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Apple, Amazon, Google: è fuga dalla Silicon Valley

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Servizio |costi troppo alti e carenza di personale

Apple, Amazon, Google: è fuga dalla Silicon Valley

NEW YORK - Fuga da Silicon Valley. La patria dell’hi-tech americano si sta rivelando sempre più stretta ai suoi protagonisti: nella sfida per tenere testa alla concorrenza globale per l'innovazione e il talento, i colossi nati o che hanno messo radici profonde nella costa occidentale del Paese, dando il nome alla valle del Silicio, oggi emigrano altrove, cercando nuovi sbocchi e opportunità su scala nazionale e non solo. Presto Silicon Valley potrebbe diventare solo una tra le tante sedi dell’alta tecnologia made in Usa e forse neppure la più importante.

È questa la tendenza di fondo rivelata dai recenti annunci a opera di grandi marchi, da Apple a Amazon e a Google.

Apple ha appena rivelato la creazione di un inedito campus a Austin in Texas. Amazon quella di un secondo quartier generale, metà a New York City e metà nei sobborghi della capitale Washington Dc in Virginia. Google sta ampliando enormemente la presenza a Manhattan. Almeno un’altra città, Boston, adesso compete con Seattle tra le protagoniste urbane della cosiddetta “knowledge economy”. E avamposti dell’hi-tech statunitense sono ora consolidati in città canadesi quali Toronto e Vancouver. Per crescere domani, insomma, le aziende di punta devono spingersi a rastrellare e far crescere i “talent”, a cominciare da ingegneri e guru di software e del web, ovunque.

Una crisi di leadership?
Tra le ragioni di questa fuga ci sono fattori materiali ormai ineludibili: la regione attorno a Seattle e San Francisco ha visto i costi aumentare vertiginosamente, diventando meta difficile per coltivare i sogni di società e giovani professionisti in ascesa. Si sta intanto riducendo, parallelamente, il “bacino” locale dal quale pescare lavoratori qualificati. Più sotterranea ma altrettanto presente è anche la preoccupazione, tra gli stessi colossi tech, che gli Stati Uniti rischiano di questo passo di perdere la leadership nell'innovazione che li ha sempre caratterizzati in epoca contemporanea.

Anche perché nel frattempo i giri di vite sull’immigrazione negli Usa, compresa quella legale, da parte dell’amministrazione Trump hanno ridimensionato l’arrivo dove desiderato di personale qualificato da oltre-confine. Allontanarsi da Seattle e dintorni, insomma, diventa in questo clima una risposta necessaria per cercare di rimanere all’avanguardia sulle nuove frontiere, quali l’intelligenza artificiale. Di recente la rivista The Economist, a testimonianza di una sfida profonda e aperta, ha dedicato la sua copertina al fenomeno e alle ragioni dell’appannarsi dell’innovazione a Silicon Valley - intitolato significativamente Peak Valley, come a suggerire cioè che ormai la Valle del silicio ha superato il suo picco.

Costi troppo cari, carenze di personale
Le quattro originali città coinvolte nel boom hitech — San Francisco, San José, Oakland e Seattle, sono di sicuro ormai le più care in assoluto nel Paese quando si esamina la classifica dei valori immobiliari. Un’abitazione mediana a San Francisco è valutata oggi 1,4 milioni di dollari; a Seattle 733.000 dollari. Problemi esistono inoltre dubbi sulle risorse destinate alle scuole pubbliche nelle aree considerate e la qualità dei servizi. L’altro nodo venuto al pettine, in parallelo, è una crescente scarsità di nuovo personale qualificato nelle culle storiche della tecnologia ormai ultra-affollate e sfruttate, dove una volta erano possibili le invenzioni nei famosi garage.

Apple
L’azienda di Cupertino in California è ora diventata tra le portabandiera di questa marcia americana al contrario, vale a dire la conquista dell’Est, perché dalla California verso est soprattutto si dirige, anzichè dell’Ovest. Ha annunciato che aprirà i battenti di un nuovo campus a Austin, nel corridoio tecnologico del Texas, stato ad oggi più noto per l’industria dell'energia. Il progetto su 133 acri - che prevede un investimento da un miliardo di dollari, iniziali cinquemila dipendenti e alla fine un totale di 15.000 - trasformerà Apple nel principale datore di lavoro della regione, con ben undicimila dipendenti. Altre sedi in espansione andranno da San Diego fino a Boston e a Boulder in Colorado. Negli ultimi due anni Apple ha ormai incrementato la propria forza lavoro del 14% a 132.000 dipendenti rendendo necessario espandere anche gli orizzonti geografici della presenza e del reclutamento.

Amazon
Il re del commercio elettronico e dei servizi cloud per le aziende ha da parte sua scelto, dopo una lunga asta tra decine di centri urbani del Nordamerica, la sua seconda capitale, anzi le sue seconde capitali. Suddividerà 50.000 nuovi dipendenti tra il quartiere di Queens a New York e la città di Arlington in Virginia. Le due nuove sedi ospiteranno in egual misura ingegneri e tecnici con elevate qualificazioni e lavoratori dei servizi. Nell'ultimo biennio la forza lavoro del gruppo è più che raddoppiata a quota 613.300 dipendenti, spesso lontano dalle sue origini a Seattle.

Google
Il gigante dei motori di ricerca e leader della raccolta pubblicitaria digitale è a sua volta protagonista di progetti di espansione fuori dai suoi abituali confini californiani di Mountain View. A New York, in particolare, sta cercando di raddoppiare una presenza già robusta identificando immobili da acquistare: al momento dispone in città già di settemila dipendenti. Google è inoltre reduce dall'apertura di un nuovo ufficio a Pittsburgh, città della Pennsylvania rinata con una diversificazione nei servizi e nella tecnologia (grazie anche al programma di Computer Science della Carnegie Mellon University) dopo la debacle della tradizionale siderurgia (e dove ha un centro di ricerca anche Uber). La casa madre di Google, Alphabet, ha aumentato i dipendenti nell'insieme del 35% dal 2016, portandoli a quota 94.300 negli ultimi due anni, diffusi su scala nazionale.

Intel
Il leader dei microchip è stato forse il pioniere di simili traslochi e continua a esserlo. Già adesso il gruppo ha molti più dipendenti nello stato dell’Oregon rispetto a quelli che ha assunto nella natale California. Un altro marchio storico, quello di Hewlett-Packard oggi scorporata in due aziende diverse, ha a sua volta una ormai consolidata presenza in altri stati quali lo stesso Oregon e l'Idaho.

Opzione estero
Sono scattate anche vere e proprie migrazioni internazionali. Numerose società americane, da Amazon a Apple e a Microsoft, hanno aperto laboratori, in particolare di Artificial Intelligence, in una città britannica quale Cambridge.

Tech “urbano”
Certo è, però, che al cuore di questi monumentali “trasferimenti” sono sempre e comunque grandi città, che esprimono un forte tessuto culturale, professionale e educativo indispensabile a mantenere la competitività. A dimostrarlo è il fatto che oltre il 44% degli impieghi nei servizi digitali sul mercato americano è oggi localizzato in sole dieci principali aree metropolitane, da Seattle, appunto, fino a Washington Dc. È qui che si gioca la partita per il futuro dell’hi-tech.

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