazioni del passato nel nostro Paese che si sono risolte in uno spreco di risorse pubbliche. Il problema italiano è semmai un altro e cioè quello di aumentare il tasso di occupazione di tutte le fasce d’età perché sta qui il vero gap con il resto d’Europa. Più gente lavora, più si crea ricchezza e più risorse ed opportunità ci sono anche per i giovani».

TASSO DI DISOCCUPAZIONE GIOVANILE 15-24 ANNI
Dati in % (Fonte: Eurostat 2018)

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