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Servizio |Le motivazioni

La Fed e i suoi verbali: ecco perché la Banca centrale Usa ha alzato i tassi

La Federal Reserve riconosce che ci sono sempre meno certezze nel cammino della sua politica monetaria al cospetto delle sfide economiche, di mercato e politiche. Che, in questa nuova realtà serve cautela, anzi «pazienza» sui tassi. Una pazienza che potrebbe tradursi in un’ormai prossima fine, almeno per ora, degli aumenti del costo del denaro nonostante la decisione - presa all’unanimità - di procedere ancora con un intervento restrittivo lo scorso dicembre. A confermare la correzione di rotta della Fed, e a spiegarne retroscena e ragioni a chi nutrisse dubbi, sono arrivati puntuali i verbali dell’ultimo vertice dalla Banca centrale. Dal resoconto del dibattito interno, reso noto con le tradizionali tre settimane di ritardo, emerge che «dimensioni e tempistica» di qualunque stretta sono oggi «meno chiare di prima», a causa delle bufere sui mercati finanziari e degli spettri di un indebolimento della crescita globale.
Di più. L’unanimità dell’ultima, modesta stretta sui tassi - la quinta consecutiva - nasconde in realtà opinioni già ben più articolate. Dietro la semplice modifica nella dichiarazione finale che aveva accompagnato la decisione di dicembre, dove è stata introdotta la parola «alcune» riferita a eventuali ulteriori e graduali strette, c’è in realtà l’opinione, messa nero su bianco nei verbali, che «sulla base delle attuali informazioni sarebbero appropriate scelte restrittive relativamente limitate». Tra i governatori riuniti per il vertice della Banca centrale, alcuni hanno persino prospettato di lasciare i tassi invariati a dicembre e più d’uno ha argomentato apertamente contro qualunque fretta nel muoversi verso ulteriori strette. Un’anticipazione della strategia di “pazienza” svelata successivamente dal chairman Jerome Powell e ripetuta da un numero crescente di esponenti della Fed nei giorni scorsi.

Sulla stessa parola «pazienza» è stato sollevato il sipario proprio durante la riunione: «Molti tra i presenti hanno espresso la posizione che, specialmente in una situazione caratterizzata da pressioni inflazionistiche sottotono, il Comitato (il Fomc, organismo esecutivo di politica monetaria della Fed) potrebbe essere paziente a proposito di ulteriori strette». Nel clima di maggior incertezza, danno conto i verbali, la Fed sta anche considerando di cessare indicazioni di guidance sul futuro. Tra gli ostacoli principali citati esplicitamente sul cammino di mercati ed economia, che pur viene considerata tuttora solida, spiccano le ombre di guerre commerciali. La Fed ha attribuito in particolare le brusche flessioni recenti sofferte da Wall Street all'escalation di simili tensioni. È uno spettro che, se oggi appare mitigato da passi avanti nelle trattative sino-americane, rimane tuttavia ben lontano dall’essere davvero scacciato.

I verbali mostrano come la Fed abbia cercato di preparare attentamente il terreno alle sue modifiche di strategia, seguendo da vicino l’evoluzione dei dati e condizioni economiche e di mercato in uno sforzo di evitare shock. Wall Street aveva inizialmente risposto nervosamente a Powell e alla sua immediata conferenza stampa post-vertice di dicembre, quando il chairman aveva sottolineato anzitutto la tenuta dell'espansione e quindi un apparente desiderio di procedere a continue strette. Non era proprio così: i verbali dimostrano che invece la Fed non era affatto, fin da allora, insensibile alle sfide e che intende tenerne conto con serietà. Se saprà poi calibrare la sua politica monetaria in modo efficace e adeguato rimane adesso l'interrogativo in cerca di risposta. Ma oggi più che mai mercati e economia potrebbero dover contare su quella serietà indicata dalla Banca centrale nei verbali in un clima politico americano che rimane estremamente avvelenato e scosso da ripetute crisi a rischio di ripercussioni sul Paese.

Simbolo di questo pericolo rimane lo shutdown del governo, per la crisi su budget e immigrazione innescata dal presidente Donald Trump nella sua contrapposizione ai democratici, che ha raggiunto il 19esimo giorno consecutivo. Già il secondo in assoluto per durata anche se il danno economico e' stato finora limitato dal fatto che è solo parziale, riguarda un quarto del governo visto che alcuni ministeri avevano gia' ricevuto stanziamenti annuali. I danni potrebbero però aumentare rapidamente con il protrarsi dell’impasse: la Sec, al contrario di altri shutdown, è ora paralizzata dalla mancanza di fondi di riserva. Tanto che il mese di gennaio rimarra' senza un collocamento azionario solo per la terza volta dal 1995 e che potrebbe essere messo in dubbio un anno altrimenti previsto da record per gli Ipo. Anche qualora venisse risolto, lo shutdown è un cattivo auspicio agli occhi di mercati e operatori economici per fiducia e stabilita' del governo americano, in un anno che dovrebbe comunque vedere un rallentamento dell'espansione. Un cattivo auspicio che potrebbe moltiplicare le responsabilità di timoniere della Fed, lei stessa protagonista di tesi rapporti con Trump.

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