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Residenza e cittadinanza, la Ue lancia l’allarme passaporti

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Residenza e cittadinanza, la Ue lancia l’allarme passaporti

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – La Commissione europea ha avvertito oggi che legislazioni nazionali che favoriscono l'autorizzazione alla residenza e la concessione della cittadinanza provocano incertezze su molti fronti, a cominciare dalla sicurezza. È la prima volta che l'esecutivo comunitario sottolinea i rischi in un ambito che è tradizionalmente di competenza nazionale. A essere presa di mira nell'avvertimento è anche l'Italia, che ha rivisto negli anni scorsi la legge sulla residenza.

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«Diventare cittadino di un paese membro significa diventare un cittadino europeo, con tutti i diritti conseguenti, tra cui la libera circolazione e l'accesso al mercato unico», ha detto a Bruxelles la commissaria alla giustizia Vera Jourova. «Una persona che ottiene la nazionalità di un paese membro deve avere un legame genuino con lo stesso paese membro. Vogliamo maggiore trasparenza sul modo in cui la cittadinanza è concessa e maggiore cooperazione tra i paesi membri».

Tre paesi hanno rivisto la legge sulla nazionalità in modo molto liberale: la Bulgaria, Malta e Cipro. Questi tre stati membri non richiedono né la residenza fisica né un legame particolare della persona a cui viene concessa la cittadinanza. La decisione è spesso basata sul censo. Secondo la Commissione, questa scelta comporta rischi in termini di sicurezza, di riciclaggio di denaro sporco, di evasione fiscale. Peraltro Bruxelles critica anche una mancanza di trasparenza da parte dei tre governi.

Altra questione è quella dell'autorizzazione alla residenza da parte di cittadini di paesi terzi. Sono 20 i governi che nel corso degli anni hanno deciso di facilitare la residenza nel loro paese: Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Irlanda, Grecia, Spagna, Francia, Croazia, Italia, Cipro, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, e il Regno Unito. La Commissione fa notare che la residenza dà pieno diritto alla libera circolazione in tutta l'area Schengen.

Mentre l'ingresso di cittadini terzi nell'Unione europea è regolamentato a livello comunitario, la decisione relativa alla residenza della persona è competenza nazionale. L'esecutivo comunitario è preoccupato in termini di sicurezza, anche perché spesso non vi è l'obbligo di presenza fisica e prevale sovente una mancanza di trasparenza. Nel tentativo di sensibilizzare i paesi membri la Commissione intende creare un gruppo di lavoro che riunisca i rappresentanti nazionali.

In questo senso, Bruxelles ricorda che un paese membro deve rispettare il diritto comunitario anche nelle aree di sua competenza. La Commissione sottolinea quindi che i governi devono tenere conto delle regole tra le altre cose contro il riciclaggio, contro l'elusione e l'evasione fiscale. In questi anni molti paesi hanno deciso di allentare le norme nazionali vuoi per attirare investimenti e aumentare il gettito fiscale, vuoi per compensare il brain drain (fuga dei cervelli).

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