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IL SOVRANISMO DELL’uNGHERIA

«Basta con l’integrazione, alla Ue servono patrie più forti»

 Peter Szijjarto, ministro degli Esteri e del Commercio dell’Ungheria,  alla conferenza dell’Osce a Milano
Peter Szijjarto, ministro degli Esteri e del Commercio dell’Ungheria, alla conferenza dell’Osce a Milano

«Servono Stati più forti dentro l’Unione europea. Non abbiamo bisogno di maggiore integrazione». Peter Szijjarto, ministro ungherese degli Esteri e del Commercio, è tra i fedelissimi di Viktor Orban che con il suo governo sta guidando il fronte sovranista dell’Europa centro orientale e non solo. Punta alle elezioni europee di maggio per fare un ulteriore passo avanti verso «l’Europa delle patrie», cercando alleanze con i partiti populisti di destra, come la Lega in Italia. Insiste sulla «rivoluzione illiberale» annunciata da Orban, contro il modello di società aperta occidentale, arrivando a considerare “opinioni” anche la democrazia e il rispetto dei diritti umani.

Ministro Szijjarto, l’Ungheria sembra in totale contrasto con Bruxelles su molte questioni, dai migranti al rispetto dello Stato di diritto. Qual è il vostro progetto per il futuro dell’Unione europea?

«C’è un dibattito in corso su come riformare l’Unione e questo è già un segno positivo. Noi vogliamo che la Ue si rafforzi e crediamo che possa farlo solo se gli Stati che la compongono sono più forti, non pensiamo invece che serva una maggiore integrazione. Facciamo parte dell’Unione europea, questo non è in discussione. E vogliamo un’Europa che abbia un ruolo più forte nel mondo. Abbiamo posizioni chiare sul futuro dell’Unione e ci confrontiamo senza problemi con chi non la pensa come noi. Ma esigiamo rispetto per le nostre idee così come noi rispettiamo le opinioni degli altri».

Perché pensa che una maggiore integrazione indebolirebbe l’Europa?

Ogni Stato ha la sua storia, la sua cultura e un’eredità che viene dal passato che non può essere cancellata. Anzi dobbiamo preservare queste specificità. Sono la nostra forza. E sono la base dell’architettura dell’Unione stessa. Assieme in Europa, partendo da questi principi, possiamo fare molto. Anche nel sostenere la competitività dell’economia.

Con gli altri Paesi europei lo scontro spesso sembra proprio sui principi di fondo, sulla base della democrazia, è così? La vostra “rivoluzione illiberale”, per usare la terminologia di Viktor Orban, vuole stravolgere i principi della democrazia?

In Europa, in modo bizzarro, quando le elezioni non vengono vinte da partiti liberali o socialisti si pensa e si dice che la democrazia è in pericolo. Ma in Ungheria il Fidesz ha conquistato la maggioranza in modo trasparente in tre elezioni consecutive e sfido chiunque a dire che non siamo una democrazia.

Proviamo a fare un esempio. Tra un Paese nel quale vivono solo bianchi e cattolici e un Paese abitato da bianchi, neri, rossi e gialli nel quale convivono musulmani e cristiani, lei quale sceglierebbe?

Ogni Paese, ogni governo, ogni società sceglie quella che ritiene sia la soluzione migliore, la soluzione che meglio si adatta alle proprie caratteristiche. Non c’è un modello migliore degli altri in assoluto. Per questo rispettiamo la strada intrapresa da molti Paesi in Occidente che sostengono lo sviluppo di una società multiculturale. Ma la nostra scelta è diversa: la nostra storia dice che quella ungherese è una società omogenea che non ha bisogno di migranti. Non per questo dobbiamo essere attaccati.

I migranti sono un problema per l’Unione europea?

I migranti sono una delle maggiori sfide che l’Unione europea deve affrontare. C’è chi crede che i flussi di migranti vadano gestiti mentre noi sosteniamo che vadano semplicemente bloccati. Per questo abbiamo bocciato il Global Compact delle Nazioni Unite sulle migrazioni, non possiamo accettare un testo che obbliga gli Stati sovrani a implementare le politiche di accoglienza di migranti decise dall’alto. Non possiamo accettare che qualcuno violi i nostri confini illegalmente, nessuno ha questo diritto.

Quanti migranti da voi definiti “illegali” ci sono in Ungheria?

Zero. Nessuno può entrare senza permesso nel nostro Paese.

Che alleanze state progettando in vista delle prossime elezioni europee, siete più vicini alla Lega di Matteo Salvini o alla Cdu tedesca che come voi fa parte del Partito popolare europeo?

Noi resteremo nel Partito popolare europeo, con la Cdu e anche con Angela Merkel ci sono motivi di divisione, che dipendono dai diversi interessi dei nostri Paesi, ma anche molti punti di contatto.

Che idea si è fatto dell’attuale governo italiano? A Bruxelles appoggerete la manovra finanziaria dell’Italia che sfida gli accordi sulla riduzione del debito?

Sono questioni che riguardano soprattutto la zona euro. E inoltre non sono abituato a commentare situazioni che riguardano altri Paesi.

Guardando verso Est, che cosa pensa dell’intervento della Russia nel Mar d’Azov contro l’Ucraina?

Con la Russia continuiamo ad avere un rapporto molto pragmatico. In Europa c’è molta ipocrisia e sono molti i governi che fanno affari con Mosca per poi criticarne le politiche.

Meglio Vladimir Putin o Donald Trump?

Meglio Viktor Orban.

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