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Arabia Saudita, il futuro di bin Salman e 4 cose da sapere sul rimpasto di governo

Il principe bin Salman (Reuters)
Il principe bin Salman (Reuters)

Il 27 dicembre l'Arabia Saudita ha operato un delicato rimpasto del suo governo nel primo grande cambiamento dopo l’assassinio del giornalista del Washington Post,Jamal Khashoggi, avvenuto in ottobre per mano di agenti sauditi in Turchia. Mentre il rimpasto era atteso - la legge saudita richiede che il gabinetto sia sostituito o riconfermato ogni quattro anni - alcuni dei cambiamenti risultano sorprendenti, come la nomina dell'ex ministro delle finanze, Ibrahim Al-Assaf, a titolare degli Affari Esteri. Di seguito quattro punti salienti dei cambiamenti, messi in fila dall’agenzia Bloomberg.

1) La squadra del principe ereditario non si tocca
Tutti i consiglieri chiave del principe ereditario Mohammed bin Salman hanno mantenuto le loro posizioni o acquisito nuovi portafogli, sfidando l'ipotesi che la sua cerchia ristretta potesse essere lambita dopo l'assassinio di Khashoggi. Il principe stesso ha conservato tutti i suoi posti chiave, dagli affari politici alla difesa fino all'economia del regno.

Il governo ha negato con veemenza che il principe abbia avuto un ruolo nell'omicidio. Tuttavia, uno dei suoi principali consiglieri, Saud Al-Qahtani, è stato rimosso dal suo incarico ed è sotto inchiesta. Mentre il capo dello sport saudita, Turki Al Alshikh, uno dei principali esecutori della strategia del principe ereditario, è stato spostato alla guida dell'autorità dello spettacolo, supervisionando un settore in crescita che è chiave per l’ambizione di MbS di affrancare la monarchia dall’economia (e i proventi) del petrolio.

Altri consiglieri chiave hanno invece accresciuto il loro potere, ad esempio il presidente dell'industria militare saudita Ahmed Al-Khateeb, che ha assunto il ruolo aggiuntivo di capo dell'ente turistico del regno, e Fahad Toonsi, un influente consigliere reale che ha ricevuto il rango di ministro.

2) I cambiamenti alla Guardia Nazionale
La Guardia Nazionale dell'Arabia Saudita, un importante apparato di sicurezza interna, avrà un nuovo capo nel principe Abdullah bin Bandar bin Abdulaziz. Il giovane principe è visto come vicino a MbS ed è visto da molti come una stella nascente da quando è stato nominato vice governatore della Mecca, l’anno scorso.

Si tratta del secondo cambiamento per la Guardia Nazionale in due anni. A lungo roccaforte del defunto re Abdullah, la guardia passò al figlio principe Miteb bin Abdullah dopo la sua morte. Un altro principe di basso profilo aveva ricoperto la carica l'anno scorso, dopo che Miteb fu arrestato e rimosso dal suo incarico durante una controversa campagna anti-corruzione. Dentro ai palazzi sauditi, l’incarico al principe Abdullah bin Bandar è visto come il segnale che il giovane bin Salman vuole mantenere il cruciale corpo di difesa interna nella sua sfera di influenza.

3) Principi più giovani, funzionari veterani
Più in generale il rimpasto ha riconosciuto posti sia alla nuova generazione di principi più giovani che ad una manciata di funzionari più anziani, forse mostrando il desiderio di bilanciare le due influenze. Oltre alla nomina di Al-Assaf agli Esteri - arrestato durante l'epurazione anti corruzione l'anno scorso e poi rilasciato senza commenti da parte delle autorità - un altro cambiamento chiave è stata la nomina di Musaed Al-Aiban come nuovo consigliere per la sicurezza nazionale. A lungo figura riservata e capace di agire dietro le quinte, nominato per la prima volta nel 1995 in un gabinetto saudita, Al-Aiban sarà il ministro del governo più anziano.

4) Separazione della corte reale dal gabinetto
Un cambiamento poco vistoso che invece potrebbe avere un impatto importante è la separazione della corte reale dall’istituzione che gestisce gli affari del governo. Le due istituzioni erano state fuse nel 2011 sotto la guida del re Abdullah. «Questo è un cambiamento importante», ha spiegato il ministro di Stato Mohammed al-Sheikh. «Dal punto di vista della governance è meglio tornare al modello originale in base al quale la corte reale gestiva gli affari di Sua Maestà come sovrano, e un'altra corte che si occupava dei suoi affari come capo del ramo esecutivo».

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