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Il calo delle nascite spaventa Pechino

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L'Analisi |demografia e crescita

Il calo delle nascite spaventa Pechino

Entro il 2030, un quarto della popolazione cinese avrà almeno 60 anni, dal 18% attuale e dal 13% del 2010: in base alle proiezioni del Governo di Pechino, la seconda economia del mondo rischia di «diventare vecchia ancora prima di diventare ricca». E di dover affrontare crescenti costi di servizi sociali e sanitari con una forza lavoro in contrazione.

L’anno scorso, in Cina sono nati 15,23 milioni di bambini, due milioni in meno rispetto al 2017: il più basso numero di nascite da quel lontano 1961, l’anno che segnò il culmine della carestia abbattutasi sul Paese, anche a causa del “Grande balzo in avanti” voluto da Mao Zedong per potenziare l’apparato industriale, e che costo la vita a decine di milioni di persone.

Il dato non arriva come una sorpresa: da tempo analisti ed economisti lanciano l’allarme sul rischio che l’invecchiamento della popolazione rappresenta per la tenuta economica e sociale della Cina. Lo scorso anno, Pechino ha stimato un picco demografico attorno al 2030 a 1,442 miliardi di abitanti. Dopodiché comincerà una fase di contrazione. Il 3 gennaio, la Chinese Academy of Social Sciences ha avvisato che il declino potrebbe cominciare anche un po’ prima, nel 2027. Già da sette anni, invece, prosegue il calo della forza lavoro, che nel 2018 è diminuita di 4,7 milioni di persone. Per il momento, l’immigrazione non sembra essere la riposta percorribile per colmare il gap, date le rigide restrizioni della Cina. Ma nel prossimo futuro la pressione potrebbe costringere Pechino a dover rivedere le sue posizioni.

Come sottolinea Keith Wade, chief economist & strategist di Schroders, per la Cina «si prospettano sfide demografiche impegnative, con l’inizio del declino della popolazione in età lavorativa».

Secondo George Magnus, ricercatore associato del China centre della Oxford University, la «trappola demografica» è una delle più pericolose sul futuro prossimo della Cina, insieme a quella del debito. Nei Paesi avanzati, scrive l’economista, gli over-60 sono raddoppiati al 24% della popolazione tra il 1950 e il 2015. Vale a dire in 65 anni. In Cina, questo cambiamento demografico verrà raggiunto in appena 20 anni e in presenza di un livello di ricchezza pro-capite molto più basso. Il numero di over-65 in rapporto alla popolazione in età da lavoro, scrive ancora Magnus, è stimato in crescita dal 13% attuale a oltre il 20% nel 2025, fino al 47% nel 2050. In altri termini, se oggi ci sono 7,7 lavoratori per ogni anziano, nel 2050 saranno solo 2,1.

L’abbandono, nel 2016, della politica del figlio unico, che ha permesso alle famiglie di avere due bambini, non è bastato a influenzare il trend demografico del Paese. Il baby boom atteso dalle autorità, che si aspettavano quasi 22 milioni di neonati nel 2018, non c’è stato: se nel 2016 le nascite sono aumentate di 1,3 milioni, già l’anno successivo si è registrato un calo. Il tasso di natalità, nel 2018, è sceso a 10,94 ogni mille persone, da 12,95 del 2016. Il tasso di fertilità si attesta invece a circa 1,6-1,7 bambini per donna.

Il cambio di rotta sulla politica del figlio unico potrebbe insomma essere arrivato troppo tardi: il controllo delle nascite ha prodotto una popolazione maschile che supera di 30 milioni di individui quella femminile. Le donne in età fertile sono scese di altri 4 milioni nel 2017.

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