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Danzica, accoltellato a morte il sindaco pro-migranti e anti-governo

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pOLONIA in lutto

Danzica, accoltellato a morte il sindaco pro-migranti e anti-governo

È morto questa mattina, Pawel Adamowicz, il sindaco di Danzica accoltellato ieri da un giovane mentre stava partecipando a una manifestazione di beneficenza. Le condizioni di Adamowicz erano apparse subito gravissime a causa delle lesioni a organi vitali e della perdita di sangue. Nonostante gli sforzi dei medici e un’operazione durata più di cinque ore nella notte, il sindaco della città portuale polacca non ce l’ha fatta: troppo gravi le ferite che gli hanno perforato il cuore, il diaframma e la cavità addominale e hanno danneggiato anche fegato, reni e milza.

IL VIDEO - Danzica, il sindaco accoltellato sul palco davanti al pubblico

Un sindaco contro la destra al governo
Duro oppositore dell’attuale destra al governo del Paese, Adamowicz, 53 anni, lascia una moglie e due figlie di 9 e 15 anni. Dopo aver militato in Solidarnosc, Adamowicz era diventato negli ultimi anni un riferimento a Danzica, e non solo, per le iniziative a favore della comunità Lgtb e dei migranti ai quali aveva aperto le porte cittadine, in diretto contrasto con il governo. Aveva inoltre acquisito popolarità nell’area progressista polacca per il sostegno allo Stato di diritto contro le leggi con le quali il Pis ha tentato di accentrare il potere nel governo, indebolendo l’indipendenza dei media e dei giudici. Adamowicz è stato uno dei sindaci più longevi della Polonia, mantenendo la guida della città di Danzica dal 1998: nelle elezioni del 2018 aveva conquistato il 65% dei voti.

Il gesto di uno squilibrato
Adamowicz è stato colpito a morte mentre stava parlando al termine di una grande manifestazione per raccogliere fondi per gli ospedali, organizzata dalla Wosp, la Great Orchestra of Christmas Charity, di Jurek Owsiak, giornalista e attivista molto noto nel Paese. L’aggressore, subito arrestato dalla polizia, è Stefan W. un ventisettenne che ha da poco finito di scontare una condanna di cinque anni di prigione per una rapina in banca. Il sindaco di Danzica è stato colpito da tre coltellate, inferte con una lama lunga 15 centimetri.
Si tratta del primo attentato a un politico di così alto livello da quando la Polonia è tornata a essere una democrazia compiuta dopo il 1989.
Secondo le testimonianze dei presenti, l’attentatore dopo aver accoltellato il sindaco di Danzica ha preso il microfono e dal palco della manifestazione ha urlato frasi sconnesse, dicendo di essere stato messo in carcere ingiustamente durante il governo di Piattaforma civica, il partito di centro del quale Adamowicz faceva parte.

Le divisioni politiche
I politici di tutti i partiti polacchi hanno condannato l’attentato, compresi i membri del Pis, il partito nazionalista di Diritto e Giustizia ora al governo, del quale Adamowicz era un dichiarato avversario. Secondo molti osservatori l’assassinio del sindaco di Danzica è il grave sintomo del clima di divisioni politiche e di odio che si sta diffondendo in Polonia. Con la destra impegnata a consolidare il potere, in aperto scontro con i principi dell’Unione europea. E l’opposizione centrista impotente di fronte alla deriva sovranista.

«È stato ucciso un uomo di solidarietà e libertà, un europeo, un mio buon amico», ha scritto su twitter il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, la figura più rilevante di Piattaforma civica. «Provo grande dolore per la tragica morte, causata da un attacco criminale, del sindaco Pawel Adamowicz. Ed esprimo la mia solidarietà alla sua famiglia», ha detto Jaroslaw Kaczynski, il leader di Diritto e Giustizia. «L’omicidio di Adamowicz è un’enorme tragedia per tutti noi. È una grande tragedia, che evoca condanna, tristezza e tristezza», ha scritto su twitter il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki. Il presidente polacco, il conservatore del Pis, Andrzej Duda, ha fatto sapere che incontrerà i leader dei partiti politici lunedì per organizzare una marcia contro la violenza e l’odio. E già stasera in diverse città sono state annunciate marce spontanee in ricordo di Adamowicz.

Le implicazioni politiche dell’assassinio
«Parliamoci chiaro: questo è un delitto politico», ha scritto l’editorialista Jaroslaw Kurski, del quotidiano liberale Gazeta Wyborcza, uno dei più diffusi del Paese. Secondo Kurski, il gesto è nato nel clima d’odio che da tempo viene alimentato in Polonia e la cui responsabilità peserebbe gravemente sul governo di Diritto e Giustizia: «Il seme dell’odio prima o poi porta i suoi frutti», ha scritto
ancora. «Non sappiamo cosa abbia spinto quest’uomo a uccidere», ha detto Aleksandra Dulkiewicz, vice sindaco di Danzica chiedendo a tutti di «cancellare questa violenza dalla vita politica e dalla società».
Negli ultimi anni si sono susseguiti diversi episodi di odio verso i migranti e verso le minoranze. Nel 2017, un gruppo di estrema destra ha appeso le fotografie di sei parlamentari polacchi dell’opposizione a una forca improvvisata in una piazza. Nel novembre dello stesso anno frange di gruppi nazionalisti si sono radunati sotto striscioni inneggianti al «Sangue puro» o all’«Europa bianca». Nel marzo dello scorso anno, per celebrare il centenario della riconquista dell’indipendenza della Polonia, il presidente Duda e il premier Morawiecki hanno marciato nel centro di Varsavia assieme ad altri 200mila cittadini: tra loro gruppi di estrema destra con simboli neofascisti.

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