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Cina, dalla (bassa) inflazione segnali di allarme: nubi…

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Servizio |il caso pechino

Cina, dalla (bassa) inflazione segnali di allarme: nubi all’orizzonte sull’economia

La brusca frenata registrata dall'inflazione cinese in dicembre ripropone in primo piano i rischi di un sensibile rallentamento della seconda economia del mondo. A dicembre i prezzi alla produzione sono cresciuti solo dello 0,9% su base annuale, peggiore performance dal settembre 2016, contro il +2,7% calcolato in novembre e l’incremento per l'intero 2018 è stato del 3,5% contro il +6,3% del 2017. In frenata anche l'inflazione al consumo, salita in dicembre dell'1,9% su anno contro il +2,2% del mese precedente. Per l'intero 2018 il rialzo è stato del 2,1%, in rialzo sì dal +1,6% del 2017 ma lontano dal target di una performance vicina al 3% indicata dal governo.

La Banca Mondiale taglia le stime
I dati giungono a poche ore di distanza dalla pubblicazione di un rapporto della Banca Mondiale intitolato non a caso "darkening skies", o "nubi all'orizzonte" per una economia cinese che l'istituzione di Washington vede ora in crescita nel 2019 del 6,2%, un decimo in meno delle proiezioni precedenti. Pesano ovviamente le tensioni commerciali fra Cina e Stati Uniti (i negoziati, al di là delle ottimistiche dichiarazioni ufficiali, per il momento non hanno portato a risultati concreti) ma anche il rallentamento della domanda, il crollo del mercato azionario cinese nel 2018 (-25%) e il nuovo sforzo del governo centrale di Pechino per cercare di evitare lo scoppio di bolle speculative mettendo un freno a politiche troppo disinvolte di concessione dei prestiti da parte degli istituti finanziari.

Tagli fiscali per le pmi e taglio a riserve obbligatorie per le banche
Ma se in alcuni settori dell'economia il governo vuole evitare ulteriori eccessi speculativi, dall'altra parte in altre aree sta cercando di continuare a stimolare la crescita ed è di queste ore la notizia che sono allo studio sgravi fiscali per le piccole e medie aziende. Nei giorni scorsi, per fornire maggiore liquidità al

sistema imprenditoriale, il governo cinese ha inoltre abbassato di un punto percentuale il livello di riserve obbligatorie per le banche che scenderà di conseguenza al 13,5% per i grandi istituti e all'11,5% per i piccoli. Tutti passi che confermano i timori per un'economia che riveste ormai un ruolo di primo piano negli equilibri mondiali, basti pensare al fatto che la Cina contribuisce ormai a circa il 50% della produzione globale di acciaio.

I sospetti sui dati di crescita e il video del professor Xiang
La Cina ha abituato il mondo a una crescita talmente costante - compresa fra il 6,5% e il 7% per 15 trimestri consecutivi - da risultare sospetta. Un mese fa, Xiang Songzuo, professore presso la Renmin University di Pechino, ha dichiarato in un discorso pubblico di aver avuto accesso a due "rapporti interni" sullo stato attuale dell'economia: uno indicava che l'economia cinese stava crescendo solo dell'1,67% mentre per l'altro l'economia del paese era addirittura in recessione. Il video di quel discorso ha avuto poi una diffusione virale prima di essere rimosso dalla censura - come spiega il South China Morning Post - e ogni tentativo di contattare il professor Xiang non ha avuto successo. Per la Cina, come sostiene lo stesso presidente Donald Trump, trovare un punto di intesa con gli Stati Uniti ed evitare una guerra commerciale può dunque rappresentare un passo cruciale per ridare slancio a un'economia che ufficialmente non conosce recessioni da 25 anni.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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