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Servizio |IL FLOP DELLE TRATTATIVE

Trump batte i pugni sul tavolo e sbatte la porta: niente accordo con i democratici su shutdown e muro

New York - E Donald Trump uscì sbattendo la porta dall'incontro su muro, aggravando l'impasse sullo shutdown del governo americano. Si è concluso così, con un nulla di fatto, il vertice del Presidente con l'opposizione democratica che avrebbe dovuto provare a riaprire i ministeri. Con un Trump furibondo, che dopo aver picchiato i pugni sul tavolo ha abbandonato in fretta e furia il meeting dedicato alla chiusura degli uffici federali provocata dal duro scontro sulla muraglia anti-immigrati al confine meridionale degli Stati Uniti. Era un meeting che lo stesso Presidente aveva annunciato durante un formale discorso alla nazione di nove minuti dallo Studio Ovale soltanto la sera prima. Subito in un tweet Trump ha definito i colloqui con l'opposizione come una «completa perdita di tempo». Ha detto d'aver chiesto ai democratici se avrebbero accettato misure di sicurezza ai confini che comprendano barriere in cemento o acciaio. «Nancy (Pelosi, Speaker della Camera) ha detto NO. Io ho detto bye bye». Contemporaneamente i leader democratici hanno descritto il comportamento del presidente alla stregua di una «uscita plateale», nelle parole stupefatte del senatore Chuck Schumer. «È stato un capriccio infantile», ha aggiunto.

Trump insiste sul muro del Messico
Trump ha insistito nella sua richiesta di 5,7 miliardi di dollari per un muro con il Messico in cambio del via libera al budget di nove ministeri altrimenti fermi. Un blocco che ormai dura da 19 giorni e che, per quanto riguardi solo un quarto dell'insieme del governo, presto potrebbe diventare il più lungo nella storia statunitense, superando i 21 giorni di uno shutdown avvenuto sotto Bill Clinton. Sotto Barack Obama lo shutdown orchestrato dai repubblicani per bloccare fondi per la riforma sanitaria Obamacare era durato 17 giorni. Anche i danni economici e finanziari, finora limitati, potrebbero adesso aumentare. La Sec è quasi paralizzata e potrebbe generare gravi ritardi nei collocamenti azionari delle aziende. Mentre questa settimana sarà la prima davvero senza stipendio, dopo il periodo festivo, per 800mila dipendenti federali afflitti dallo shutdown.

Tra gli stessi repubblicani in Congresso serpeggia il nervosismo. Quattro senatori moderati hanno espresso perplessità e il desiderio di riaprire gli uffici federali anche in assenza di un accordo sulla sicurezza ai confini. E' quello che propongono i democratici: finanziare il resto del governo lasciando aperto solo il capitolo legato a frontiere e immigrazione. Ma la grande maggioranza dei repubblicani, tra la delusione dei pochi e finora timidi dissidenti, è apparsa tuttora saldamente unita alle spalle di Trump, un esito dimostrato da un incontro a porte chiuse tra il Presidente e i parlamentari del partito.

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