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«Order, order!»: chi è John Bercow, lo speaker di Westminster che mette ordine nel caos-Brexit

LONDRA - Il caos di Brexit, con le divisioni tra deputati e gli interminabili dibattiti a Westminster, ha puntato i riflettori sullo Speaker of the House of Commons, un personaggio che ha un ruolo fondamentale ma che di solito è incolore e poco conosciuto. John Bercow ha cambiato tutto questo, diventando protagonista dello sceneggiato Brexit e conquistando sia sostenitori che lo ritengono un eroico difensore del Parlamento sia nemici che lo considerano troppo autoritario e di parte.

Il ruolo dello Speaker è di essere arbitro delle dispute e maestro del cerimoniale in Parlamento, responsabile sia del corretto svolgimento delle procedure sia del modo in cui vengono dibattute le mozioni. Ha il dovere di intervenire se, come spesso succede a Westminster, le grida degli avversari impediscono alla premier o a un ministro di parlare.

John Bercow sospende un deputato

Bercow, con la sua voce tuonante, ha elevato di diversi decibel il grido tradizionale di “Order, Order” dello Speaker. È diventato celebre per il volume della sua voce, per le sue frasi arzigogolate e per le sue cravatte coloratissime. Seduto alto sul suo scranno con in mano il suo martello che usa spesso e rumorosamente, Bercow sembra un attore, a suo agio sotto i riflettori come un istrione sul palcoscenico.
Dietro il personaggio colorito e controverso però c’è un politico con una strategia precisa. Bercow è un conservatore, che però in linea con le regole ha lasciato il partito nel 2009 quando è stato eletto. Al contrario del Congresso Usa, infatti, lo Speaker della House of Commons deve essere super partes, servitore di tutti e non rappresentante di una fazione.
Fin dall’inizio Bercow però ha assunto un ruolo attivo di riformatore che tutela i poteri e i diritti del Parlamento senza alcuna deferenza verso il Governo. Ha concesso ai deputati più spazio, più dibattiti e più domande. Per fare un esempio, nei suoi primi 5 anni da Speaker ha concesso 177 domande urgenti ai deputati, mentre il suo predecessore Michael Martin ne aveva consentite solo due.

Appena eletto aveva dichiarato: «Il mio obiettivo primario è rafforzare il Parlamento, se necessario a spese del potere esecutivo. Voglio vedere un Parlamento più forte, più dinamico e più assertivo che in passato, con i deputati che chiedono conto al Governo delle sue azioni».
Così ha fatto. È stato imparziale nel senso che non ha favorito un partito su un altro, ma ha sicuramente preso le parti del Parlamento e non del Governo. Per questo è stato un personaggio controverso ben prima di Brexit. Nel 2015 il Governo ha tentato di far approvare una mozione per rimuoverlo dall'incarico ma non ha trovato sostegno tra i deputati.
E' stato accusato di bullismo da ex collaboratori, che lo hanno descritto come pronto a trattare male colleghi e subordinati e troppo facile agli scoppi d’ira. I suoi sostenitori lo hanno difeso, dicendo che si trattava di una campagna denigratoria per togliere di mezzo un personaggio scomodo. La leader dei Comuni, la Tory Andrea Leadsom, si è offesa quando l'ha chiamata “stupida”. Bercow era stato anche criticato per avere descritto il presidente Usa Donald Trump come “un razzista”.

Le controversie relative a Brexit hanno dato a Bercow l’opportunità ideale sia per far sentire il suo grido di “Order!” sugli schermi televisivi del mondo sia, più seriamente, per usare tutti i suoi poteri e imporre quelle che secondo lui sono le procedure corrette.
Quando in dicembre Theresa May ha rinviato all’ultimo minuto il previsto voto in Parlamento sull'accordo perché temeva che sarebbe stato bocciato, Bercow non ha nascosto la sua irritazione, definendo il comportamento della premier «scortese e poco rispettoso verso i deputati».
Secondo il Governo Bercow ha superato ogni limite quando pochi giorni fa ha accolto un emendamento che di fatto costringe la premier a presentare un piano alternativo su Brexit entro tre giorni in caso di sconfitta del suo accordo. Ora che l’intesa concordata dalla May è stata sonoramente sconfitta, la premier ha tempo solo fino a lunedì 21 per trovare un piano B.
Il fronte pro-Brexit ha accusato Bercow di non avere seguito le procedure consolidate dal tempo e di essere intervenuto per ostacolare l’uscita dalla Ue dando potere ai deputati che sono notoriamente pro-Remain. Si sa che nel referendum del 2016 lo Speaker aveva votato a favore di restare nella Ue, ma d’altronde così aveva fatto anche la May.
Nei giorni scorsi è stato accusato di essere di parte perché un quotidiano lo ha fotografato in una macchina con un adesivo anti-Brexit. Lui in Parlamento ha dichiarato che era nella macchina della moglie, e che dato che per fortuna le donne non sono più soggette alla volontà dei mariti la sua consorte può avere ed esprimere qualsiasi opinione. «Se qualcuno non è d'accordo lo dichiari apertamente», ha detto in modo sarcastico ai deputati.
Il dibattito su Brexit prosegue e nei prossimi giorni Bercow, con la sua voce da sirena antinebbia e le sue cravatte vistose, continuerà a essere protagonista dello sceneggiato e a dirigere il traffico in Parlamento. Dopo essere stato eletto per tre volte di seguito, però, il 55enne Speaker ha detto che una volta conclusa l’uscita dalla Ue vorrebbe lasciare.
Le sue convinzioni nette e le sue posizioni controverse potrebbero però costargli caro. È girata voce questo fine settimana che il Governo per punirlo intenda negarli il “peerage”, cioè l'elevazione alla Camera dei Lord che è consueta per ogni Speaker quando lascia l'incarico. Downing Street non ha confermato ma non ha neanche negato, dicendo solo di “avere altre cose a cui pensare in questo momento”. Se Bercow non diventasse un Lord, sarebbe il primo Speaker da 230 anni a non avere questo onore.

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