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Germania, l’Afd rompe il tabù: fuori dalla Ue se non accetta nostre riforme

Più che una proposta, sembra un aut aut: Germania fuori dalla Ue se Bruxelles non accetterà un pacchetto di riforme radicali, inclusa l’eliminazione del parlamento europeo. Alternative für Deutschland, il partito di destra populista tedesco, ha rotto - a parole - il tabù dell’appartenza tedesca al progetto comunitario. È la prima volta nella storia politica nazionale, almeno per una forza rappresentata nel Bundestag e in corsa per l’Eurocamera.

I delegati del partito, riuniti in un congresso a Riesa (Sassonia), hanno votato un manifesto elettorale per le europee di maggio che prevede di fare campagna per il divorzio tra Berlino e la Ue. La «Dexit (Deutschland exit, ndr»), come è già stata ribattezzata dai media tedeschi, dovrebbe entrare in agenda se la Ue non avvierà un piano di riforme che tenga conto delle linee guida avanzate dalla Afd. Una prima bozza fissava al 2024 il termine massimo per la «risposta dell’Europa», poi ammorbidita in una scadenza più elastica (ora si parla di «entro tempi ragionevoli»). È stato lo stesso co-leader del partito, Alexander Gauland, a richiamare alla prudenza i suoi militanti: per il momento, ha detto, non è consigliable presentarsi alle urne di maggio con una «richiesta massimalista» come quella della rottura fra Berlino e Bruxelles. Secondo alcuni sondaggi, Afd potrebbe guadagnare fino a 20 seggi nel voto di maggio.

Abolire il parlamento (ma non l’euro)
Il compromesso raggiunto dai membri del partito non cambia, comunque, la linea sposata dal congresso di Riesa. La proposta più dirompente che sembra emergere è l’abolizione del parlamento europeo, liquidato come un organismo di «751 membri privilegiati (anche se saranno 704 dal 2019, ndr)». L’Afd contesta l’Eurocamera per le sue «ingerenze» sul potere legislativo, giudicato come una competenza esclusiva degli stati membri. Il partito critica anche l’esistenza di politiche congiunte in materia di sicurezza e relazioni internazionali, considerate sempre come un «patrimonio» nazionale e non comunitario. In compenso il partito non mette in discussione né la valuta unica né il disegno di integrazione economica che la sostiene. L’idea di fondo è quella di ridurre l’intero progetto europeo a una «comunità di interessi economici e Stati sovrani», smantellando gli istituti Ue senza intaccare gli accordi commerciali. In parte perché il partito riconosce i vantaggi del mercato unico. In parte perché un attacco troppo esplicito alla Ue rischierebbe di “bruciare” una quota di elettorato alla Afd, impegnata a scrollarsi di dosso le etichette di estremismo e corteggiare il voto moderato. «Non ci serve abolire la Ue, solo portarla a un nucleo sensato» ha precisato Gauland.

L’assist a Salvini (e a Kurz)
Sempre Gauland ha aggiunto che la Afd potrebbe contare su alcuni partner nel resto d’Europa, come il Partito della libertà austriaco (la forza di ultradestra capitanata da Jörg Haider fino al suo decesso nel 2008, oggi al governo con Sebastian Kurz) e la Lega di Matteo Salvini, sorvolando sulle frizioni fra i due partiti che si sono consumate negli ultimi mesi. Nonostante le sintonie sulla questione migratoria, la coleader dell’Afd Alice Weidel era entrata a gamba tesa nella disputa Roma-Bruxelle sulla manovra proposta dal governo gialloverde, accusando l’Italia di dipendere dalla «flebo dei fondi comunitari». Acqua passata, visto che lo stesso Salvini sta cercando di far decollare il progetto di una internazionale populista che faccia da raccordo fra i partiti nazionalisti di tutta Europa.

In Germania, l’ipotesi di una «Dexit» è accolta nel gelo. Manfred Weber, capogruppo del Partito popolare europeo e membro della Csu (il partito gemello della Cdu di Angela Merkel), ha scaricato l’Afd come «il partito tedesco della Brexit». Il vicepresidente del Bundestag Thomas Oppermann prospetta una «catastrofe» in caso di divorzio della Germania dalla Ue, liquidando l’uscita della Afd come «un’enorme sciocchezza».

A quanto evidenziano i media tedeschi, però, lo scontro con i partiti tradizionali è una conseguenza più che gradita all’Afd. Il partito ha costruito buona parte del suo consenso politico sull’ostilità all’immigrazione e alle politiche di accoglienza di Angela Merkel. La futura uscita di scena della cancelliera ha privato il partito di un’avversaria e di un argomento politico importante, costringendolo alla ricerca di slogan di impatto per il voto di marzo. «Fuori dall’Europa», forse, potrebbe essere uno dei primi.

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