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Wall Street, la settimana nera dei tre indici precipitati insieme. Non accadeva dal 2016

NEW YORK - Per Wall Street scatta la correzione. Anzi molteplici correzioni in contemporanea: tutti e tre i grandi indici, al termine della settimana di borsa, sono precipitati in ribasso di oltre il 10% dai loro massimi. Era dal marzo del 2016 che non accadeva. E gli investitori adesso potrebbero aggrapparsi anzitutto alla Federal Reserve, che riunirà i suoi vertici di politica monetaria la prossima settimana, nella speranza di contenere drammatiche tensioni e ritrovare quantomeno qualche misura di stabilità e fiducia.

Il colpo finale ai mercati l’hanno inflitto le ombre sull’economia globale, in particolare dati deludenti arrivati dalla Cina e dell’Eurozona che hanno spinto gli investitori a ridimensionare le loro scommesse azionarie - e il rischio che comportano - alla vigilia del fine settimana per paura di ulteriori sorprese a piazze finanziarie chiuse. Sia il Dow Jones che lo Standard & Poor’s 500 e il Nasdaq sono arretrati ieri di circa il 2 per cento. Lo S&P 500 e cosi’ scivolato di oltre l’11% dal top raggiunto a settembre, il Nasdaq ha bruciato il 15% da agosto e il Dow si trova a sua volta in calo di oltre il 10% dalle recenti vette dopo aver chiuso ai livelli minimi dal 3 maggio scorso.

La flessione ha anche spezzato la tradizione che vuole dicembre come un mese di rialzi. Dall’inizio del mese i tre principali indici sono scivolati all’unisono di almeno il 5,5%, addirittura il peggior scorcio di contrattazioni di fine anno dal 1980.

I declini nelle ultime ore sono stati trascinati dal comparto tecnologico, esposto ai venti contrari giunti da Pechino e dal palcoscenico internazionale. La Cina ha denunciato una frenata piu’ brusca delle attese nella produzione industriale, mentre dall’Europa sono giunti segnali deboli nell’attività manifatturiera di Francia e Germania all’indomani di pronostici non proprio brillanti da parte della Bce. Dubbi esistono inoltre sulla solidità della tregua commerciale tra Stati Uniti e Cina. Sul Dow Jones ha poi pesato un particolare crollo di Johnson & Johnson sull’onda di rivelazioni della Reuters secondo le quali l’azienda era al corrente da anni che il suo borotalco per bambini conteneva tracce di amianto. Il calo del titolo del 10% ha da solo cancellato cento punti dal Dow e spinto al ribasso del 3,4% il comparto sanitario nell’S&P.

Su Wall Street, guardando alla settimana entrante, potrebbero anche incidere nuove incognite tutte americane. Ieri sera un giudice federale in Texas ha bocciato come incostituzionale l’intera riforma sanitaria Obamacare, mettendo in forse se non il suo presente almeno il suo futuro con il caso che probabilmente procedera’ fino alla Corte Suprema, oggi dominata da una maggioranza conservatrice. La bocciatura potrebbe influenzare l’andamento di titoli delle sanita’ e delle assicurazioni. Il presidente Donald Trump e’ intanto perseguitato da scandali e inchieste sempre più’ gravi che minacciano di scuotere la Casa Bianca: il suo ex avvocato Michael Cohen, fresco di condanna a tre anni di carcere, ha detto in una intervista tv che era stato Trump a ordinare i pagamenti per zittire le presunte amanti alla vigilia delle elezioni, che sapeva della loro illegalità e che gli inquirenti ne hanno le prove. Trump nelle ultime ore e’ stato anche costretto a nominare un capo di gabinetto a interim per sostituire John Kelly in partenza: sara’ Mick Mulvaney, attuale direttore dell’Ufficio di bilancio della Casa Bianca e considerato un ultra-conservatore. Numerosi esponenti di piu’ alto profilo avevano rifiutato il posto.

Spasmodica attesa, in questo clima di nervosismo, forte volatilità e incertezza, c’è così tra investitori ed analisti per il vertice della Federal Reserve in programma martedì e mercoledì prossimi: la Fed, oltre ad aggiornare le previsioni economiche, dovrebbe alzare ancora una volta i tassi di interesse. Ma secondo alcuni osservatori potrebbe indicare minori strette a venire nel corso del 2019 in risposta a un’espansione statunitense che dovrebbe anch’essa rallentare il passo - forse al 2,4% nel 2019 dal 3% quest’anno - e alle crescenti incognite globali. Mickey Levy, senior economist di Berenberg, ha ridimensionato le sue previsioni di rialzi del costo del denaro a una sola stretta nel 2019 anziché due o tre. «I mercati sperano che la Fed abbia quasi finito di stringere o che dia segnali di una prossima pausa», ha commentato George Goncalves di Nomura. L’esito del vertice dirà se la Fed sarà in grado di vestire i panni di cavaliere bianco dei mercati, in grado di rassicurare investitori con i nervi scoperti.

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