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Brexit, Corbyn presenta mozione di sfiducia contro Theresa May

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L’ATTO NON è VINCOLANTE

Brexit, Corbyn presenta mozione di sfiducia contro Theresa May

Alla fine dell'ennesimo dibattito alla Camera dei Comuni sulla Brexit, il leader del partito laburista Jeremy Corbyn ha presentato una mozione di censura contro Theresa May. Una mossa sofferta e più morbida rispetto a quella che i media avevano anticipato nel primo pomeriggio perché, a differenza di una mozione di sfiducia contro il governo, non si tratta di un atto vincolante. Ha però un certo valore simbolico e politico perché arriva dopo l'annuncio da parte della premier che il voto sull'accordo per il divorzio da Bruxelles si terrà non prima del 14 gennaio. «Torneremo a discutere dell'accordo il 7 gennaio e lo voteremo la settimana successiva», ha messo in chiaro May, che per la seconda volta in pochi giorni è dovuta tornare nella “fossa dei leoni” di Westminster. La premier ha spiegato che dopo la pausa natalizia ci sarà «un adeguato numero» di giorni per il dibattito sull'intesa, quindi ha ribadito il suo secco 'no' ad un secondo referendum che «tradirebbe la fiducia del popolo e spaccherebbe il paese in un momento in cui bisogna restare uniti». I negoziati slitteranno al 2019.

La premier in trincea per il suo accordo
Sotto il fuoco incrociato di deputati laburisti e conservatori dissidenti, il primo ministro ha poi provato a rassicurare che il «backstop non sarà mai attivato». I leader europei sono d'accordo su questo punto, ha sottolineato May, che sostiene di aver avuto garanzie in proposito anche dal presidente francese Emmanuel Macron. Per tutta la seduta, come un mantra, la premier ha ripetuto che c'è ancora spazio e tempo per altri negoziati, mentre poche ore prima dal portavoce della Commissione europea era arrivato un messaggio opposto. «L'accordo sulla Brexit sul tavolo è il migliore e l'unico possibile. Non lo riapriremo, non sarà rinegoziato. Non ci saranno altri incontri con la Gran Bretagna», aveva detto chiaramente Margaritis Schinas parlando con i cronisti a Bruxelles.

Poi è stata la volta di Corbyn che, nel suo primo intervento, si è limitato ad attaccare la premier («ha gettato la Gran Bretagna in una crisi nazionale») e contro l'esecutivo («il più disorganizzato e caotico nella storia moderna della Gran Bretagna»). Solo alla fine del dibattito si è alzato in piedi definendo «inaccettabile» il rinvio del voto a gennaio e annunciando la presentazione della mozione di censura. Al momento non è chiaro se e quando la mozione sarà votata. Non essendo indirizzata al governo, non c'è l'obbligo di metterla all'ordine del giorno ed è lo stesso esecutivo che deve trovare uno spazio. Quindi potrebbe essere discussa il primo giorno disponibile in calendario per un dibattito dell'opposizione. Un deputato laburista ha detto al Daily Telegraph che potrebbe avvenire anche domani.

May: nessuna chance di revocare articolo 50
May oggi ha anche ribadito che la possibilità di revocare l'articolo 50 non è sul tavolo. «Non lo faremo innanzitutto perché non è una decisione unilaterale del governo britannico ma va discussa con Bruxelles e poi perché revocarlo significherebbe restare nell'Ue». La data per la Brexit «resta il 29 marzo del 2019», un anno dopo che è stato innescato l'articolo del Trattato di Lisbona per l'uscita di un paese membro dal blocco comunitario. Per questo lo spettro di un 'no deal' si fa sempre più concreto tanto che, per ammissione dello stesso primo ministro, il comitato per le emergenza Cobra ha già tenuto delle riunioni sull'argomento.

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